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Lombardia - Monza- Osp. San Gerardo - Il 3TC di G.C.

Prima di raccontare il mio percorso verso il VBA2C, ci terrei a fare un breve racconto delle mie precedenti gravidanze: è a causa loro infatti che ho maturato il forte desiderio di un parto naturale tentando ogni strada possibile!

Ad Aprile 2007 io e mio marito ci sposiamo perchè vogliamo dei bimbi e preferiamo confermare il nostro amore davanti a Dio, essendo noi cristiani praticanti.

A Dicembre 2008 rimango incinta e la gravidanza inizia con qualche problema di lieve entità. Il bimbo si chiamerà Gioele e rimarrà podalico per tutta la gravidanza. Mi segue un ginecologo dell'ospedale di Pinerolo, situato a 20 km da casa (il più vicino), ignara che sarebbe stato meglio informarmi bene sul ginecologo e sulla percentuale di tagli cesarei fatti in quell'ospedale. Il ginecologo mi era stato consigliato da un'amica, futura madrina di Gioele, che è medico in quello stesso ospedale: lui era uno dei ginecologi più anziani della struttura, per questo mi son fidata ciecamente. A fine gravidanza Gioele è ancora podalico e io chiedo al ginecologo se ci fosse un modo per farlo girare, lui mi risponde che ci sono dei modi ma di lasciar perdere che tanto non sarebbero serviti a nulla e che se il bimbo ha deciso di stare così avrà i suoi motivi. Così, ignara di ciò che mi aspetta programmo il cesareo e a 39+2 nasce Gioele, 3,210 kg di dolcezza. L'intervento va bene, Gioele sta bene e l'allattamento parte alla grande, mi rimane solo un certo amaro in bocca per quel taglio sulla pancia, come se mi mancasse qualcosa. Gioele arriva da me con mio marito solo dopo tre ore dalla sua nascita, durante le quali io stavo impazzendo perchè non potevo muovermi, andare a prendermelo e “litigare” personalmente con le puericultrici per non avermelo portato appena arrivata in camera.

A Dicembre 2010 rimango nuovamente incinta ma le cose non vanno come dovrebbero e a 11 settimane mi fanno una revisione della cavità uterina per aborto ritenuto: il cuoricino di questo piccolo esserino ha smesso di battere e io mi faccio assalire dallo sconforto, volevo dare un fratellino o una sorellina a Gioele ma mi convinco di non essere in grado.

A Maggio 2011 rimango nuovamente incinta e nonostante abbia una paura folle di perderlo, la gravidanza va avanti senza grossi problemi. Il bimbo si chiamerà Natan e al 7° mese lo troviamo cefalico. In questa gravidanza mi son fatta seguire da una ginecologa dell'ospedale ostetrico ginecologico S. Anna di Torino perchè avevo sentito parlare di travaglio di prova ed era mia intenzione provarci. La ginecologa mi dice che, se al 7° mese è cefalico ormai rimarrà cefalico, ma a 35 settimane, alla visita, il piccolo si è ripresentato podalico. La ginecologa mi parla di manovra di rivolgimento esterna: al S.Anna non la praticano ma all'ospedale di Ciriè sì.
Contatto subito il ginecologo di Ciriè, ma mi dice che non fa la manovra su precesarizzate (mentre grazie a facebook so che l'ha effettuata su altre donne e non so perchè a me abbia detto di no). La mia ginecologa mi dice che non ci sono prove scientifiche che confermino che la moxa sia utile per il rivolgimento, ma decido di non abbattermi, che Natan, se vuole, può ancora girarsi. A 36+4 dopopranzo mi metto nel letto con Gioele per riposare e inizio a sentire dei movimenti strani, mai sentiti prima e penso “sta a vedere che si sta girando” e nel frattempo si rompe il sacco amniotico, ma Natan è trasverso, non ha terminato la sua capriola. Io e mio marito ci rechiamo subito in ospedale, a Pinerolo, dove spero che mi dicano che è cefalico, per poter andar via e recarmi al S. Anna per la prova di travaglio. Mi confermano che è trasverso e tra mille pianti mi portano in sala operatoria. Altri 2,780 kg di dolcezza per la nostra famiglia!

