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Sardegna - Sassari - Osp. San Pietro - Il TC di Cris Tina

Io sono nata con parto naturale 41 anni fa alla 42+1 (questo vorrà pur dire qualcosa) dopo un travaglio di 16 ore, a detta di mia madre una contrazione continua, dolorosissima, inimmaginabile, dove pensava di non farcela e dove ha pensato di morire, un dolore intenso, lacerante che non augurerebbe a nessuno.

Sono arrivata in questo gruppo qualche mese fa, con due tagli cesarei alle spalle, quando mi è balenata in testa l’idea di un terzo figlio: ma io ho paura, una paura matta, di subire una terza operazione.

Ho sempre pensato di convivere benissimo con i miei due tc né il mio ginecologo mi ha sconsigliato un terzo figlio e quindi un terzo tc. Ho sempre seguito le vostre storie in silenzio, a volte non mi sono trovata d’accordo con alcuni vostri pensieri o atteggiamenti, più di una volta ho pensato di uscire, ma poi alla fine sono rimasta perché vi trovo donne coraggiose e combattive con grande determinazione e un po’ vi invidio.

Non ho avuto delle bellissime gravidanze: ho sofferto di nausea e vomito sin da subito all’inizio molto forte, dopo il quinto mese ho smesso di vomitare, ma quella sensazione di nausea me la sono portata dietro sino alla fine. In più ho sofferto di diabete gestazionale, non è mai stato necessario fare l’insulina ma ho dovuto seguire una dieta ferrea (ed è stato faticosissimo perché avevo una fame pazzesca) e misurare la glicemia tutti i giorni.

Il mio primo bambino è nato alla 41esima settimana esatta. Dalla 40esima settimana mi facevano andare tutti i giorni in ospedale a fare il monitoraggio e la visita, quella visita odiosa dove il ginecologo di turno (per mia fortuna ho sempre trovato delle donne) mi infilava le dita in profondità sino a farmi male, e il verdetto era sempre lo stesso “bambino alto e utero chiuso”. Arriviamo alla 40+6 solita visita, era di turno anche il mio ginecologo, lo chiamano, mi rivisita e sentenzia: “da qui a 3 giorni non si smuoverà niente. Domani mattina alle 07.00 ti ricoveriamo e ti induciamo il parto, non mangiare e non bere da mezzanotte in poi”.

Io tra la felicità e il terrore (ripensando al racconto di mia madre) torno a casa e mi preparo.

L’indomani mattina alle 7 precise sono in ospedale, mi portano in sala travaglio e mi rasano completamente, mi fanno un clistere, mi mettono una candeletta di prostaglandine e mi attaccano al monitoraggio. Passo cosi tutta la mattina, fanno entrare mio marito e il battito del nostro bambino era bello allegro come il galoppo di un cavallo. Ogni tanto avevo una contrazione, niente di che, io sentivo solo la pancia più dura.

Verso l’ora di pranzo fanno uscire mio marito e mettono nella stanza con me una ragazza alla 31esima settimana con minaccia di parto prematuro, aveva le contrazioni, urlava come una pazza, aveva il viso sfigurato dal dolore. Entra un’ostetrica che mi dice “se solo vi poteste scambiare i ruoli”. Io da quel momento mi sono bloccata, il solo pensiero che da lì a poco anch’io mi sarei trovata ad urlare come una pazza mi terrorizzava e mi tornava in mente il racconto di mia madre. Qualcuno si rende conto del mio stato d’animo e finalmente dopo sei ore passate sul lettino, mi permettono di alzarmi per andare a passeggiare nel corridoio. Ho una sete pazzesca chiedo di bere ma mi dicono assolutamente NO! Da quel no avrei dovuto capire che sarebbe finito in cesareo. Dopo credo un’ora mi fanno rientrare in sala travaglio, nel frattempo alla ragazza che urlava non erano riusciti a bloccare le contrazioni e aveva partorito, mi riattaccano al monitoraggio e il battito è sempre tranquillo, io ho qualche contrazione sporadica ma niente dilatazione, passa il tempo, le ore...ad un certo punto la mia pancia diventa durissima, mi fa male, il battito del mio cucciolo cala, lo sento, batte piano, entra di corsa un’ostetrica e controlla il tracciato con la faccia preoccupata, esce fuori dalla stanza e sento che chiama al telefono il mio ginecologo per dire che il bambino è in sofferenza, io sono sola in quella stanza, iniziano a scendermi le lacrime, ho il cellulare, chiamo mio marito che aspetta fuori nel corridoio ma non riesco a parlare perché le lacrime me lo impediscono. Arriva qualcuno e mi dice che mi devo preparare per andare in sala operatoria per un cesareo d’urgenza, e io penso “io che in tutta la mia vita non ho mai avuto neanche un punto di sutura ora mi devo far aprire la pancia?”. Da quel momento ho ricordi confusi. Arriva anche il mio ginecologo, che non era di turno, e mi sorride (almeno quello) e mi dice di stare tranquilla che andrà tutto bene. Avvisa mio marito e mia madre (poi scoprirò che anche mia madre quando ha saputo del cesareo piangeva disperata) e poi mi portano in sala operatoria. Mi fanno l’anestesia, avevo paura non ero mai entrata in una sala operatoria e l’unica anestesia che avevo fatto era quella del dentista. Come inizia a fare effetto l’epidurale inizio a tremare dal freddo, non avevo mai avuto cosi freddo in tutta la mia vita. Mi legano le braccia perché saltavano, i denti battevano (che brutta sensazione), di lì a poco (alle 19.00 circa) nasce mio figlio, la cosa più bella che io abbia mai visto. Appoggiano il suo viso sulla mia guancia e io ricomincio a piangere come una fontana, ma lo portano subito via, ricordo che il ginecologo aveva in mano la mia placenta e diceva che si vedeva che era una placenta “vecchia”. Io ho continuato a tremare per molto, tanto che nella sala post operatoria sotto le varie coperte mi hanno infilato un tubo che sparava aria calda. Devo essere sincera, la ripresa è stata veloce, alle 7 di mattina, dopo 12 ore dal cesareo, ero di nuovo in piedi, dolorante ma in piedi. Avevo anche la febbre a 38, ma in ospedale hanno motivato la cosa al fatto che avevo la montata lattea, io ho pensato invece che era tutto legato al freddo che avevo patito durante l’operazione.

Passa un anno, voglio un altro figlio, rimango quasi subito incinta ma dopo 6 settimane lo perdo naturalmente, non c’è bisogno di raschiamento. Dopo 2 mesi rimango di nuovo incinta, faccio la visita dal ginecologo e lui mi dice subito che sarà un altro tc. E qui ora a posteriori c’è il mio più grande rammarico perché non ero informata e ho accettato passivamente questa decisione: ero convinta che dopo un tc ci doveva essere per forza un altro tc, mi hanno fatto credere che era la scelta migliore e meno rischiosa per me e per il bambino. 

ORA SO CHE NON E’ COSI’.

 

Il secondo TC di Cris Tina è raccontato qui:

Sardegna - Sassari - Osp. San Pietro - Il 2TC di Cris Tina

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