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Puglia - Tricase - Osp. Cardinale Giovanni Panico - Il 2TC di N. A.

Il primo tc di N. A. è raccontato qui: 

Puglia - Tricase - Osp. Cardinale Giovanni Panico - Il TC di N. A.

Inizia tutto con un presentimento, una piccola avvisaglia in fondo al cuore, la sera del 5 febbraio. Intanto che ceno con mio marito, nel mentre sento una delle solite contrazioncine a cui non do peso da praticamente 2 settimane: decido però di segnarmi l'orario e inizio a cronometrare, senza un vero motivo. Ogni 15 minuti. Regolari. Dico a mio marito "credo proprio che Enea abbia deciso che domani è il giorno buono, dai visto che ancora non sapevo che regalarti per il compleanno direi che va bene, no?" mio marito dice "magari!" ma lo vedo scettico, io invece mi carico, sento che sta cambiando qualcosa.
Andiamo a dormire, sono tranquilla, SO che succederà qualcosa, ed alle 3.20 di notte ecco la prima contrazione significativa, mi sveglia, la ascolto, non mi sembra vera, invece c'è!
Dopo 10 minuti eccone un'altra...io sono sdraiata sul fianco, d'istinto vado avanti e indietro col bacino, che sensazione irreale. 10 minuti ed ecco l'altra! Sveglio Stefano, gli dico "amore auguri di buon compleanno, qui sono iniziate le danze!" siamo tranquilli, rimaniamo a letto, dormicchiamo, lui guarda l'orologio quando mi sente cambiare respiro, capisce subito quando me ne arriva una e mi dice di volta in volta "3 minuti...4 minuti...3 minuti..." non sono regolari, ma sono da subito vicine e il dolore inizia ad aumentare in fretta, ma lascio che venga e respiro forte. Sono felice di essere a casa mia, nel mio letto, con mio marito vicino, nel silenzio della notte. Dopo un'oretta non riesco più a stare sdraiata, ci alziamo e iniziano le contrazioni di schiena che sono lunghe, già un minuto.
Le successive ore passano in fretta, io mi giostro fra divano, una grossa palla di hello kitty di mia figlia, in piedi...Stefano mi prepara la tisana di foglie di lampone, mi massaggia la schiena, poche parole fra una contrazione e l'altra, a volte mi sorregge quando sono in piedi e mi massaggia, io respiro, dondolo sulle gambe, dondolo il bacino, mi sembra di sentire ogni onda avvolgermi, sento letteralmente cambiare qualcosa lì verso il mio collo dell'utero, non lo so spiegare, era di una potenza meravigliosa!
So di non essere ancora in travaglio attivo, nonostante le contrazioni siano lunghe e ravvicinate da molto. Alle 8.15 mio marito mi lascia sotto la doccia calda e va a svegliare Noemi per vestirla e mandarla all'asilo, io non mi trattengo e sotto la doccia vocalizzo ad ogni contrazione, respiro e poi espello piano l'aria in lunghe "aaahhhhh.....". Viene a salutarmi la mia bimba, mi chiede perchè canto, io le sorrido e la faccio andar via in fretta, le spiego che Enea ha "bussato" e presto nascerà, le vedo illuminarsi il visino e mi fa un sorrisone stupendo!
Alle 9.15 inizia una sottile irrequietezza, c'è una mezz'ora di strada fino all'ospedale, le contrazioni sono ogni 2-3 minuti, la schiena fa male, il pensiero del percorso in auto mi sgomenta un po'. Decidiamo di andare, a casa potrebbe venire qualcuno dei nostri genitori essendo anche il compleanno di mio marito e non voglio farmi trovare in travaglio. Riesco non so come a gestire le contrazioni anche in auto, ma inizio anche a sentirmi in una specie di stato di trance, la mia mente va altrove, si allontana e osserva da fuori, io sono nel mio corpo e sono fuori, il dolore è dentro di me e fuori da me, non mi spavento, mi sembra tutto perfettamente normale e naturale...
