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Piemonte- Ciriè - Ospedali Riuniti - Il TC di Paola Orso Giacone

Lucia è nata con un cesareo d'urgenza per “iniziale sofferenza fetale”, così è stata definita, anche se io dai tracciati non sono riuscita a coglierla, e “mancato impegno della parte presentata”. La gravidanza è stata fisiologica; a parte i primi 3 mesi di nausea costante, un po' di sciatalgia e infiammazione al tunnel carpale, stavo benissimo; ero seguita in consultorio dall'ostetrica, ho seguito i corsi preparto ed ero serena e felice di partorire.  

Avevo avuto le prime contrazioni una domenica mattina di agosto, gestibili, ma essendo al primo parto ed avendo superato la data presunta del parto, andai comunque in ospedale a fare un tracciato; tutto a posto, era l’inizio dei primi prodromi, che ancora non avevano prodotto dilatazione. Passa così la domenica ed arrivo al lunedì mattina, le contrazioni iniziano ad essere più vicine ed intense, inizio a perdere un poco di sangue con muco e torno in ospedale, collo modificato ma ancora non siamo in travaglio, non sono “quelle giuste”. Al pomeriggio il ritmo si fa incalzante, vicine ed intense: ci siamo, la mia bimba vuole nascere! 

Torno in ospedale dove mi ricoverano, siamo a 3 cm ed è appena iniziato il travaglio. Un misto di gioia, eccitazione e paura mi investe, sono qui e fra poche ore conoscerò mia figlia! Le ostetriche sono stupende, mi fanno sistemare in camera e mi fanno provare un po' di posizioni per trovare quella che più mi aiutasse a gestire le contrazioni; mi dissero di camminare, la forza di gravità avrebbe aiutato la mia bimba a scendere nel canale del parto, perché la sua testa era ancora alta e ci sarebbe voluto un po' ancora e mi lasciarono sola con il mio compagno. Erano le 16.00 circa del 20 agosto 2012, l’ospedale era pieno, un piccolo ospedale di primo livello, dall'ambiente famigliare ed intimo. 

Le ore passano ed inizio a gestire le contrazioni al meglio, verso sera arriva una ragazza a cui si sono rotte le acque con bimbo podalico,  la sistemano in camera con me e la preparano per il TC d'urgenza. Da quel momento tutto inizia a precipitare. In camera inizia un via vai di medici, infermiere, ostetriche, in più c'è il cambio turno, ed ogni volta che entrano per visitare lei, qualcuno visita me. Ora, sorridendo, ricordo una frase letta su un gruppo di auto-aiuto tempo fa che racchiude la situazione in modo ironico: “mi sentivo un'acquasantiera”. Solo che in quei momenti non era affatto piacevole. Mi mettono su un tracciato (il terzo da quando sono arrivata in ospedale) e mi lasciano lì sdraiata per circa 2 ore, finché il mio compagno va a chiamare qualcuno perché dovevo muovermi, non ce la facevo più. Inizio ad urlare, basta, così non va, nel frattempo la ragazza torna dalla sala operatoria con la sua meravigliosa bimba, e giustamente intorno a lei si raduna un nuovo gruppo di persone. Sono circa le 23.30, come passa lentamente il tempo! 

Mi visitano nuovamente: sempre solo 3 cm! Una ginecologa si affaccia e mi dice di non urlare, di respirare ed io la mando letteralmente al diavolo, chiedo di essere spostata in sala travaglio, per avere un po' di tranquillità (ormai la sala era libera da un pezzo, quella sera c'erano stati 4 parti: uno naturale e tre cesarei).  Finalmente mi accompagnano in sala travaglio verso l'1 di notte; ci sono le luci soffuse e sono sola con il mio compagno, piano piano inizio a riprendere il controllo di me stessa, respiro, cammino, ad ogni contrazione mi appoggio al lettino e ruoto il bacino: ok, ci sono, possiamo continuare, ora so che ce la posso fare. 

