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Campania - Marcianise - Osp. Civile - Il 2TC di L.M.

Oggi sono tornata nel posto dove per tante volte ho immaginato il mio parto, dove ho fatto il corso. Certo non è stato un parto da manuale, ma la mia ostetrica ha voluto che ci andassi per portare la mia testimonianza: secondo lei, e secondo alcune amiche del gruppo VBAC, sono una forte testimonianza su quanto può essere grande la forza e la voglia di cambiare anche in paesini come il nostro.

Che bello vedere la speranza e la fiducia negli occhi di quelle mamme, mamme che bevevano la mia storia, come io in passato ho bevuto quella di altre donne. Io però, amore mio, avevo te in braccio. Ero piena di te, anche se amaramente delusa. Questa è una lettera che ti darò quando sarai abbastanza grande da capirla. Ho deciso di dartela integralmente. Ti voglio raccontare la gravidanza vissuta con l’obiettivo del parto. Il resto te lo racconterò, ma con calma.

Da sempre sapevo che non volevo fare l’ultima visita, ero certa che avrebbero detto che non potevano lasciarmi fare un naturale, anche se ho sempre visualizzato il mio parto. Avevo seguito tutto quanto c’era da seguire, sia come cure omeopatiche, che come movimento, che come peso. Avevo preso solo 10 kg!
Cercavo di camminare tanto, di stare sulla palla per farti scendere, insomma le avevo provate tutte: speravo, che tu, cucciolo mio, ti decidessi a venire fuori entro la 38ma settimana, perché ho sempre saputo che saresti stato un piombino. A 36 settimane eri già 3,5 kg! 
La dottoressa, che era propensa a seguirmi nel percorso del vbac, decide però che doveva controllarmi. Papà, che fino ad allora è stato dalla mia parte, decide che non posso evitare l’ultima visita, ed anche l’ostetrica del corso preparto spinge. Anche perché tu non eri piccolo ed eravamo ormai a 39 settimane e tu eri ancora alto. Infatti l’ostetrica mi aveva controllato e non era per nulla riuscita ad aiutarmi, tutto troppo chiuso e collo posteriore.
Speravo però, che essendo passata una settimana circa dall’ultimo controllo con l’ostetrica, la dottoressa sarebbe riuscita in qualche modo, invece vedo solo la sua faccia preoccupata. Dice che sono chiusa, collo posteriore-medio e tu amore mio, oltre ad essere ancora alto, pesi già 4,6 kg. Certo vederlo scritto fa un certo effetto, ma ricordo che io scesi dal lettino piena di fiducia in noi. 

Mi sentivo forte, fiera di noi (l’opposto di come mi sento ora se penso al parto che abbiamo avuto cucciolo mio!).
Ma la dottoressa e il tuo papà non erano dello stesso parere, avevano paura. Non volevano lasciarci conoscere naturalmente. Ci ho provato a dire che potevamo farcela, per la dottoressa si poteva andare avanti solo se firmavo per prendermi tutte le responsabilità del caso (come nel tc del resto no?). Rimango d'accordo con la dottoressa che ci saremmo sentite tra il lunedì e il mercoledì.

Ce ne torniamo a casa e in macchina in lacrime, ti chiedo di uscire, mi chiedo come è possibile che un peso così notevole non scenda da solo. Convinco il tuo papà ad andare dall’ostetrica e anche lei, nonostante mi abbia sempre appoggiato mi consiglia il tc. Mi racconta i pro e i contro, mi spiega che il rischio c’è, anche se potrebbe non succedere nulla. E anche lei pensa, toccando la pancia e valutandola che sei sui 4,6 kg. Tuo papà non è più con me. La dottoressa si è tirata indietro spaventando papà. Lì capisco che è finita. Che non posso essere così testarda ed egoista. Che ho tutti contro e l’unica che andrebbe avanti sono io, ma dall’inizio del percorso avevo giurato a me stessa che mi sarei fermata se si fosse presentato un imprevisto.

Eccolo. No non me lo sono chiamato, ma è arrivato. È sabato. Andiamo a casa di amici e passiamo l’intero weekend a parlarne. Io in più, a piangere e a chiederti di uscire, ero tristissima, ma fiduciosa che tu ed io insieme potevamo farcela. Alla fine si decide che si torna dal dottore di Marcianise per chiedere tc, ma se dovesse partire il travaglio prima del ricovero io ci provo. (Marcianise perché sarebbe stato davvero inutile arrivare a 40 km da casa per un tc che potevo fare anche vicino casa, soprattutto facendo penare chi doveva poi purtroppo assistermi).