Parcheggiamo e decido di arrivare al pronto soccorso a piedi: per strada ad ogni contrazione mi fermo, dondolo sulle gambe, respiro, non mi frega niente della gente intorno, delle auto, io sono nel mio mondo, riprendo un minimo di lucidità solo quando mi chiedono qualcosa al pronto soccorso, e poi su in reparto quando mi accolgono e sono quasi le 10 del mattino. Da questo momento in poi inizio a diventare un buon elemento di disturbo per ostetriche e dottori, io sono decisa a fare a modo mio, acconsento ad un primo tracciato ma non alla visita interna, so che non sono ancora a buon punto e non voglio essere toccata né voglio sapere a che punto sono ancora, so che quando arriverò verso la fine lo sentirò. Tracciato naturalmente stesa sul lettino, le contrazioni sono forti e decise, la schiena urla ma io respiro e respiro, rientro nel mio stato di trance, quando torna l'ostetrica le chiedo di staccarmi, Enea si muove forte, so che sta bene, lei guarda il tracciato mi dice "ma ci sono piccoli cali di battito...magari facciamo uno spasmex..." e io subito "NO, non ce n'è bisogno, non voglio mi facciate niente" "ma signora DOBBIAMO..." la interrompo "non è necessario ed io sono libera di rifiutare ed ora staccatemi dal tracciato" "non possiamo!! lei è precesarizzata, il tracciato è l'unico modo di vedere se c'è una rottura dell'utero..." ringhio "non è vero!! ci sono molti altri segni, c'è dolore lacinante che non passa fra una contrazione e l'altra, c'è emorragia, c'è altro oltre un tracciato non buono per dire che c'è un pericolo, quindi ora mi staccate e mi lasciate andare in camera che devo anche fare pipì!". A quel punto entra il primario, che aveva ascoltato tutto e dice "staccatela, fatela camminare, non datele spasmex, deve fare il corso suo!". Lo guardo riconoscente, poi mi fanno alzare e l'ostetrica mi dice "allora vai in camera, 5 minuti fai pipì, ti metti la camicia e torni al monitoraggio", io non rispondo. Mi ritrova in camera dopo un bel pezzo, si affaccia e mi chiede di tornare al monitoraggio dopo una mezz'oretta. Ci torno ma con l'aiuto di mio marito ottengo di non fare il monitoraggio sdraiata ma in piedi. Nelle successive 3 ore costringo l'ostetrica a seguire il battito di Enea tenendo lei il sensore sulla mia pancia, inginocchiata davanti a me che in realtà non vedo e non sento più nessuno, posso solo concentrarmi a respirare per non farmi schiacciare dal dolore ma accompagnarlo, penso che la schiena mi si spezzerà in due, penso che no, non è vero, niente mi spezzerà, penso che ce la devo fare, che ce la facciamo, certo che ce la facciamo, che io non posso che assecondare, aprirmi, lasciare che il mio bimbo nasca...
Sono un turbine di pensieri, non voglio più nemmeno i massaggi di Stefano, siamo io ed Enea che lavoriamo assieme...la voce dell'ostetrica s'intrufolava "i battiti calano troppo", mi propongono di cambiare posizione, le proviamo un pò tutte, cerchiamo di vedere se i battiti cambiano, ma non succede. Arriva anche il primario, il ginecologo di turno, ostetriche, una mi chiede se sento la necessità di spingere, discutono sul tracciato, sui battiti e sulle mie contrazioni, sento una che dice "ma potrebbe anche essere alla fine, magari la portiamo di là in sala parto". Io dentro di me so che non è così, non ci siamo ancora, ma mi aggrappo a questa speranza, acconsento a farmi visitare, prego di essere dilatata, cerco di rilassarmi...ma collo appianato del tutto e dilatazione 1 cm "signora non possiamo aspettare che si dilati a dieci e ci faccia anche l'espulsione con quel tracciato...secondo noi sarebbe meglio passare subito al cesareo", passa solo uno sguardo fra me e mio marito e ci facciamo un cenno in contemporanea, è un "si", va bene al taglio...
Il fantasma di ripercussioni di qualsiasi tipo su nostro figlio è stato l'unico punto su cui abbiamo discusso più a lungo, avendo noi già una bimba con problemi ci spaventa solo questo e io sapevo che farmi altre ore di travaglio con questa paura non mi avrebbe aiutata, entrare nel panico non mi avrebbe aiutata a gestire quel già duro lavoro. Sono ancora dietro alla tendina dopo la visita, stretta a mio marito a cercare di continuare a respirare che sento entrare un'ostetrica e dire al ginecologo "chi è che deve fare il cesareo d'urgenza? Miss QUANDO LO DICO IO E COME DICO IO?" io e mio marito ci guardiamo increduli, nel bel mezzo d'una contrazione ringhio "che stronza!", lei scosta la tendina dicendo "chi c'è qui?" mi vede e sobbalza, mio marito le risponde "si, si c'è proprio la signora A.!", lei scappa letteralmente dalla stanzetta. Inizio a ridere, soffio in mezzo alle contrazioni e rido! 