Io ho sempre sognato di avere una bimba e ho sempre detto che un terzo figlio mi sarebbe piaciuto. A inizio Dicembre 2012 ne parlo con mio marito ma lui non è molto d'accordo: siamo in grosse difficoltà economiche e due bimbi vanno già bene. Mi dice che se lo voglio veramente possiamo provarci, ma che lui continua a non essere completamente d'accordo. Nel frattempo io non ho ciclo e decido di smettere di prendere la pillola per vedere se il ciclo arriva e se è regolare. Il primo mese non arriva nulla e mi compro i test d'ovulazione secondo i quali non c'è ovulazione. Il secondo mese ho un ciclo esagerato, 10 giorni con perdite abbondanti (sembravano quelle avute dopo i cesarei) e i test d'ovulazione continuano a dirmi che non c'è ovulazione. Il terzo mese un ciclo quasi assente con test sempre negativi per quanto riguarda l'ovulazione. Io credevo di iniziare ad avere problemi di menopausa anche se 40 anni sono pochi, ma c'è chi entra in questa condizione molto presto. Il mese dopo ho dei sintomi che mi fan pensare a una gravidanza ma non ci credo. Nonostante questo faccio un test di gravidanza. Il bimbo c'è. Spero che vada tutto bene e, superati i tre mesi, inizio ad informarmi se sia possibile fare un parto naturale dopo due cesarei.

Tramite Facebook mi iscrivo a tre gruppi pro parto naturale e il mio cammino ha inizio. Spero che arrivi una bimba ma presto scopriamo che sarà un altro maschietto: non sappiamo ancora il nome, per ora mi impegno solo a cercare il modo di evitare un terzo cesareo. All'ospedale di Pinerolo mi prendono per matta, mi dicono che devo assolutamente fare un cesareo programmato, che è troppo rischioso per me un parto naturale. Il ginecologo che mi segue in questa gravidanza lavora all'ospedale di Pinerolo e anche lui mi dice che non posso assolutamente fare ciò che gli faccio intuire di voler fare. Gli lascio seguire la gravidanza, lasciandogli credere che farò il cesareo programmato e intanto mi informo su dove possano accettarmi per un VBA2C.

Con mio marito, andiamo personalmente all'ospedale S. Anna di Torino ad informarci nei vari reparti. In due reparti abbiamo ricevuto risposta negativa e in uno dei due siamo stati quasi maltrattati: esco piangendo e mio marito dice di non abbattermi che chiederemo da altre parti. Un'amica che ha avuto un VBA2C al S. Anna mi dice che non dovevo chiedere in quei reparti e mi da le dritte per chiedere da un'altra parte, sempre in quell'ospedale. Nel frattempo chiedo informazioni all'ospedale S. Croce di Moncalieri, parlo col primario, una persona molto disponibile e gentile: lui mi dice che è molto rischioso, che se fossi sua moglie mi farebbe il terzo cesareo, mi fa un elenco di brutte cose che potrebbero succedere se non faccio il cesareo programmato ma io, imperterrita, gli dico: “ma se volessi un quarto e/o un quinto figlio lei mi farebbe un quarto e/o un quinto cesareo? Sarebbe meno rischioso fare questo o una prova di travaglio dopo due cesarei?”. Lui si zittisce e fa una faccia come per dire: “Ha ragione lei...”. Così mi dice che lui è contrario, ma che non può obbligarmi a firmare un consenso per un cesareo, che nessuno può farlo e che se voglio andare in quell'ospedale posso prenotare il bilancio di salute alla 36° settimana e, in quell'occasione, cercarlo per riparlarne.

Per quanto riguarda il S. Anna, contatto il reparto consigliato dalla mia amica e mi danno un appuntamento per parlare della cosa alla 38° settimana ma io faccio presente che il mio secondo bimbo è arrivato a 36+4 e che secondo me non sarei riuscita ad arrivare alla 38° settimana, tanto più che questa gravidanza è stata ridatata ad una settimana dopo e che secondo me non era da ridatare. Perciò le mie 39 settimane sarebbero state in realtà 38. Mi lascio dare l'appuntamento, ma tramite Facebook ho modo di contattare una dott.ssa del S. Gerardo di Monza. Lei mi da appuntamento l'undici settembre 2013.