Lunedì mattina torno dal mio ginecologo e gli espongo il tutto. Per lui era alquanto ovvio che sarebbe finita così: padre diabetico, primo figlio grande, glicemia un po’ sballata a inizio gravidanza e tu sempre 2 settimane avanti nelle ecografie. Mi dice però che non ci sono problemi, anzi da gran signore qual è mi fissa il tc con dei colleghi visto che lui aveva tutte le sedute piene e ri-operava dopo una settimana, inoltre non mi ha chiesto un euro. Torno a casa in lacrime, col tc fissato e continuo a chiederti di uscire. Inizio a sentirmi strana la sera quando sto cenando e devo fare il primo tracciato. Ormai sono a 40 tonde. Il tracciato evidenzia delle contrazioni ma io non le avvertivo, contrazioni da 60-70% a 80%, ma per me sono solo piccoli dolori da ciclo, nient’altro.

Martedì mattina sono in palla totale, piango e mentre riapro la valigia piango. Poso tante cose che mi sarebbero servite per un parto naturale: zucchero, caramelle, olio per il perineo, tante e tante cose. Il mio parto visualizzato e immaginato era solo un sogno. Ormai tutti i colori caldi visualizzati fino ad allora diventavano sempre più grigi e freddi. Tu cucciolo però eri con me. Ti muovevi e ti sentivo.

Mercoledì: giorno del ricovero. Mi sveglio con un’ansia assurda, ansia per te, per come reagirai ad essere tirato fuori da lì senza che tu lo voglia, ansia per me, per come vivrò questo nuovo tc (stavo per scrivere incubo) ansia per Matteo che starà senza di me tanto tempo ed io che volevo farmi dimettere il giorno dopo il parto. È in preda a quest’ansia che chiamo piangendo il ginecologo. Chiedo mille cose, mille attenzioni per te cucciolo mio. E lui dolcemente mi calma e mi dice che ci sarà lui, si è fatto spostare il turno per me. Arriva il ricovero, di cui non ricordo niente di niente. Solo ansia a mille!

Preparo tutto, faccio doccia, depilazione e sono lì in attesa che torni Matteo da scuola. Ero al pc inebetita e vedo arrivare un messaggio della dottoressa in bacheca su fb. Ero stata poco corretta, non l’avevo chiamata per dire che facevo il tc a Marcianise, perché non la conoscevo bene e non sapevo come potesse prenderla. Sperando che il travaglio partisse mi ero voluta lasciare la porta aperta, papà aveva il compito di chiamarla appena mi fossi ricoverata. Ancora più in agitazione chiamo papà e gli dico di chiamarla e pochi minuti dopo mi sento dire “chiama la dottoressa, dice che puoi partorire!”.

Ehhhhhhhhhhhhh? Chiamo e lei mi dice che se voglio mi assiste, di CONVINCERE papà e di andare l’indomani alle 8 che mi fa partorire. Nella mia testa ci sono mille domande, mi manca l’aria, rimbomba tutto. Senza contrazioni? Non è più rischioso ora? Come convinco papà dopo che lei lo ha smontato così? Richiamo papà, stiamo al telefono minuti interminabili, amiche che hanno letto il messaggio della doc in bacheca cercano di chiamarmi per farmela chiamare.

Ok stop. Se non è partito niente fino ad ora, a 40+2, con tutto ciò che ho fatto, come penso che possa partire ora nervosa impaurita e delusa? Fermo il mondo emozionale e mi ricovero. Saluto il mio campione promettendogli te, il fratellino e vado, mi accompagna nonna. Domande, prelievi, indicazioni, fortuna che il mio ginecologo mi ha aspettato!

Per farti capire come stavo: ho sempre avuto la pressione sui 90/60, al ricovero era 130/90. Nel tracciato continuavano le contrazioni, ma continuavo a non sentirle. Avevo solo un lieve mal di schiena. Prima che il ginecologo andasse via gli chiedo di visitarmi di nuovo.

La speranza che partisse il travaglio non mi abbandonava, ma tu eri alto e il collo era chiuso ed anche per lui eri tra i 4,4 kg e i 4,7 kg.

Giuro, mamma non ricorda NULLA di quel giorno in ospedale. Nulla di emotivo. La mattina ricordo di essere andata a far colazione al bar e ho parlato con Laura G. raccontandole l’ansia di quelle ore. L’intervento è fissato per le 17. Sono le 10. Mi fanno un tracciato di un’ora, ricordo che ogni tot facevo le foto del tracciato, perché la macchina le segna forti e io inizio a pensare che stanno per farsi sentire, invece niente, non le sento, ma alcune son davvero alte: ogni 10 minuti c’è una contrazione, una forte da 80-90%, una media da 50-60%. E io son li che dico: meglio far foto, se parte e vado a Castellamare almeno ho le foto del tracciato. Chissà a che dovevano servirmi...Finalmente mi staccano dal tracciato, arriva papà ed esco. Gli dico che se parte andiamo a Castellamare e di non allontanarsi. Lui pensava scherzassi. Ora di pranzo se ne va. E io che continuo ogni tot a bere camomilla, mando sms a Virginia per chiedere se avevo capito bene che potevo e lei mi dice che ho capito male.

