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Umbria - Foligno - Osp. San Giovanni battista - Il TC di A.C.L.

Sono passati quasi 10 mesi dalla nascita dei miei gemelli, dal mio cesareo...ogni volta che penso al cesareo sto troppo male, mi manca l’aria, sento l’ansia crescere dentro di me e un macigno sul cuore. So che era inevitabile, ma ci sto male lo stesso! Tanto male!

Il 22 maggio scoprii di essere in attesa di due gemelli: da lì capii che la mia gravidanza sarebbe stata diversa da una gravidanza singola. Volevo godermi il pancione, coccolare il mio bambino, fantasticare il mio parto naturale...invece mi sento subito preoccupata per le possibili complicanze, per i maggior rischi di una gravidanza gemellare rispetto alla singola, per il possibile parto prematuro. Già vedo la possibilità di un parto naturale svanire sempre di più e i gemelli si posizionano subito male nel pancione...ma io non mi arrendo!

Ho sperato fino all’ultimo con tutte le mie forze. Tre giorni prima della loro nascita mi andai ad informare dal mio oculista se potevo avere il mio parto naturale nonostante la mia forte miopia e l’oculista mi disse che la mia retina era ok e niente poteva impedire il mio sogno. 
Ho pregato fino all’ultimo che i miei piccoli si mettessero in posizione: addirittura il giorno del ricovero al momento dell’ecografia ci speravo ancora e invece...la batosta: posizione podalica per il 1° gemello e trasversa per il secondo. NO! NO! NO! NO! Perché?!? Perché?!!

Insomma ritornando alla gravidanza non mi sentivo felice al 100% perché avevo paura per i piccoli che potendo nascere prematuramente avrebbero potuto avere dei problemi di salute. Avrei preferito una gravidanza singola e dicevo ai piccoli: “perché non siete venuti uno per volta?!”. A volte mi sentivo un po’ giù di morale perché sapevo che alla nascita non sarei stata serena come le altre mamme ad accudire il neonato, già mi vedevo stressata con due neonati. Lo so, sono egoista, ma io la gravidanza la sognavo così, con un bimbo solo che veniva alla luce con un parto naturale. In gravidanza ho parlato poco al mio pancione, non sapevo a chi parlare, a lei o a lui?

Vabbé a parte queste preoccupazioni è stata un’esperienza incredibile, bellissima e che mi manca da morire: mi manca davvero tanto il mio pancione! È stato il periodo più bello e felice della mia vita, non sono mai stata così bene, non invidiavo niente e nessuno e non mi mancava niente! Mi sentivo completa! 
Ora sento tanto la mancanza di quei nove mesi, l’emozione del test positivo, dei calcetti dei piccoli, della pancia che cresceva, delle ecografie. Spesso mi ritrovo a pensare cosa facevo l’anno scorso in questo preciso giorno e mi ricordo che le settimane della gravidanza passavano velocemente e io avevo paura che finisse tutto troppo presto. Non volevo che quella fosse la mia prima e ultima gravidanza, volevo godermi ogni attimo del mio pancione.

13 dicembre: giorno in cui sono andata in maternità. Volevo godermi le ultime settimane invece dopo soltanto una settimana ho rotto le acque. Mi volevo preparare psicologicamente al cesareo ma non ho fatto in tempo e forse non avrei mai fatto in tempo perché in realtà evitavo di pensarci e speravo fino in fondo di partorire naturalmente. Quante volte dicevo ai piccoli di girarsi...niente. Adesso però so che ci sono dei modi che potevo tentare per farli girare: se avessi saputo prima! Avrei sicuramente tentato!