Alla visita mi dicono che accettano di farmi fare il VBA2C solo se il bambino non cresce troppo: il collo dell'utero è accorciato a meno di un centimetro, morbido, centralizzato e la dott.ssa dice di sentire la testa col dito, secondo lei non arrivo al prossimo appuntamento (il 30 settembre) e mi dice anche che, riguardando le mie ecografie (soprattutto quella della translucenza nucale) la gravidanza non era da ridatare!

Intanto a Moncalieri mi danno appuntamento per il 27 settembre per fare il bilancio di salute (in sostanza, un tracciato e visita) e io accetto perchè preferisco tenere il piede in due scarpe, nel caso in cui ci fosse qualche problema ad arrivare fino a Monza vista la distanza (più di 250 km). 

La settimana precedente alla nascita del piccolo ho spesso dolori, di schiena e sentivo che l'arrivo del nostro terzo capolavoro non avrebbe tardato.

Il 25 settembre, a 38+2 (secondo la DPP iniziale, senza la ridatazione), dopo pranzo mi metto a letto con Natan e Gioele che si addormentano subito (Gioele era uscito dall'asilo alle 11,30). Io no, non mi addormento, sono nervosa, irrequieta. Tempo 10 minuti e sento sensazione di bagnato come se stessi facendo pipì. Penso subito al liquido amniotico e mi alzo di scatto pensando di perdere chissà quanto liquido, come è successo con Natan, invece mi viene il dubbio che non fosse veramente pipì e aspetto ancora prima di chiamare mio marito al lavoro. Intanto chiamo la mia migliore amica che ha tre bimbi per chiedere consiglio e lei mi dice di mettermi un assorbente e vedere se dopo un po' è bagnato, nel caso in cui non fosse liquido amniotico me ne sarei accorta dall'odore. Mentre siamo al telefono scende altro liquido, sempre poco. Saluto la mia amica al telefono e chiamo mio marito al lavoro, chiamo mia suocera dicendo che entro sera saremmo arrivati per lasciare i bimbi da loro.

Intanto io penso al mio sospirato VBA2C, sento che sarà bellissimo e non vedo l'ora che inizino le contrazioni, ma per ora sto benissimo, non ho nemmeno mal di schiena e il liquido che perdo è chiaro.

Arrivato mio marito a casa è preoccupato e io cerco di tranquillizzarlo che è tutto ok e che il piccolo si muove. Facciamo entrambi la doccia e io finisco di preparare le cose per i bimbi che dovranno stare almeno quattro giorni con i nonni. Ho rotto il sacco alle 13 e alle 16 partiamo per Torino nord dove abitano i nonni. Arrivati lì ci fermiamo a prendere un caffè, spiego bene a mia suocera dove sono tutte le cose dei bimbi, le spiego che medicine dargli nel caso di bisogno (Gioele diventa un mostro se lo pungono gli insetti e la pediatra mi aveva prescritto delle medicine apposta per lui). Mi piange il cuore a lasciarli per tutti questi giorni, ma non si può fare diversamente, spero solo di tornare a casa in tempo per festeggiare il compleanno di Gioele che compie 4 anni il 2 ottobre, gli spieghiamo che ci impegneremo per tornare in tempo per festeggiare il suo compleanno e che conoscerà il nuovo fratellino!

Verso le 18,30 partiamo per Monza, io continuo a stare benissimo ma preferiamo partire: una volta a Monza valuteremo se aspettare ancora o entrare in ospedale. Intanto mio marito vuole che chiamo la sala parto di Monza per chiedere come comportarci e io gli spiego che sarebbe meglio non chiamare e aspettare ancora perchè io sto bene e il bimbo si muove. Non riuscendo a calmarlo decido di chiamare, ma mi dicono ciò che immaginavo: “Se la prenda con calma se il liquido è chiaro, ma venga entro questa sera così iniziamo a fare l'antibiotico”. Dentro di me inizio a pensare: “Ecco, avrò un parto vaginale ma non un parto naturale, c'è differenza...Vabbè, la cosa importante è che non facciano un tc”.

