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Emilia Romagna - Bologna - Osp. Maggiore - Il 2TC di Barbara Balzano

Mia figlia aveva compiuto un anno solo da un mese e sono rimasta incinta di nuovo. All'inizio è stato uno shock poi mi sono rasserenata e ho vissuto questa gravidanza molto serenamente.

Fin dal primo momento la ginecologa (che non era la stessa che mi aveva seguito durante la prima gravidanza) mi ha sempre detto che avrei dovuto fare un latro cesareo “per forza”! Ho saputo dell’esistenza del VBAC solo alla 36esima settimana, quando sono andata in ospedale per programmare il parto. Lì, prima un’ostetrica e poi una ginecologa, mi hanno parlato del travaglio di prova e del VBAC. Alla notizia ho toccato il cielo con un dito! E’ sempre stato il mio sogno poter partorire in modo naturale, cosa che con la prima gravidanza non mi era stato possibile a causa della gestosi.

Ho iniziato ad andare in ospedale una volta alla settimana per i controlli di routine e tutto procedeva secondo la norma.

Alle 6.30 del 7 maggio, a 39+2, mi si sono rotte le acque, ho informato il mio compagno e mia mamma, che era a casa nostra, e ho iniziato a provare un po’ di paura pensando a quello che avrei dovuto affrontare, ma abbiamo subito sdrammatizzato con delle grosse risate! Alle 8 abbiamo accompagnato nostra figlia al nido e siamo andati in ospedale dove mi hanno ricoverata. Per tutta la giornata non è successo nulla, nessuna contrazione e nessuna dilatazione. Poi alla sera sono iniziate delle leggere contrazioni e il mattino dopo alle 6.30 mi sono venuti a chiamare per la visita e il tracciato: sempre leggere contrazioni ma nessuna dilatazione!

Parlando con la ginecologa di turno mi dice “Aspettiamo fino a mezzogiorno e se non succede niente andiamo in sala operatoria”. Arriva mezzogiorno e la situazione è sempre invariata…Ma io dico alla ginecologa che non ho intenzione di andare in sala operatoria e che voglio aspettare ancora, visto che tanto mi stavano facendo la terapia antibiotica e quindi il bambino non correva alcun pericolo.

Alle 13 mi chiama il primario e mi dice che vista la mia determinazione a fare un parto naturale potremmo provare a indurre il travaglio con CRB, ovvero con un palloncino posizionato nel collo dell’utero che dovrebbe aiutarne la dilatazione. Do il mio consenso e alle 13.30 mi inseriscono questo palloncino. Alle 14 piano piano le contrazioni iniziano a diventare sempre più forti. Alle 17.30 vado in bagno per fare pipì e sento che sta per arrivare una contrazione: mi rilasso, respiro e appena arriva la contrazione il palloncino schizza fuori come un razzo! Per un momento ho pensato di aver partorito! Chiamo la ginecologa che mi visita e mi dice che sono a 5 cm. Alle 22 le contrazioni sono ormai molto dolorose e a mezzanotte urlo di dolore a ogni crampo e così mi trasferiscono dal reparto alla sala travaglio, sempre attaccata al monitoraggio e con visite ogni 3 ore. A ogni visita sento sempre la stessa cosa “signora, 5 cm”. Passa un’interminabile e dolorosa nottata assistita dal mio compagno, che ad ogni contrazione (una ogni 4 minuti) mi aiuta a respirare.

Alle 8.00 5 cm.

Alle 9.00 5 cm.

Alle 10.00 5 cm.

Ero stremata e non avevo neanche più la forza per urlare. Facevo fatica anche a parlare. Alle 10.30 la ginecologa mi dice che possiamo aspettare fino a mezzogiorno o fino alle 14 o alle 18 o alle 20 al massimo, ma che poi saremmo dovute andare in sala operatoria per il cesareo. Mi dice che secondo lei la dilatazione si è bloccata e che non succederà niente neanche aspettando fino al mattino successivo. Poi mi domanda quali siano le mie intenzioni. Io mi sento ad un bivio: aspettare ancora o cedere? Un po’ la stanchezza, un po’ il mio compagno che mi diceva di andare in sala e di non soffrire più, un po’ la paura che anche continuando ad aspettare non mi sarei dilatata più di quei maledetti 5 cm, un po’ la paura di arrivare a dilatazione completa senza più le forze per spingere…insomma ero sfinita e così con un nodo alla gola ho detto alla ginecologa di voler andare in sala operatoria.

Devo dire che almeno a differenza del primo cesareo (d’urgenza) questo è stato per niente traumatizzante. Il medico anestesista era una persona meravigliosa ed è stato bravissimo, non ho sentito niente. I medici, le infermiere e l’ostetrica mi hanno atto sentire totalmente a mio agio e quando finalmente ho visto il mio piccolo cucciolotto il cuore mi è scoppiato dalla gioia e un pianto liberatorio mi ha aiutata a scaricare tutta la tensione accumulata in quei due giorni in ospedale.

Diego pesava 3.600 kg per 50 cm alla nascita e si è dimostrato subito un bravo bimbo. Adesso che ha 2 settimane piange solo quando è affamato e dorme tutta la notte serenamente. Sofia, la sua sorellina (22 mesi), lo adora e lo riempie di bacini da mattina a sera.

 

Anche se non ho potuto realizzare il mio sogno facendo un parto naturale almeno questa volta ho la soddisfazione e la gioia di poter allattare mio figlio al seno! Con Sofia non ho potuto farlo per via delle pillole che ho dovuto prendere per far abbassare la pressione dopo il parto. Io mi sono ripresa completamente dal parto e sono la mamma più felice del mondo!

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