Un altro rimpianto è quello di essermi precipitata subito in ospedale! Se mi accadesse ora me ne starei a casa un altro po’, almeno fino a che non iniziasse il travaglio, fino a che non avvertissi le prime contrazioni. Non sai quanto pagherei per poter sentire le contrazioni, per poter sentire che stavano per nascere. E poi i bimbi si potevano ancora girare, mi sono informata e ora so che possono girarsi anche durante il travaglio! Certo sarebbe stato molto difficile ma avrei potuto aspettare un altro po’. La sera prima del cesareo ebbi un piccolo dolore alla pancia, un dolore simile a quello mestruale...quante volte cerco di focalizzare quella sensazione e provo gioia quando mi sembra di riviverlo: ho sbagliato! Ho sbagliato ad andare subito in ospedale, bastava che attendessi un paio d’ore e avrei provato il dolore delle contrazioni. Non fraintendetemi...detto così sembra che goda a  soffrire. No, volevo solo sentirmi più viva, più attiva, più partecipe della nascita dei miei figli piuttosto che ritrovarmi sul lettino rigido della sala operatoria a battere i denti per il freddo che c’era e per la paura dell’intervento, con nessuno che mi sosteneva, tutti molto freddi, i ginecologi in primis. Mi ricordo che chiesi alla dottoressa che mi controllasse il fibroma uterino e lei annuì con la testa senza dirmi nient’altro: che freddezza. Vorrei vedere se si sarebbe comportata così con una sua paziente! Giusto l’anestesista è stato dolcissimo, mi accarezzava il pancione e la fronte, mi tranquillizzò quando stavo svenendo per il calo pressorio. Mi fecero vedere Gabriele e Maria Vittoria per pochissimi secondi, volevo baciarli, annusarli, ma invece niente di tutto ciò, anzi appena finito l’intervento tutti se ne andarono senza dirmi niente dei piccoli, senza tranquillizzarmi. Avevano finito il loro lavoro e se ne sono andati. E io, mamma ferita fisicamente e moralmente, inerme sulla barella, che non sapevo niente dei piccoli e cercavo di chiudere gli occhi per focalizzare le prime immagini dei miei figli. Già, non me li ricordavo più come erano: anche adesso provo rabbia a non ricordare come fossero appena nati...quanto mi manca questa cosa! Me li hanno fatto vedere così poco, non si può trattare una mamma così! 
Dopo mia mamma riuscì a parlare con l’anestesista e lui, solo lui, ci disse che l’intervento era andato bene, che Maria Vittoria, nata alle 11.34, pesava 2,250 kg e che Gabriele, nato alle 11.36, pesava 2750 kg.

Poi mi misero in camera e fino alla sera nessuno, proprio nessuno, mi disse qualcosa dei miei piccoli...insomma un'esperienza bruttissima.

Il 22 dicembre è il giorno di nascita dei miei figli, ma io purtroppo non ho un bel ricordo di quel giorno, ricordo solo la tanta paura che avevo, il mio stare immobile sul lettino in sala operatoria, il mio non far niente per far nascere i miei piccoli, con le braccia legate e piene di fili, l’aver visto i miei cuccioli solo 2 secondi, la freddezza del personale sanitario...Che tristezza, sarebbe bastato così poco per migliorare l’esperienza, che avrebbe dovuto essere la più bella della mia vita...una parola di conforto, una carezza, un secondo in più con i miei piccoli...

Dopo la nascita non riesco a stare serena, insorgono i miei sentimenti di inadeguatezza (l’allattamento inizia con molte difficoltà), di incompletezza (non sono riuscita a partorire), di tristezza (come faccio ad accudire i miei piccoli con il dolore della cicatrice?).
Vedere le altre mamme che dopo poche ore dal parto naturale già stavano in piedi, già si posizionavano liberamente sul letto per allattare il loro neonato mi faceva sentire peggio. Sono cattiva a dirlo, ma le invidiavo. Io per girarmi da un lato sul letto sentivo dolori lancinanti da sudare freddo e i miei piccoli non riuscivano a ciucciare. Insomma ho avuto molti momenti di sconforto e anche una volta arrivata a casa i primi 2 mesi ho avuto bisogno di assistenza continua da parte di mia madre e mia suocera: volevo fare da sola ma non ce la facevo. Quante volte ho pianto e continuavo a ripetere ai miei bambini: ”Perché non siete venuti uno alla volta?! Vi avrei accuditi meglio, vi avrei dato più attenzioni". Purtroppo lo penso ancora adesso, sono cattiva a pensare queste cose ma è quello che sento! Adesso quando penso ad una prossima gravidanza (sono molto fortunata perché mio marito non mi nega questa possibilità, non ci speravo ma invece lo desidera anche lui e ne sono felicissima) spero con tutto il cuore che sia una gravidanza singola e di riuscire ad avere il parto naturale che tanto desidero.