Alle 21 siamo a Monza, propongo a mio marito di farci un giro, di cercare l'albergo ma lui è preoccupato, mi chiede di entrare dicendomi: “Entriamo, sicuramente ti faranno un'ecografia, quando saprò che il piccolo sta bene, al massimo usciamo”. Io sapevo già che non mi avrebbero più fatta uscire ma lo accontento, fino a quel momento era stato il mio più grande sostenitore, insieme ai gruppi di facebook. Entrata nel Pronto Soccorso Ostetrico mi danno subito un letto e mi fanno monitoraggio, il bimbo si muove poco (secondo loro, per me erano i suoi soliti movimenti, effettivamente pochi rispetto a come si muovevano gli altri due bimbi a fine gravidanza ma erano i suoi soliti movimenti, un bimbo tranquillo anche nel mio grembo). Mi fanno una flebo di non so cosa, dicono liquidi per far muovere di più il piccolo che fa quello che deve fare e loro sono contenti, mi fanno anche la famosa flebo di antibiotico. Dopo questo spero di potermi alzare e andare a fare un giro ma ovviamente non mi lasciano e mi portano in reparto. Intanto io continuo a star bene, nessun dolore da nessuna parte e continuo a sentire che è tutto ok, perdo poco liquido ogni tanto e cerco di bere molto, come durante il viaggio (3,5 litri d'acqua durante il tragitto Torino-Monza). Per fortuna, appena fuori dal reparto c'è la possibilità di uscire su un bel terrazzo, la vista non è il massimo ma meglio che niente, mi sento soffocare se non posso stare all'aria aperta.
La notte trascorre tranquilla, cerco di dormire e spero che arrivino le contrazioni. La mattina mi sveglio e mi fanno un altro monitoraggio, dalla sera precedente non è cambiato nulla, io sto bene e il bimbo si muove. Mi fanno un'altra flebo di antibiotico. A colazione mi dicono che posso bere solo un tè perchè devo “stare leggera” e io vado subito a chiedere spiegazioni. La spiegazione è che non vogliono che io mangi e/o beva troppo per un eventuale cesareo, al che divento una bestia! Dico al medico che facciano quello che vogliono, che io non mi lascio tagliare e che si mettano bene in testa che io non firmo nulla se non in caso di effettivo rischio di vita per me e/o per il bambino. Intanto a mezzogiorno non mi lasciano mangiare granchè ma nell'atrio ci sono le macchinette e io mi rifocillo di succhi di frutta, crackers, caffè d'orzo e tutto ciò di cui sento il bisogno, fregandomene di ciò che dicono, io avrò questo VBA2C e non posso affrontarlo a digiuno.

