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Puglia - Galatina - Osp. Santa Caterina Novella - Il TC di Robie Pascali

Era il 19 marzo 2011 e io attendevo (o non attendevo per meglio dire) il ciclo!

Poi: "Beh, che cosa facciamo stasera?" (era il nostro anniversario, 10 anni di fidanzamento) e lì, sento un pianto di un neonato in sottofondo! Lui guarda il bambino che piange e mi dice: "Facciamo un figlio?"

Facile a dirsi! Al chè piansi…perchè credevo sarebbe stato così lontano il momento in cui avrei sentito il lamento del MIO bambino! Piansi, perchè con il problema alle ovaie che mi ritrovavo, forse non sarei mai riuscita a rimanere incinta (l’ultima visita con la ginecologa non era andata molto bene). Piansi anche per i giorni successivi perchè ero triste e avevo paura di non riuscire nel mio intento, di non rendere felice il mio compagno!! Non mi sentivo all’altezza, ma Non volevo deluderlo! Piansi di nuovo quando il 24 marzo mi venne il ciclo! Ero convinta ormai, non ci dovevo pensare, altrimenti sarei uscita pazza!!!

Non sapevo però che quel ciclo, sarebbe stato l’ultimo! Il 26 aprile mi sveglio con un sorriso sulle labbra, avevo sognato mia mamma che era sorridente con un bimbo in braccio: potevo prenderlo in qualunque modo quel sogno e invece ero felice e sentivo che c’era qualcosa di diverso in me. Andai in farmacia e comprai 2 test: entrambi uscirono “lievemente” positivi!!

Ero da sola, Paolo lavorava, ma avevo paura che fosse tutto un sogno, sapevo che quei test avrebbero potuto sbagliare. Feci anche le analisi del sangue quella mattina stesso, il 29 uscì il risultato “TEST GRAVIDANZA POSITIVO”! Un’emozione unica, una paura terribile: pensavo a tante cose e non credevo possibile che stesse capitando sul serio!

I mesi si susseguono, a maggio l’abbiamo detto in famiglia, a giugno abbiamo fatto la traslucenza e abbiamo scoperto che era un maschietto, a luglio siamo andati in vacanza e il mio pancino in spiaggia cominciava a farsi vedere, ad agosto la morfologica mi ha tolto un po' di paure che avevo la notte (tipo nasi con forme strane, 6 dita della mano che a volte diventavano 4, ecc). Settembre, ottobre e novembre sono stati i mesi più belli perchè il mio pancione mi dava tante soddisfazioni, era grande, si muoveva tanto e tutti lo guardavano, meravigliati da tanta bellezza!

La gravidanza è stata bellissima, tutto perfetto, felicità, gioia, tutti coloro che mi volevano bene cercavano di evitarmi delusioni e tristezze. Ma ho imparato a soffrire negli anni e so benissimo che non può essere sempre tutto perfetto, la perfezione non esiste. Sono sempre stata un po' sul chi va là, era troppo bello per essere vero...

Il 9 dicembre vado giù in Puglia da mio padre, da sola. Paolo mi avrebbe raggiunta dopo Natale, ma in quei giorni mi sentivo strana, stanca, facevo fatica a camminare, a muovermi, a respirare. Mi rendo conto che ero gonfia (un panettone), molta gente mi diceva "è normale, sei alla fine". Ma io sapevo bene che ero gonfiata in pochissimo tempo, un mese prima avevo 16 kg in meno, me lo sentivo che c’era qualcosa che non andava. Una sera sono stata malissimo, mi sentivo il cuore in gola e mi sembrava di stare per soffocare, così la mattina ho deciso di andare in ospedale. Ero stufa di sentirmi dire che era tutto normale e anche se mi ripetevano tutti così io non ci credevo e alla fine ho detto a mio padre "mi accompagni? Altrimenti vado da sola". 

Andiamo in ospedale il 21 mattina, mi fanno le analisi del sangue, delle urine e l'elettrocardiogramma. Ed ecco il problema: mi ripetono per tre volte l’elettrocardiogramma perchè usciva ogni volta sballato!

Attendo in sala d’attesa e arriva un’ostetrica che mi dice: "Signora, vada a casa. Le analisi usciranno tra qualche ora, è inutile che sta qui. Quando escono le controlliamo noi, se c’è qualche problema la chiamiamo subito e la facciamo ritornare, altrimenti se non riceve telefonate entro domattina al massimo, vuol dire che va tutto bene". Le ultime parole famose...

Torno a casa, ma non ero tranquilla. La sera mi sento di nuovo male, passo la notte sveglia a guardare l’albero di Natale, pregando che non mi succeda niente di brutto. E cosa avrei dovuto fare se non pregare? Non riuscivo a stendermi perchè non respiravo da stesa. La mattina del 22 non ricevo telefonate, però la pressione saliva e scendeva, ero gonfiata tanto negli ultimi giorni: pesavo 80 kg, in meno di una settimana ne avevo messi 7! Mi sembrava eccessivo! Il 23 mattina sento salire la pressione: il cuore mi scoppiava, la testa pure. Io e mio papà ci mettiamo in macchina e partiamo per l’ospedale: arriviamo lì e una tipa mi fa: "di nuovo qui sei? non dovevi tornare il 28?". Giuro, io non avevo la forza di risponderle. "Posso vedere le ultime analisi di mia figlia?" dice mio padre (ovviamente si qualifica, era un collega). L’ostetrica chiama la dottoressa che ci viene vicino e ci tranquillizza. "Facciamo un altro monitoraggio, così ti calmi, e intanto io vado a riguardare le analisi, la pressione sicuramente ti sale perchè sei nervosa. Se non vi hanno chiamati vuol dire che era tutto nella norma". La dottoressa era quasi scocciata. Si? Davvero dottoressa? Sono io che sono un soggetto nervoso allora? Cavoli...me lo potevate dire prima e non mi preoccupavo, no? 

