Joomla 3.2 Template by Justhost Complaints

Toscana - L'HBAC di Francesca Garofalo

Il tentato VBAC precedente di Francesca è raccontato qui:

Veneto - Padova - Clinica Ginecologica e Ostetrica - Il 2TC di Francesca Garofalo

 

Da dove si comincia a scrivere una storia così? Dalle prime contrazioni? Dal viaggio in Toscana?

In realtà la storia di Margherita è una storia che inizia molto prima del suo concepimento, forse addirittura dal parto cesareo con cui è nata la sua mamma...

Sicuramente è una storia che si intreccia con quella di Leonardo, un cesareo di 10 anni fa per...boh, incapacità della mamma di dire di no? Gentilezza dell'ospedale nel mettere in atto tutte le pratiche ostetriche inventate fino ad allora?

E si intreccia anche con quella di Alessandro, mancato HBAC di quasi 6 anni fa, un cesareo fatto a 10 cm di dilatazione, per mancato impegno...Un cesareo necessario a quel punto, ma bruttissimo, la cui ferita sulla pancia ha richiesto più di un mese per richiudersi, mentre quella dell'anima ha richiesto anni.

Margherita è nata in casa, anzi, in un residence in Toscana, il 17 maggio, con la luna piena, alle 22.08 dopo una giornata veramente dura di contrazioni, da una mamma incredula inginocchiata per terra, abbracciata a un papà che è una roccia, nelle mani di un'ostetrica dolcissima, mentre l'altra si occupava del servizio fotografico.

Margherita è nata con un parto veramente naturale, senza forzature (anche se la mamma in certi momenti avrebbe voluto una botta in testa), in penombra. Il suo cordone è stato tagliato dalla mamma stessa (papà si è defilato) dopo l'uscita della placenta, è stata pesata nella bilancia a sacco (3530g) e non è stata misurata, perchè nessuno aveva un metro.

Il travaglio è stato duro, durissimo, lungo, lunghissimo. Sicuramente era il travaglio "giusto" per noi, anche se io non me lo aspettavo nè così lungo, nè così doloroso. Il mio utero si è comportato benissimo, nonostante le ferite di guerra è stato delicato e paziente, ma anche deciso e determinato al momento giusto. E finito il suo compito ha staccato la placenta e si è rimesso a posto praticamente subito. Bravo utero, pensare quante ne hai passate... in pochi avevano fiducia in te. Eppure, da subito ha dato prova di grande saggezza: ha accolto Margherita in embrione, si è lasciato attraversare dalle nausee, mai una contrazione fuori posto, mai un ripensamento. Al contrario di me, che passavo il tempo a chiedermi: "Perchè io e perchè adesso?", il mio utero ha subito risposto: "Io, sì io e proprio ora."

Il mio corpo è arrivato all'appuntamento con Margherita pieno di sole e di mare della Sardegna (e di ravioli galluresi) a fine estate. Il periodo di nausee e vomiti è servito a togliere i chili di troppo, a depurare l'organismo e a insegnarmi la pazienza dell'attesa e l'umiltà del dover dipendere dagli altri. Paolo ha dato prova di grande resistenza e amore straordinario. Persone amorevoli si sono fatte carico di me e della mia famiglia finchè non sono stata in grado di alzarmi dal letto e riprendere un po' di vita normale. Vita normale che poi è diventata vita straordinaria: yoga, piscina, fuori a cena con le amiche... E poi il pensiero del parto, prima l'ansia del parto, di dover discutere, contrattare, per avere un parto normale, NORMALE.... e poi una telefonata e una speranza, l'idea della Toscana, l'entusiasmo di Paolo, l’impercorribilità di altre strade, l'idea del progetto... Una follia? Forse a molti poteva sembrare tale, ma dentro di me sapevo che era la strada giusta, l'entusiasmo con cui ne parlavo era contagioso, le persone attorno a noi, pur con i loro dubbi, ci sostenevano nel progetto. La gita in Toscana ai primi di marzo ci ha confermato nella nostra scelta. P., l'ostetrica, è stata un'illuminazione, l'ospedale anche, al di là degli Appennini tutto sembrava possibile e la contaminazione è arrivata anche qui: medici, ostetriche, amiche tutti convinti che un terzo cesareo fosse una scelta necessaria, hanno cominciato a crederci anche loro o quanto meno a sperare con noi.