Ore 13, ma non dovrei fare un clisterino? Vado a chiedere, me lo portano e mi decido a farlo solo quando per la terza volta la dirimpettaia del letto, mi dice di farlo. Sono le 14.20, esco dal bagno ripongo le cose e inizio a camminare per i corridoi. Sento squillare il telefono: è la dottoressa. Ovviamente visto l’imminente intervento non la richiamo, sono già un fascio di nervi così.

Inizio subito a scaricarmi, mentre ero ancora in bagno, mi sento chiamare. Avevano anticipato il mio intervento, ma il mio ginecologo non mi aveva avvisato per non farmi agitare ulteriormente. Mi prendono la vena (pur di andar comoda ad allattarti me la faccio prendere in un posto stranissimo, sull’avambraccio) e di corsa in sala operatoria: avevo ancora i pantaloni del pigiama, orecchini, anelli ecc...e avevo con me anche il cellulare! Ho chiamato papà dalla sala operatoria e ho chiesto ai dottori di poterti fare una foto appena nato: abbiamo incontrato un dottore dolcissimo che ti ha fatto tante foto. 

Curiosità: lo staff è lo stesso della nascita di tuo fratello, tranne l’ostetrica e l’aiuto ginecologo. Descrivere l’intervento non è facile. Freddo, paura, impotenza, inutilità, senso di soffocamento, mancanza d’aria, preoccupazione. In ogni modo arriva il momento in cui mi sento peggio e chiedo di te, mi dicono che stanno per tirarti fuori, sento che dicono “mamma che spalle enormi!” chiedo di vederti: ed eccoti! Mamma che grande!!! e che bello!!!!!

Da subito mi rendo conto che non assomigli a Matteo, sei biondo e sei “diverso”. Ti sento diverso, Matteo mi ha reso mamma, tu mi hai migliorato come donna e come mamma. Certo ora non sto vivendo un periodo fantastico, ma passerà. Mentre ti misurano e valutano sento il dottore che ha in mano il cellulare dire che ti sta facendo un super servizio fotografico. E gli altri che mi vengono a dire di far presto a prenderti, sei troppo bello e possono rubarti! Mentre ti finiscono di preparare mi portano il cellulare e riesco a mandare la tua foto a papà prima che tu esca, chissà se papà scriverà due righe su questo. Finalmente ti portano e posso stringerti! Stavolta non mi sono fatta legare!!! Piango tanto e tu invece sei calmo. Ti portano via e la forza che ho tirato fuori fino ad ora la perdo, mi sento svenire, di nuovo atonia uterina, ma stavolta il ginecologo è preparato e agisce da dentro. Finalmente in stanza vengo a sapere il tuo peso: 4,830 per 54 cm (invece poi dalla tin di Caserta risulti essere 51 cm). Ti portano a noi. Siamo solo noi tre. Ti attacchi subito al seno e ci passi la notte ciucciando così forte che fai anche un bel ruttino.

Benvenuto al mondo amore di mamma: buona  luna di latte!!!!
Al seno ci resti tutta la notte fino all’una quando nonna mi convince a posarti per riposare un po’, mi lascio convincere ma chiedo ti portino al nido, ho la sensazione di doverti guardare ma non riesco a tenere gli occhi aperti. Alle 3.30 vengo svegliata da un pianto, il TUO pianto. Ma questa è un altro pezzo della tua vita.

Stasera, 2 marzo 2013 mi fermo qui. Sto ancora lottando con i postumi del parto, ancora non accetto il tc, ormai non dico più ho partorito, ma i miei figli sono nati. Io non ho fatto nulla per farvi nascere, impotente e inutile. Così mi sento. Ma il tc oggi penso fosse necessario, eri grosso e non scendevi: c’era qualcosa che non andava.

La dottoressa l'ho poi contattata, mi ha detto che mi cercava per farmi provare a partorire (non mi ha spiegato come visto che non ero in travaglio), dovevo farmi ricoverare e ci avrebbe pensato lei. Finalmente verso la fine della telefonata ha tirato fuori tutto, dicendo che lei era sicura che io in preda ai dolori avrei pregato per un tc, perchè il bimbo era grande e i dolori sarebbero stati insopportabili. A quel punto, per non essere maleducata, l'ho salutata e ho chiuso la telefonata.

 

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