Se dovesse ricapitare un’altra gravidanza gemellare non so come la prenderei, molto male sicuramente per tutti i motivi che ho detto sopra. A mio marito ho già detto che non mi dovrà ostacolare in alcuni punti: infatti vorrei che comunicassimo la gravidanza agli altri solo al terzo mese, perché non mi è piaciuta la pubblicità che è stata fatta alla mia prima gravidanza (mea culpa!). Vorrei inoltre conoscere il sesso del bambino solo al momento della nascita, cosa che con la prima gravidanza non è potuto succedere perché mio marito era molto curioso ed ho voluto accontentarlo. Poi i nomi che scegliamo vorrei che rimanessero top secret. Vorrei insomma viverla in modo più intimo...Inoltre vorrei che la notizia della nascita venisse data dopo qualche ora e non subito perché vorrei godermi le prime ore del mio piccolo con mio marito, cosa che non è successo con i gemellini. Infatti alla nascita dei miei piccoli non ricordo un momento in cui stavo da sola con mio marito: subito abbiamo avuto un gran via vai di amici e parenti e solo il giorno dopo un momento di intimità al nido. Di intimità per modo di dire visto che c’erano intorno a noi altri bambini in incubatrice, infermieri e medici e io ero sulla sedia a rotelle davanti a Maria Vittoria e mio marito accanto a me. E piansi quando vidi la mia piccolina così fragile, con la flebo attaccata e il monitor che segnalava il suo battito...

Poi ho un altro desiderio: vorrei andare in maternità subito e non fare l’eroina come ho fatto con la prima gravidanza, che ho lavorato fino all’ottavo mese...vorrei godermela fino in fondo! Già da ora sogno la mia prossima gravidanza, mi piacciono troppo i bimbi! Sono una fonte di gioia! Però ora ho bisogno di guarire e spero tanto che la prossima volta le cose possano andare nel verso giusto, nel modo più naturale possibile, come succede nella maggior parte dei casi. Tutti i giorni mi ritrovo su facebook nel gruppo ”Noi vogliamo un vbac” e mi sto informando molto. Voglio arrivare alla prossima gravidanza preparata e più forte. Vorrei così tanto realizzare questo mio sogno e sentirmi realizzata, donna e madre al 100% e non provare più invidia ad ogni parto naturale che sento. Da una parte vorrei già rimanere incinta per non soffrire più ma dall’altra razionalmente mi dico che devo prima metabolizzare questo dolore e affrontare la prossima gravidanza con più serenità. Poi se non dovessi farcela ad avere un parto naturale, pazienza, l’importante è che stia bene mio figlio e che io ci abbia provato con tutta me stessa!

Devo dire che quando ti strappano i tuoi figli dal grembo il dolore è così grande che all'inizio offusca la gioia; quando senti piangere i tuoi bambini che hai cullato per nove mesi senza poterli toccare è tremendo, sapendo che la sua disperazione è data dalla tua assenza non puoi non imprimere quel pianto nella memoria e ricordarlo giorno dopo giorno, mese dopo mese. So che quel cesareo era necessario e che i miei gemellini non avrebbero potuto avere l'opportunità di nascere secondo Natura, ma la rabbia è così forte da togliere il respiro. Sono sicura che il tempo aiuta a lenire la perdita di quei primi momenti tanto preziosi, momenti in cui avrei voluto i miei bimbi vicini a me, in cui potevo cullarli, baciarli e dirgli: “Benvenuti al mondo amori miei, la mamma vi vuole tanto bene!” e, perché no, con il papà vicino a NOI. Non ho avuto niente di tutto ciò, che tristezza! Voglio attendere il momento in cui il desiderio di un altro figlio non nasce dalla rivalsa e dalla volontà di guarire la ferita di un parto mancato, ma viene direttamente dal cuore di mamma, mai troppo sazio d'amore per non dare la vita all'infinito.