Appena penso queste cose arriva di nuovo un ostetrica con il tracciato: oh no! Sono di nuovo lì seduta, ferma, ma tengo duro: chiedo al mio compagno di portarmi una merendina che mi ero preparata per il travaglio, avevo fame ed ero stanchissima. Entra l'ostetrica, che appena mi vede mangiare, mi dice di sputare (ma come, quella del turno prima mi aveva detto di mangiare?!) e che la ginecologa voleva visitarmi (il tracciato che avevo su ancora non era stato letto, ma loro avevano già deciso, solo che io non lo sapevo ancora...ed ora qui mentre lo scrivo, mi salgono le lacrime agli occhi per quanto sono stata ingenua, stupida e debole e non ho saputo difendermi). 

La ginecologa mi visita: 3 cm “che facciamo signora? Sono passate 10 ore e siamo sempre fermi”, io chiedo se si possono magari rompere le acque o far qualcosa per aiutarmi, lei cerca con gli occhi l'altro ginecologo e dice “mah, qui sembra ci sia un'iniziale SOFFERENZA FETALE non vorrei poi doverla mandare a fare un cesareo d'emergenza, è meglio intervenire subito”. Di tutta questa frase alle mie orecchie è arrivato solo “sofferenza fetale” e quindi ho accettato che di me facessero tutto ciò che volevano, purché mia figlia stesse bene. 

Preparazione, catetere (dolorosissimo) ed in sala operatoria; alle 2.02 nasceva Lucia, uno splendore di 3,230 kg, apgar 9 al primo minuto. Ho chiesto di vederla e me l'hanno sporta 3 secondi netti; io cercavo di sporgermi per baciarla, ma ero legata crocifissa e non ci arrivavo, l'infermiera invece di avvicinarla è partita a razzo e me l'ha portata via. 

Terminata l’operazione, finalmente mi portano in camera dove il papà mi aspettava con in braccio nostra figlia; per fortuna lui era dietro l'ascensore delle sale operatorie e l'ha subito presa in braccio e seguita in tutte le procedure assistenziali. Me l'hanno attaccata di lato al seno, io non sentivo le gambe, non potevo muovermi, ero bloccata e non solo bloccata in senso fisico, ma anche le mie emozioni erano bloccate; non riuscivo a realizzare, né gioire, né piangere: era mia figlia, lo sapevo ma non lo sentivo, mi vergogno di ciò che ho provato in quegli istanti, ma è come se quella cicatrice avesse causato un distacco nelle prime ore di vita di me come madre. Dopo qualche ora l'hanno portata al nido, ed il mio compagno, anche lui stanco, è andato a dormire poche ore, mentre anche io sono crollata in un sogno agitato. Verso le 7.00 del mattino me l'hanno riportata in camera, appena è tornato il mio compagno, ho chiesto di darmela in braccio...e lì ho pianto, pianto tantissimo. Di dolore, di gioia, di frustrazione...avevo mia figlia in braccio, non riuscivo neppure a sollevarla, non potevo cullarla, cambiarla. 

Quelle sensazioni sono restate indelebili dentro di me. Sono quelle che non mi fanno superare quel cesareo, neppure oggi. So che dovrò conviverci, accettarlo, ed anche ringraziarlo, perché grazie a quel sorriso sulla pancia io sono cresciuta, ho imparato, mi sono messa a disposizione delle altre mamme. Con mia figlia il rapporto è partito subito forte e legatissimo dopo quei primi attimi, l'altissimo contatto e l'allattamento hanno in parte cancellato quelle prime ore di distacco; portare in fascia, fare co-sleeping, allattamento prolungato, vivere in empatia ci ha unito in un legame profondo ed intimo. Io in fondo devo tutto a quel cesareo, nel bene e nel male. 

 

Il VBAC riuscito di Paola è raccontato qui:

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