Dopo qualche minuto, mentre ero già attaccata al monitoraggio, sento la sua voce nel corridoio, urlante...Le mie analisi erano uscite, erano però ancora chiuse nella busta, nessuno le aveva aperte, nessuno le aveva lette!!! 

Mi viene una vampata di calore misto tra nervoso e paura. Entra la dottoressa e mi dice: "Roberta, ti dobbiamo ricoverare con urgenza, fare dei controlli e valutare se è il caso di intervenire perchè le analisi di ieri erano sballate, molto sballate". Io ero felice signore e signori, finalmente avevano capito che c’era qualcosa che non andava e finalmente mi avrebbero potuta far stare meglio! Mi ricontrollano e la proteinuria nelle urine era a 495! Io allibita! (Nel frattempo Paolo era in autostrada).

Dopo vari controlli e monitoraggi notano che, pur avendomi fatto assumere 3 pastiglie per la pressione, questa continuava ad aumentare al posto di diminuire, così decidono di portarmi in sala operatoria. Non avrei mai potuto fare un parto naturale (pressione alle stelle: preeclampsia di 3° grado, avevo lividi e allucinazioni quasi, oltre al forte mal di testa), ormai rischiavo la vita, anzi ormai rischiavamo 2 vite, la mia e quella della mia creatura. 

Il mio non è un racconto come gli altri, il mio non è un parto naturale, ma è ugualmente emozionante (per me almeno)! Non ne capivo niente, ero confusa, con la vista annebbiata, facevo fatica a parlare e respirare. Mentre ero sulla barella mi facevo forza e la facevo a Paolo, ma dentro ero un fuoco ardente di paura. (Ma fino a quel momento non mi avevano detto che era tutto normale? Che ero io la nervosa?)

Mi portano via, lui era fuori di testa, piangeva per la paura, per lo spavento: non se l’aspettava una cosa così!

Le nostre famiglie erano pronte per venire a farmi visita in ospedale, era la vigilia di Natale. Paolo chiama mio padre che era a casa, pronto con pacchi e pacchetti per farmi aprire i regali alla mezzanotte, invece quasi si sente male anche lui quando dall’altra parte della cornetta Paolo gli comunica piangendo che: “Roberta è in sala operatoria, non potevano aspettare“.

Mia sorella era pronta con i tacchi e invece si mette le pantofole, sapeva che avrei voluto solo lei al mio fianco!

I momenti passano veloci: ero li confusa, emozionata, contenta, non vedevo l’ora di vedere Mattia. Ad un certo punto inizio a sentirmi più male di prima, ero convinta che me ne stavo andando via, mi sentivo un masso addosso. Non respiravo più, non vedevo più, mi sentivo morire. Mi faccio forza, prendo un respiro e lo dico ai dottori, ma sono di nuovo presa sottogamba, ma per fortuna l’anestesista mi guarda in faccia e si rende conto che avrebbe dovuto essere tutto passato, avrei dovuto sentirmi meglio, la pressione stava addirittura scendendo...e invece ero in piena crisi allergica! Ero allergica all’antibiotico che mi avevano messo!

Grazie alla mia forza d’animo se ne sono accorti, ma solo grazie a me, perchè giuro che stavano ormai smontando tutto per andare al cenone! Si parlava solo di dove sarebbero andati a mangiare e cosa (era la vigilia di Natale). Poi ho sentito lo svuotamento, l’ho sentito con tutta l’anestesia, con tutta la crisi allergica. E’ stata una cosa meravigliosa, anche se avrei preferito spingere io stessa per far nascere il mio bambino. Pochi secondi ed eccolo, il suo pianto: lì non me ne fregava più niente di nessuno, era nato il mio bambino, ormai era fuori pericolo, ormai poteva succedere qualsiasi cosa al mio corpo, lui era in salvo!

Erano le 19.01 del 24/12/2011. Il piccolo Mattia (2,400 kg per  47 cm) è venuto alla luce, uscendo dalla pancia della sua mamma, grazie ad un freddo bisturi! Pochi istanti e me lo avvicinano, era bellissimo, sporchissimo: rido felice, mi guarda, lo guardo (ma era all’inverso! Giratemelo!) e lui smette di piangere!

"Ciao amore mio. Mamma è qui con te, stai tranquillo, è passato tutto!". Poi lo portano via, subito! In sottofondo sento che ricomincia ad urlare! E io...io rido! Ormai niente poteva sconfiggermi!

Anche se avevo capito che quello che mi era successo non era uno scherzo, non era una cosa da niente, ma una malattia che se non presa in tempo gioca con la tua vita. Io non riesco a perdonare nessuno per quello che ci è capitato: avrebbero dovuto tenermi sotto controllo loro, invece se da sola non avessi avuto la forza d'animo per farmi valere e sentire, sicuramente non sarei qui a raccontare.

Se avessero capito in tempo qual'era il mio problema, non saremmo arrivati a questo punto, avrei potuto partorire in modo naturale e mio figlio non avrebbe dovuto passare i primi 20 giorni della sua vita in terapia intensiva! Se non avessero preso sotto gamba le mie lamentele da “primipara” allora adesso non avrei avuto un sorriso sulla pancia! 

 

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