Avevamo il piano A, il piano B e il piano C. Erano coinvolte un sacco di persone: chi era pronto a venirci a tenere i bambini nel mezzo della notte, chi era pronto a venire in Toscana, chi mi avrebbe fatto compagnia nel caso Margherita avesse tardato.

In realtà Margherita si è attenuta alla lettera al piano A: il sabato abbiamo fatto il viaggio tutti insieme, fino a Firenze, residence bellissimo a 3km dall'ospedale che ho scelto, la domenica sono anche venute le ostetriche a vedere come eravamo sistemati e il lunedì mattina sono andata al controllo all'ospedale.

Al tracciato si vedevano due belle contrazioni al 40%, ne sono stata molto fiera. Il ginecologo dell'ospedale ha deciso di non visitarmi (ti lascio in pace, guardiamo solo il liquido) e mi ha dato un altro appuntamento per il lunedì successivo. Poi, guardando il tracciato, l'ha anticipato al venerdì e con aria complice, mi fa: "Mi raccomando, faccia tanta attività" e aggiunge, strizzando l'occhio: "Zin zin ;-)" Giuro che in un contesto diverso avrei detto che ci stava provando! Comunque pic nic al parco, passeggiatona fino al residence e pomeriggio di pittura artistica del pancione.

La sera, dopo aver seguito i consigli medici, ecco le solite contrazioni. E' da venerdì che tutte le sere mi accompagnano, stasera forse sono più decise, oppure sono io che le accolgo diversamente: sono quasi piacevoli, chiedo, e ottengo, che diventino più intense. Tanto intense che alle 2 non riesco più a stare a letto, mi alzo, passeggio, guardo la luna che è piena piena, faccio parecchi giri in bagno. Mi sa che ci siamo... Provo a mangiare qualcosa, ma dopo un po' vomito: direi che ci siamo proprio, mando un sms a chi voleva essere avvisata in tempo reale e comincio a contare la durata della contrazione e l'intervallo tra una e l'altra. Sono ogni 5 minuti, no ogni 4, e durano 40 secondi: mi sa che chiamo P.

Quando arriva P. non so più che ore siano. Fuori è già l'alba e ci sono un sacco di uccellini che cinguettano. Decidiamo di fare lo scambio di appartamenti, chiamo Claudia, mia cugina, che sta in un altro appartamento del residence, e nel giro di 5 minuti arriva nell'appartamento grande, con Gabriele, di 2 anni. Non ho neanche salutato i miei bambini che non si sono accorti di nulla e dormono ancora. Io, Paolo e P. ci trasferiamo al piano di sotto. Le contrazioni si intensificano, voglio entrare in acqua. La piscina va riempita e forse anche gonfiata ancora un po', intanto entro in vasca da bagno, scomodissima, sto meglio sul fianco, con la pancia dentro l'acqua. Intanto intorno a me c’è un gran via vai: Paolo toglie le lenzuola di Claudia (e del residence) dal letto e lo rifà con i teli impermeabili e le nostre lenzuola, gonfia la piscina e la riempie a bacinelle, perché non siamo riusciti a trovare il raccordo per il tubo. Io intanto, nella vasca, ho perso la cognizione del tempo, le contrazioni sono forti (o almeno io penso così, in realtà sono carezze rispetto a quelle che avrò alla sera), la pancia è bassissima, sento una sensazione di "pienezza" verso il basso, tutti segnali che fanno ben sperare me e P. che c'è e non c'è: è sempre presente, se apro gli occhi è lì, ma la sua è una presenza discreta, percepisco di più Paolo, anche se è nell'altra stanza a fare il letto.

Alle otto arriva S., l'altra ostetrica, esco dalla vasca e mi visita. Sarà sempre solo S. a visitarmi, molto meno spesso di quanto vorrei io. Insomma, sono le otto del mattino e sono a 3 centimetri! Ma come, 3 centimetri? Solo? Partono intorno a me i "Non *solo*, ma *già* 3 centimetri, va benissimo". Io forse mi ero illusa che questa volta sarebbe andata più velocemente, non nascondo la mia delusione. Finalmente comincio a perdere il tappo...era ora! A quel punto la piscina è pronta, un paio di contrazioni in piedi e poi finalmente in acqua.