Mi preparano per il cesareo, ma non sento il panico dell'altra volta, non sto male e penso che il momento di vedere Enea è arrivato, che non c'è tempo per dubbi o paura, devo essere più forte anche questa volta. Esco impacchettata sul lettino, mio marito mi toglie gli orecchini, lo bacio, solo sguardi rassicuranti. In sala operatoria è orrendo con le contrazioni farmi mettere saturimetro e tutto il necessario, è stato l'unico momento in cui ho urlato invece di respirare e vocalizzare durante le contrazioni. Arriva però l'anestesista, è dolce, parla e mi rassicura, mi da tutto il tempo fra una contrazione e l'altra per la spinale, dopo mi rimane vicina ogni secondo accarezzandomi il viso e spiegandomi passo per passo quel che succede, vedo anche l'ostetrica che entra e che accoglierà l'arrivo di Enea: è proprio l'ostetrica che aveva avuto il suo VBAC, ne sono contenta, mi guarda e mi riconosce, si avvicina anche lei a rassicurarmi, io inizio a piangere e ridere, voglio sentire Enea, voglio vederlo, non sopporto gli strattonamenti, le pressioni sulla mia pancia...alla fine l'anestesista mi dice "eccolo!", lo sento tossire, tossisce più volte, poi finalmente piange, piange forte. Io torno a respirare e ricomincio a piangere, chiedo se sta bene, chiedo se ha i capelli (qualche effetto collaterale l'anestesia lo da!), mi dicono "si si, li ha, sembrano rossicci...e sembra che ha gli occhi chiari!".
Me lo portano vicino, sta ancora piangendo, avvolto nel lenzuolino, ma al suono della mia voce, al contatto con la mia guancia smette immediatamente. Lo bacio, salato, profumato, gli parlo e gli dico che va tutto bene e che fra pochissimo starà con la mamma. Penso che assomiglia al mio nonno che non c'è più. Il resto scorre troppo lento, sembra non passare mai, tremo, so che è normale ma odio tremare senza freno. Ascolto incredula dottori e infermieri contare le garze e ricontarle, ne manca una, non sanno dove sia, li sento discutere sui posti in cui hanno cercato, sulla possibilità di riaprirmi per vedere se è rimasta dentro, penso "sono su candid camera, ovvio!!!". Per fortuna ritrovano la cacchio di garza fuori dal mio utero e sono salva dalla riapertura.
Tutto quel che conta arriva dopo, quando sono finalmente in camera, quando arriva Enea, quando posso finalmente attaccarlo al seno, tenerlo vicino, avere vicino mio marito. Mi dicono poi che aveva il cordone che passava sopra la testolina, quindi ad ogni contrazione la testa lo schiacciava ed era quello il motivo per cui i battiti scendevano...Rabbrividisco al pensiero che avrei potuto rompere le acque e avere il prolasso del funicolo, anche se non so se succede sempre che il funicolo possa prolassare e soprattutto se possa succedere a dilatazione così minima, non so se andando avanti con il travaglio poteva arrivare sofferenza fetale.
Enea quando è nato stava bene, ha avuto agpar 9 e poi 10, so che non ha risentito di nulla, non so se le acque erano tinte, non so nient'altro. Pian piano metterò insieme i pezzi anche di questo cesareo, ma non riesco a sentire il senso di fallimento, di impotenza, di essere stata violata che ho sentito nel primo cesareo.
So che il mio bimbo è nato quando era pronto lui ed io ho lottato a lungo per questo, scampandogli il cesareo a 37 settimane solo perchè la mia ginecologa diceva che dovevamo "prevenire la pressione alta che avevo già avuto nella prima gravidanza", ma la mia pressione è stata ottima fino all'ultimo momento...Si è goduto un mese intero di pancia in più e so che un motivo per questo doveva esserci, è nato dopo 12 ore di travaglio ed anche questo gli è servito. Mi rimane il punto di domanda su questi miei travagli infiniti, su queste dilatazioni così lente...con contrazioni così forti e ravvicinate da subito. Al primo travaglio son rimasta col collo posteriore e appena pervio al dito. Di questo sono andata oltre, il mio collo s'è centralizzato ed appianato, se del primo mi avevano messo in testa che ero io a "non funzionare", adesso so che al massimo sono lenta ma di certo il mio corpo sa quel che fa e lo sa fare. E se al primo travaglio ho solo sentito terrore e dolore ingestibile, stavolta ho vissuto tutto in un modo diverso e pieno e consapevole.

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