Intanto le ore passano, io mi massaggio la pancia, parlo col mio piccolo, mi massaggio i capezzoli e mio marito mi fa una manovra spiegatami dall'osteopata che può servire a far partire le contrazioni ma nulla, tutto tace. La sera mando mio marito a comprarmi l'olio di ricino, tento anche questa per far partire il tutto, al massimo mi faccio qualche giro in più in bagno...Bevo l'olio di ricino prima che mio marito vada via, dopo poco inizio ad andare in bagno ma nessun dolore. Mi metto a dormire tranquilla e cerco di rilassarmi. Verso le 2 della notte tra il 26 e il 27 settembre inizio a sentire dolori, come se fossero dolori da ciclo ma subito forti, qualche minuto di dolori poi passano. 5 minuti, al massimo 8 e tornano, uguali a prima e io inizio a pensare che finalmente è ora, sono felicissima, dico al mio piccolo che presto lo terrò tra le mie braccia e che deve continuare così, che questi dolori per me sono un vero piacere perché porteranno alla sua nascita come l'ho sempre desiderata. Ho fatto tanto per arrivare a quel momento, avevo fatto la moxa per 13 giorni e sono andata dall'osteopata perchè lui era ancora podalico e insieme siamo riusciti nell'intento. Ora era arrivato il momento di fare il lavoro più grosso e mi sentivo pronta, convinta di ciò che stavo facendo, felice del dolore che avrei provato. Alla terza volta che tornano i dolori suono il campanello per avvisare l'ostetrica, arriva e mi fa subito il tracciato. Non so cosa si vedeva dal tracciato ma mi dice che è perfetto e che le contrazioni effettivamente ci sono. Dopo una mezz'oretta di tracciato mi lascia alzare e mi lascia libera di muovermi. Esco sul terrazzo e piango dalla gioia, ad ogni contrazione penso “si, vieni, più forte, sono qui che aspetto, piccolo, vieni da me, ti aiuterò io stessa a venire al mondo, saremo io e te”. Alle 7 circa decido di andare a mettermi un po' sul letto per vedere se cambia qualcosa. Mi sdraio e non so cosa succede ma mi assopisco tra un dolore e l'altro. Inizio a sentire che i dolori non sono più regolari come prima, c'è una pausa più lunga poi una più corta da una contrazione e l'altra. Fino a che non vengono più...erano le 8,30 le contrazioni si fermano e mi sento un po' sconfortata. Spero che riparta tutto il prima possibile. Più tardi mi chiamano per fare una visita (la prima visita ginecologica da quando sono in ospedale, mi spiegano che in caso di sacco amniotico rotto preferiscono visitare solo in caso di estrema necessità per evitare brutte sorprese come infezioni). Alla visita risulta che il collo dell'utero è ancora completamente chiuso e che la testa è alta, vorrebbero fare cesareo subito ma io continuo a dire che non firmo nulla e se non firmo il consenso non possono fare cesareo. Ho rotto il sacco amniotico alle 13 di mercoledì 25 settembre, ora è la mattina di venerdì 27 settembre. Mi dicono che dall'ecografia risulta che non ho quasi più liquido (e per forza, se non mi lasciano nè mangiare nè bere, bevo un po' ma molto meno perchè lo devo fare di nascosto). Loro sanno che ho rotto il sacco verso le 15 e non le 13, un paio d'ore di vantaggio ma troppo poche in ogni caso!

Alla visita ci sono addirittura 2 medici per cercare di convincermi a fare il cesareo subito ma non cedo, hanno già tutti i fogli da farmi firmare, ma io gli dico che firmerò solo un momento prima di entrare in sala se sarà necessario. Io continuo a dire che non vedo motivo di intervenire subito perchè il tracciato è bello e sento il pupo muoversi e loro mi rispondono che non vogliono aspettare che il tracciato diventi brutto, non vogliono intervenire in urgenza e vorrebbero evitare che il piccolo abbia problemi. Intanto io continuo a stare bene e tutto rimane invariato a parte la mia paura per il tc che si fa sempre più forte. Chiedo ai medici se possiamo aspettare fino al mattino dopo ma mi dicono un categorico no, al massimo aspettano il pomeriggio. Io sono molto sconfortata, la mia sicurezza di avere il mio sognato VBA2C inizia a sfumare sul serio. E' da quando sono entrata in ospedale che sento delle persone fantastiche al telefono, tre in modo particolare, tutte conosciute nei gruppi pro VBAC di facebook. Mi faccio consigliare da loro, mi sfogo con loro, sono un grande aiuto morale per me che fino a quel momento non ero mai crollata. Subito dopo pranzo (che a me non hanno dato, naturalmente) faccio delle richieste al medico, con le lacrime agli occhi. Chiedo di far entrare mio marito in sala operatoria ad accarezzarmi la testa, chiedo di avere il mio bimbo sul mio petto in sala operatoria, appena lo prendono in mano, chiedo di aiutarmi e di fargli il primo bagnetto personalmente, chiedo che mi venga praticato il metodo Stark per cui la ripresa post operatoria dovrebbe essere più veloce. Mi dicono che cercheranno di accontentarmi il più possibile, ma che non pensano che mio marito potrà entrare in sala operatoria, in ogni caso chiederanno se ciò è possibile al medico anestesista.