Fantastico, l'acqua calda è meravigliosa, la piscina è abbastanza grande da potermi muovere, con la testa appoggiata al bordo posso galleggiare. A ogni contrazione ho una mano da stringere e dopo ogni contrazione in acqua riesco a rilassarmi completamente e a riposare un po'. S. mi dice che prima di mezzogiorno non mi rivisita, io speravo un po' prima, comincio a essere stanca, anche se mi danno da bere spesso e anche se riesco a mangiare qualcosina, sento che ho bisogno di "carburante". Ogni tanto esco dalla vasca per fare pipì e allora ho l'occasione per far passare qualche contrazione in piedi, appoggiata al muro o abbracciata a Paolo, oppure seduta sul gabinetto. Ma poi torno sempre in acqua. A mezzogiorno Sofia mi visita: 5 centimetri! Aiuto. Comincio a pensare di non farcela, di nuovo "solo" 5 centimetri! Tutto questo male e ancora siamo così indietro? Le ostetriche sono tranquillissime, è normale, vai benissimo, quello che stai facendo va benissimo. Così si ricomincia. Il pomeriggio è lungo, lunghissimo. Io ho perso completamente il senso del tempo, mi sento emettere dei suoni strani, quasi non riconosco la mia voce, le contrazioni si intensificano...Se apro gli occhi vedo un'ostetrica che dorme, un'altra che sorride, capisco che una è andata a mangiare, poi torna, Paolo che va e viene. Ogni tanto parla al telefono o risponde a sms. Non ho la testa di pensare se i bambini stanno bene, sono su un altro pianeta. Ogni tanto qualcuno mi chiede qualcosa tipo: "Vuoi mangiare? Vuoi uscire dalla vasca? Ha chiamato tuo padre, che gli dico?". Io inevitabilmente rispondo "Non lo so" ed è vero, non so nulla, non sono in grado di pensare. Che dolore... Sono continuamente in contatto con Margherita, in mattinata la tranquillizzavo, tutto bene, andiamo benissimo, ora comincio a chiederle di sbrigarsi: "Dai Margherita, coraggio, nasci, ti stiamo aspettando". Ogni tanto S. o P. sentono il battito di Margherita, anche sott'acqua, che va sempre benissimo, la mia bambina è una roccia, però, bambina, vedi di uscire in fretta, perchè la tua mamma è un po' meno roccia e comincia a vacillare...non ce la faccio più...questa era fortissima, ora non ce la faccio davvero più...questa ancora più forte, no, veramente, non ce la faccio più...

Arriva sera, la dilatazione procede lentamente, ma procede. La bambina sta benissimo. La mamma si lamenta tanto, ma sta bene anche la mamma. Le ostetriche sono fiduciose, tranquillissime, sorridenti. Esco dalla vasca, ho bisogno di aria, usciamo nel terrazzino, vedo il bellissimo panorama, il campanile della Pieve dell'Antella. Le contrazioni non danno tregua "Quante ne mancano?". Tutti ridono...come si può sapere quante ne mancano! "Allora ditemi un orario, tra quanto sarà finito?". Altre risate...Io ho bisogno di sapere tempi, numeri, ho bisogno di aggrapparmi a tempi e numeri, come alle mani che stringo a ogni contrazione. Insomma quante contrazioni ancora? S. risponde: "Quarantadue!". In fondo è la risposta a tutte le domande. Paolo spiega a S. che involontariamente ha citato la Guida Galattica per Autostoppisti, io intanto galleggio nella mia vasca e mi concentro sul 42...forse i funghi allucinogeni fanno un effetto simile...non ce la faccio più...Ho troppo male, fate qualcosa, forse non sono "portata" per partorire. Comincio a vacillare sul serio.

S. mi visita di nuovo, ora siamo a 7/8 cm: "Vuoi che andiamo in ospedale?". "Non so. Ho tanto male, quanto manca?". "In ospedale magari con un po' di ossitocina le contrazioni si regolarizzano e fai prima". "Voglio l'epidurale. Dovevamo andare in ospedale ore fa a fare l'epidurale". Una parte di me sa che straparla, Paolo mi riporta alla realtà: "Sta andando tutto come volevi, sta arrivando Margherita. Allora, andiamo in ospedale?". "Vado a fare un cesareo? Per la terza volta quasi tutto un travaglio e un cesareo?". "Ma no, perché un cesareo, al limite un po' di ossitocina". Paolo va a prendere borsa e vestiti per me. "Ma io non ci voglio andare in ospedale". Mi piacerebbe che passasse alla storia che ho preso una decisione ponderata, consapevole, che ho avuto un moto di orgoglio e ho detto "Non voglio andare in ospedale" con voce fiera. In realtà non è così. Forse perché la scelta, in fondo, l'avevo già fatta a priori ho solo lasciato che le cose andassero. Le due ostetriche erano tranquille, io avevo solo bisogno di una pausa dai dolori, non pensavo che l'ospedale potesse "salvarmi" dai dolori che provavo e così non era quello di cui avevo bisogno. In quel momento volevo solo riposare. Una tregua. No, non si va in ospedale.