Voglio aggiungere delle cose al racconto precedente, sennò non mi sento in pace con me stessa! Voglio innanzitutto precisare che ora guardando i miei figli mi sento felice: sono bellissimi e sono felicissima che tutto sia andato bene e non smetterò mai di ringraziare Dio per queste due meraviglie! So che molte coppie non riescono ad avere figli e che per loro sicuramente taglio cesareo o parto naturale è indifferente: li capisco, infatti dovrei essere felicissima e non disprezzare niente. Razionalmente è così ma con il cuore provo questo senso di incompletezza! 
Sono certa che la nascita di un figlio, in qualsiasi modo essa avvenga, è sempre una grande emozione, ma darlo alla luce penso sia qualcosa che ti cambia dentro, che ti incide l'anima e che, nel mio caso, possa guarire la ferita che ho nel cuore.
Il mio percorso verso il vbac (parto naturale dopo cesareo) è iniziato da qualche mese con intense ricerche e ho deciso che non voglio mai più sentirmi inadeguata e incapace di dare alla luce un figlio; che mai più voglio provare invidia e rabbia di fronte ai tanti racconti di chi “ce l’ha fatta” a vivere l’esperienza più intensa e profonda che la vita possa concedere ad una donna: mettere al mondo il proprio figlio.
La mia paura è che gli anni che precederanno la mia seconda gravidanza saranno duri: il senso di vuoto che ho dentro, la tristezza, la rabbia, la delusione, il senso di incompletezza non trovano conforto in nessuno, e purtroppo neanche mio marito riesce a capire fino in fondo ciò che provo e ogni volta che sento qualcuno raccontare l’esperienza del proprio parto io mi sento morire.
Nessuno, se non chi c’è passato direttamente, può capire ciò che si prova: quando un figlio nasce con un cesareo, la sensazione più comune è quella di non sentirlo proprio, e io per molto tempo mi sono sentita in colpa per aver provato un sentimento del genere per le creature che avevo portato dentro di me per 9 mesi. Il mio amore per loro non è stato quel classico colpo di fulmine che avrei voluto provare. Solo con il tempo sono riuscita a perdonarmi, perché ho capito che la colpa non era la mia.
Sarà molta dura far comprendere a mio marito che il mio non è solo un capriccio da bambina viziata, di chi vuole andare a tutti i costi controcorrente, ma che la strada del vbac è per me, ma soprattutto per nostro figlio che verrà, la strada più sensata da percorrere. Spero che con tanta pazienza e amore il tempo riuscirà ad aiutarmi anche in questo. Mi piacerebbe tanto che mio marito mi stia vicino ad affrontare questo percorso. Per come sono io ho bisogno che lui sia dalla mia parte, non avrei mai abbastanza coraggio e forza senza di lui e se dovessi in futuro riuscire a realizzare il mio sogno non smetterò mai di ringraziarlo per avermi sostenuta e compresa. Sono convinta che anche per lui sarà un bel regalo, consentendogli di vedere nascere suo figlio!!

Voglio concludere dicendo che mi piacerebbe tanto provare l'emozione di mettere al mondo mio figlio, vorrei tanto poter raccontare il MIO PARTO, sapere cosa si provi durante le contrazioni e quale meravigliosa sensazione si abbia nel momento in cui tuo figlio esce fuori da te. Tutto questo secondo me farà si che la ferita del cesareo che ho sul corpo e nell'anima sia più facile da sopportare. Spero tanto di avere questa opportunità, di sentirmi davvero donna ma sopratutto madre!
Il mio cesareo era necessario e ci sto tanto male lo stesso, qualche giorno va meglio, qualche giorno meno, ma non c'è giorno che non ci pensi! E non riesco a vivere il presente perché già non vedo l'ora di rimanere incinta di nuovo e avere (spero) il mio vbac, però capisco che così facendo non vivo il presente, ma non ce la faccio. Vorrei godermi i miei figli ma è come se qualcosa me lo impedisse: ce la sto mettendo tutta perché non voglio che i miei figli crescano con una mamma presente fisicamente ma assente mentalmente...

Un altro pensiero: l’altro giorno una mia amica mi ha raccontato il suo parto naturale, le sue emozioni, le sue paure, le sue ore di dolore. Ho ancora impressa nella mia mente la sua gioia nel raccontarlo, la sua soddisfazione nell’esserci riuscita, la sua felicità di aver partorito grazie anche all’amore e al sostegno del suo compagno. Ero felice per lei, le sorridevo, ma quanto è stata dura sorridere con quella mia ferita nel cuore che sembrava stesse rimarginandosi e invece, di fronte a quelle parole, aveva ripreso a sanguinare. E poi quando mi disse che subito appena nata le misero la bambina sul suo petto...mi veniva da piangere! ”Non ci credo...è tutta mia!” disse rivolgendosi alla sua piccolina che ebbe poi in camera 24 ore su 24. Queste emozioni, questi pensieri, io non ce li ho avuti, non ce li ho potuti avere! Me li hanno fatti vedere solo dopo ben 24 ore per una mezz’oretta! Anzi precisiamo, è stata mia madre che con insistenza è riuscita a farmeli vedere, perchè nessuno si era preoccupato che i miei figli avessero bisogno di un contatto familiare, della loro mamma. Un’altra cosa che mi è rimasta impressa è quando mi ha detto che è stato bellissimo vedere lo sguardo del suo compagno e dei suoi familiari al primo incontro con la nuova venuta al mondo, lo sguardo di gioia, di emozione, di amore puro!

Scusate se il racconto risulta frammentario, ma sono i diversi pensieri che ho avuto nel corso di questi 10 mesi dalla nascita dei miei piccoli.

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