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Lazio - Fondi - Osp. San Giovanni di Dio - Il TC di Serena Albante

E' il 2 gennaio del 2007 quando scopro di aspettare il mio primo bambino: eravamo sposati da appena tre mesi! La gravidanza non era stata cercata al 100%, ma si sa: se non fai niente per evitarlo prima o poi arriva ;-).

Io e Andrea eravamo al settimo cielo, appena ci siamo accertati che tutto procedeva per il meglio abbiamo dato a tutti la stupenda notizia: la dpp è fissata per il 4 settembre di quello stesso anno! I mesi procedono senza tregua, la gravidanza è perfetta: non un disturbo, non una nausea, se non fosse stato per il pancione non mi sarei nemmeno accorta di essere incinta! Arriva l’estate, il caldo asfissiante, ma non mi lamento, tra un po' avrò il mio bimbo tra le braccia. 

Continuo le visite di controllo:

"Signora questo bambino è molto grande!"

"Signora partorirà un vitello!"

"Signora non si allarmi ma questo bambino ha un capoccione!"

Premesso che avevo 24 anni e non mi ero minimamente informata su ciò a cui andavo incontro...non mi preoccupavo perché partorire è una storia vecchia come il mondo: l’hanno fatto tutte, siamo state "create" per fare questo! Arriva la dpp ma continuo ad essere tranquilla anche se sono stanca: al primo figlio è normalissimo andare oltre la data presunta.

E' il 7 settembre quando vado a fare il mio ennesimo monitoraggio: tutto nella norma, il liquido c’è, tutto procede per il meglio. 

"Fai una cosa, stasera prendi l’olio di ricino, datti da fare con tuo marito (come se quello potesse essere il mio primo pensiero a fine gravidanza) e domani mattina torna in ospedale, vediamo di dare una smossa a questo bambino!”

Io super contenta di conoscere finalmente il mio bambino esco dall'ospedale e mi dirigo in farmacia a comprare la "pozione magica". Quella mattina mi aveva accompagnata mia sorella a fare il controllo, lei in silenzio si dirige a casa di una sua amica ostetrica che lavoro nell'ospedale della mia città! La sua sentenza è stata "ce l’ha per vizio! La ricovera con una bugia qualsiasi, la fa schiattare una giornata e poi, non ottenendo nulla, le farà il cesareo!" ma io vado via inorridita perché mi fido ciecamente della mia ginecologa (ora ex!).

La sera faccio quello che mi aveva prescritto la dottoressa e la mattina seguente mi sveglio piena di buone speranze! E? una bellissima giornata di sole e tutto mi lascia presagire che sarà una giornata meravigliosa sotto tutti i punti di vista! Mi faccio una bella doccia, ci prepariamo tutti e tre (quella notte mia sorella è rimasta a dormire da noi) e, caricata la valigia in macchina, ci dirigiamo all'ospedale. Lì mi attaccano alla macchina infernale dove naturalmente non risultano né contrazioni né altro, ma il mio bambino sta benone, il battito è buono. 
Passa il medico di turno che chiede alla mia ginecologa il perché del mio essere lì, lei mi fa l’occhiolino e in gergo tecnico gli dice che ho poco liquido amniotico e vuole procedere ad una stimolazione del travaglio.
Il medico acconsente e vengo ricoverata. Poco dopo mi infilano una specie di tampax per il rilascio di prostaglandine che dovrebbe avviare il travaglio. Ormai è arrivata l’ora di pranzo, quindi mando mio marito a casa perché io sto ancora bene. Dopo un paio di ore comincio a sentire delle belle contrazioni, quindi chiamo mio marito e mia sorella che mi raggiungono a farmi compagnia. Non c’è una vera e propria sala travaglio, la mia stanza è nel reparto di ostetricia, quindi non ho privacy. Ogni mezz'ora vengo chiamata nella stanza dove mi visitano, così fino all'orario di visita: sono le 19 quando vengo portata in sala parto. Una sala fredda, gelida, solo a vedere quel lettino alieno mi vengono i brividi! 

Alle 21 sono ancora dilatata di soli 2 centimetri. Decidono di rompermi le acque, mi attaccano una flebo e mi danno un'altra ora di tempo. Io sbianco e, a quel pensiero, non riesco a focalizzare più nulla!
Vomito per il dolore e chiedo a mia sorella cosa sta succedendo perché non ci capisco più niente! Dopo una mezz’ora scarsa mi preparano per il cesareo: ricordo la sala operatoria, la mascherina e io mi addormento. Durante l’operazione ho la sensazione di svegliarmi dall'anestesia e ricordo il panico che sento quando capisco che non posso muovere le braccia perché sono legata e non posso parlare perché intubata! Ricordo quando mi hanno svegliata e portata in reparto: il dolore e poi l'allerta in reparto perché ho avuto una brutta reazione allergica a non so cosa, mi sono tutta gonfiata in faccia...una bomba di cortisone e mi sono riaddormentata! Fatto sta che io non ho visto mio marito (tranne che per un vago ricordo) ed ho visto Francesco alle 3 del mattino, dopo ben 4 ore dalla sua nascita! La prima domanda che ho fatto a mia sorella quando mi ha portato Francesco è stata "Era proprio necessario!?" lei, molto professionalmente, "avremo tempo per parlarne, ora pensa solo a lui". Per la cronaca, il "vitello" di mio figlio pesava 3.130 kg!

Da lì ho avuto il mio riscatto riuscendo ad allattare per 8 mesi nonostante le difficoltà di un seno non prettamente adatto all'allattamento. La ripresa è stata molto veloce: il mio bambino cresceva bene e per me questo era l’importante, ma mi mancava qualcosa! Ho cominciato ad informarmi quasi subito! Ed ho scoperto la formula magica: VBAC! Mi si è aperto un nuovo mondo e tante nuove speranze: come prima cosa ho cambiato ginecologo, mi sono ripromessa che in quell'ospedale non avrei più rimesso piede ed ho cominciato a leggere decine e decine di libri: non volevo arrivare impreparata a quell'appuntamento!

 

Il VBAC di Serena è raccontato qui: 

Toscana - Pescia - Osp. Cosma e Damiano - Il VBAC di Serena Albante

 

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