Mi sono alzata e sono andata sul letto. Mi raccontano che ho dormito profondamente per circa mezz'ora, io non mi ricordo neanche di esserci arrivata a letto. So che quando sono ricominciate di nuovo le contrazioni riuscivo a "respirarci sopra", non che facessero meno male, ma io mi sentivo meno in balia del dolore e più capace di gestirle. Una, due...quarantadue: la mia voce è cambiata, la mia sensazione anche, ho cominciato a spingere. E' veramente la mia voce quella? Appena messa in piedi ecco una spinta, si rompono le acque. Ora le mie gambe sono pesantissime, da qua non mi sposto neanche se mi prendete di peso. Va bene, si spinge qui. Prima mi hanno proposto di accucciarmi ai piedi del letto, le braccia sulle ginocchia di Paolo che era seduto sul bordo del letto. Lì S. mi visita: "Ok ci siamo, manca tanto così" e mi fa vedere nel guanto, mancano si e no due centimetri all'uscita di Margherita, a Paolo questa cosa mette entusiasmo, si vede dalle foto, io non capisco molto, so che la schiena mi fa un male cane e mi sento spaccare in due. S. mi propone di girarmi carponi, in effetti così la schiena fa meno male: a questo punto non posso non spingere, c'è una forza dentro di me che mi obbliga a farlo, tra una spinta e l'altra mi passo un panno bagnato sulla faccia e mi aggrappo a Paolo. La mia parte cosciente, molto lontana, peraltro, vorrebbe alzarsi e scappare, il dolore è insopportabile, ce la farò ad arrivare alla fine? "Siamo alla fine, ce la stai facendo!" Amore di mamma nasci, nasci! Quando arriva la contrazione urlo con tutto il fiato che ho, sento bruciare. "Alla prossima è fuori la testa!", ecco la prossima: la testa è fuori. "Aiuto, tiratela fuori di lì!". "Bisogna aspettare la prossima contrazione." S. è serafica, P. continua a fare le foto, ma quanto ci mette questa contrazione a venire? Eccola. Spingo. Una sensazione bellissima. Margherita esce insieme a un fiotto di acqua e al cordone che si srotola. Il dolore è passato, improvvisamente, come se qualcuno avesse spento un interruttore. E' nata. Non ci credo. Perché non piange? Ecco piange. Ce l'ho fatta. Che bello. Ho partorito!

Mi aiutano a girarmi e mettermi seduta e la prendo in braccio. E' ancora un tutt'uno con me, siamo due, siamo una...non lo so...sono incredula...ho mia figlia in braccio, tutto l'amore del mondo è lì con noi. E' bellissima.

Benvenuta al mondo, Margherita. 

 

Tutte le informazioni contenute nel sito www.vbac.it non devono considerarsi come sostitutive del consulto medico.
Gli autori e gli amministratori del sito, pur impegnandosi ad aggiornare continuamente le informazioni contenute nel sito, non garantiscono né si assumono alcuna responsabilità circa la loro completezza e/o accuratezza; pertanto nessuna persona direttamente o indirettamente legata al sito (titolari, autori, copywriter, pubblicatori, moderatori e utenti del forum) potrà mai essere ritenuto responsabile, a nessun titolo, di eventuali danni e/o inconvenienti provocati dall'uso o dall'abuso delle informazioni in esso contenute. Il titolare del sito non controlla e non è responsabile delle informazioni contenute nei siti collegati e, pertanto, non potrà mai essere ritenuto responsabile di eventuali danni e/o inconvenienti provocati dall'uso o dall'abuso di tali informazioni.
Il titolare e gli amministratori del sito non controllano e non sono responsabili del contenuto delle informazioni e dei contributi inviati dagli utenti nelle sezioni aperte ed interattive (forum, area racconti), pertanto nessuno di loro potrà mai essere ritenuto responsabile di eventuali danni e/o inconvenienti derivanti dall'uso o abuso di tali informazioni e contributi.