In questo momento scrivo questo racconto con le lacrime agli occhi, ero così sicura di farcela che non credevo proprio che potesse succedere ancora una volta. E’ stato tutto orribile, dalla preparazione per la sala operatoria alla fine dell'intervento dove ho avuto momenti di gioia per l'arrivo del nostro Michea. L'intervento è stato fatto verso le 18.00, ricordo che parlavano tra loro ma il piccolo sembrava non arrivare mai, poi ho un vuoto di memoria (forse mi hanno sedata, aspetto di avere le cartelle cliniche per sapere bene cosa è successo). Ricordo un momento in cui mi hanno appoggiato il piccolo addosso, ancora tutto sporco, avvolto nei telini caldi (e lì penso che è bellissimo il mio cucciolo ma mi viene da piangere per non essere riuscita a dargli la nascita che meritava) poi ho di nuovo un vuoto di memoria fino a che non sono di nuovo fuori, in una stanzetta piccola, da sola. Arriva subito mio marito, con Michea in braccio, avvolto nei telini, già lavato e pulito, mio marito me lo mette addosso e io provo subito ad avvicinarlo al seno e lui si attacca subito e ciuccia da entrambi le parti. Poi, mio marito e una del personale mi aiutano a vestirlo e tutti insieme andiamo in reparto, in quella che sarà la mia camera per qualche giorno.

Il dopo è stato veramente traumatico, dolori forti ovunque, la ferita, la pancia, la schiena. La mia allergia alla colla dei cerotti che, nonostante avessi detto di questo problema era partita perchè mi avevano messo lo stesso dei cerotti (anche se pochissimi, giusto sulla schiena dove mi era stata fatta l'anestesia e da dove era stato tolto tutto dopo 1 ora e 2 pezzettini di 2 cm al massimo per tenere ferma la garza sulla ferita, ma non importa quanto cerotto ci fosse, se sono allergica l'allergia parte sia con 10 m che con 1 cm di cerotto). La notte è andata relativamente bene, il personale arriva subito quando chiamo per aiutarmi a girarmi nel letto, per cambiare posizione per allattare Michea, per cambiarlo. Michea è bellissimo, sono felice che stia bene ma non riesco ad accettare tutto ciò che è successo. Tutti mi dicono che sono stata forte e che ho fatto il massimo per dare una nascita come volevo al mio piccolo ma qualcosa dentro di me mi dice che non è così. Avrei dovuto aspettare ancora il sabato mattina a firmare quei maledetti fogli. Ma non potevo avere la certezza che qualcosa sarebbe cambiato e non ero più sicura che il mio piccolo avrebbe continuato a star bene. Nelle ultime ore mi era sembrato di iniziare a sentirlo muovere poco sul serio, meno di quanto lo sentissi normalmente, anzi, mi sembrava di non sentirlo più muovere e dalla mattina fino al momento del cesareo non mi hanno più fatto monitoraggi. Già in ospedale ho chiesto di parlare con uno psicologo e tutt'ora non ho ancora superato la cosa, non so se riuscirò ad accettare questo cesareo.

Oggi è il 27 ottobre, è passato un mese, fisicamente sto abbastanza bene, l'allattamento è partito bene, Michea mangia e cresce ma psicologicamente non sto per niente bene, non riesco a superare questo cesareo. Ho appuntamento il 31 da uno psicologo e poi il mio medico mi ha mandato dallo psichiatra per depressione post partum. Vorrei poter tornare indietro e ripercorrere l'accaduto per poter cambiare qualcosa.

Nei giorni seguenti al tc ho parlato con i medici e parlando ho capito che i miei due cesarei precedenti potevano sicuramente essere evitati (ma io lo sapevo, ne ho avuto solo conferma) e magari ora non sarei stata a questo punto. 

Colgo l'occasione per ringraziare delle persone che sono state vicino a me durante questo mio percorso, fino alla nascita di Michea e anche dopo, sono due mamme: una lombarda, fantastica mamma che mi ha indirizzato in questo ospedale ed una della mia zona che, come me ha avuto brutte esperienze nell'ospedale vicino casa e due ostetriche, una della mia zona e una conosciuta su un gruppo facebook, entrambe mi hanno consigliata e sostenuta prima e durante il mio percorso (mi spiace molto non aver avuto la possibilità di aver avuto una di loro due in ospedale con me, magari le cose sarebbero andate in modo diverso se una di loro due fosse stata al mio fianco, in ospedale).

 

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