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Puglia - Tricase - Osp. Cardinale Giovanni Panico - Il TC di N. A.

Il mio cesareo...a ripensarci la ferita si è attenuata nel tempo, ovvio che parlo della ferita che non si vede...
4 anni e mezzo fa nasceva Noemi, ero stata ricoverata in ospedale a 40 settimane con pressione alle stelle, gonfia come un canotto e con la paura che ci fosse gestosi, ma per fortuna non ho mai avuto proteine nelle urine e non hanno nemmeno provato a indurmi il parto subito. Dopo un paio di giorni di ricovero la ginecologa mi scollò manualmente le membrane e da lì son iniziate le prime contrazioni, distanziate, sopportabili, insomma erano sicuramente prodromi, io ero pronta, mi sentivo carica, volevo vedere la mia piccola.
In realtà quei prodromi son andati avanti due giorni senza che le cose cambiassero di molto, il mio collo dell'utero rimaneva fermo ad un centimetro e non finiva di appianarsi, rimaneva posteriore, la testa di Noemi alta. Io mi sentivo sconfortata e stanca, perchè la notte non riuscivo a dormire e vedevo le compagne di stanza partorire alla velocità della luce ed essere dimesse in poco tempo. La sera alle 21 del secondo giorno iniziano le contrazioni "vere", una ogni 7 minuti, spero che finalmente sia la volta buona, passo la notte a respirare e camminare in reparto, un'ostetrica mi fa una puntura di spasmex (ma perchè?).
La mattina alle 7 mi visitano di nuovo e la situazione è invariata, collo pervio al dito, posteriore, bimba alta, mi dicono "dobbiamo fare il cesareo", mio marito è lì con me, piango, non ci credo che "non funziono", non capisco perchè non mi dilato. Mi attaccano al monitoraggio: da stesa le contrazioni diventano insostenibili ed in più ormai mi fidavo della parola dei medici che dicevano che dovevo fare il taglio e quindi non sono più riuscita a respirare in maniera corretta, ad affrontare quel dolore che adesso mi era nemico, mi addormento fra una contrazione e l'altra, stremata, e urlo risvegliata dalla contrazione successiva, mi fanno un paio di flebo, dicono di "antispastici" per calmare le contrazioni (???), ma non si calma un bel niente. 
Alle 10 imploro di vedere un medico per chiedere che stessero aspettando per farmi il cesareo, ero in camera, circondata dai parenti della compagna di stanza che aveva partorito in nottata che entravano e uscivano, mi sentivo umiliata, osservata. Il medico entra placido e mi dice che stanno aspettando le 14 per il cesareo, in modo che entrasse di turno la mia ginecologa e mi facesse lei l'operazione, che non potevano dare un tono d'urgenza al mio cesareo perchè non era in pericolo nè la mia vita nè quella di mia figlia.
Io ero un animale in gabbia con le contrazioni ogni 2-3 minuti, piangevo da ore e nessuna ostetrica ad appoggiarmi in nessun modo, urlo al dottore che l'urgenza se la inventassero perchè mi stavano mettendo la dignità sotto i piedi e mi stavano trattando peggio di una bestia! Al suo invito a farmi visitare un'ultima volta prima di prepararmi per il cesareo gli urlo ancora che non mi tocchino, che non volevo più farmi toccare! E così con le contrazioni ormai una dietro l'altra, senza forze, entro in sala operatoria alle 13, la ginecologa è venuta in anticipo sul suo turno pur di operarmi lei, io sono solo spaventata, vorrei non farmi tagliare, penso che però in qualche modo la piccola deve venire fuori e stringo i denti. 
Fatta la spinale mi addormento di continuo, è uno sforzo enorme rimanere sveglia per sentir nascere Noemi, la sento tirar via dal mio utero e fare uno "gnè" deciso, sono le 13.25 e sono a 41 settimane precise, lei pesa 3,420 kg ed è lunga 50 cm, mi dicevano che il problema era una sproporzione feto-pelvica (io sono piccolina, un metro e 50 scarsi) ma a me non sembra poi tanto grossa la mia cucciola! DOPO ho iniziato a sentirmi in colpa, per non aver resistito, per aver chiesto di non visitarmi più, per aver implorato quel cesareo che mi avevano detto necessario e poi lasciato in sospeso per quasi 6 ore mentre mi avevano riparcheggiato nella mia stanza a travagliare in mezzo a degli sconosciuti e senza alcuna quiete, a combattere contro il dolore invece di accoglierlo, spaventata e troppo stanca dopo tre notti insonni. Mi sono perdonata. Non mi sento meno mamma, o mamma di serie B, in questi 4 anni mi son resa conto che essere madre è ben più di partorire e allattare: è un percorso e quello è solo il punto di partenza, si può partire alla grande e poi andare avanti male, si può partire stentate e non nel modo "giusto" ma poi seguire una strada piena di soddisfazioni e amore...ma quella partenza stonata è stata la mia cicatrice più profonda.

 

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Puglia - Tricase - Osp. Cardinale Giovanni Panico - Il 2TC di N. A.

 

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