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Campania - Acerra - Casa di Cura Villa dei Fiori - Il TC di Barbara Z.

Sono Barbara, madre di Elena, 30 mesi.

La mia prima gravidanza è stata bellissima ma molto medicalizzata: il mio ginecologo, amico di famiglia, mi ha tenuta molto sotto controllo con ecografie mensili, analisi del sangue e tutto ciò che la medicina mette a disposizione per la diagnosi pre-natale. Corso pre-parto meraviglioso, preparazione all’evento che coinvolgeva anche mio marito, preparazione della musica, i profumi per le visualizzazioni, tutto inutile. La nascita di Elena è stata forse anche più medicalizzata della gravidanza.

Il 19 marzo del 2012 terminavo le 40 settimane, già da un paio di settimane il nostro ginecologo ci preparava ad un cesareo perchè Elena aveva la testa altissima e non impegnava il canale del parto. Ho resistito alle pressioni di ginecologo e familiari fino al fatidico giorno X, che a Napoli e in Campania è a 41+2: il martedì 27 marzo "volontariamente" (non volevo proprio convincermi, sentivo che Elena non era pronta e non era il momento, dovevamo aspettare ancora) mi sono ricoverata solo ad un patto, che provassero almeno ad indurmi il travaglio con ossitocina nella speranza che nascesse la mia piccolina senza tc. Al ricovero tutto era ok, liquido, battito, flussimetria, dopo le prime sporadiche contrazioni dopo 1 ora e mezza rompo le acque. Evviva, pensavo io, il momento si avvicina, il mio desiderio si avvera! Invece il desiderio è stato infranto in pochi minuti, ero a soli 2 cm di dilatazione, il liquido era pochissimo trasparente con striature e grumi verdognoli. L’ostetrica chiede il consulto del ginecologo e nonostante il tracciato fosse ancora buono hanno voluto intervenire con taglio cesareo d'urgenza. Tutti non aspettavano altro che stendermi su quel maledetto tavolo operatorio. Mi sono lasciata condizionare dall’agitazione generale, compresa quella dei miei familiari e di mio marito. Sia chiaro mi fidavo ciecamente del mio ginecologo, una persona fidata di famiglia, un amico prima che un medico, ma non era me, tutte le donne della mia famiglia hanno sempre partorito 10, 15 giorni dopo il termine, io addirittura sono nata con 20 giorni di ritardo, temevo che Elena avesse bisogno di più tempo. Tempo che in Campania non sono disposti a concederti e oltre 41+2 giorni non si aspetta: hanno paura, troppe responsabilità, troppe cause truffa, troppa inciviltà.

Io ho iniziato a piangere in camera, mentre cercavano la vena per la flebo e non ho più smesso per quasi 16 ore fino alle sei del mattino successivo quando ho realizzato che la mia piccola stava dormendo sul mio petto e aveva bisogno di me.

Per fortuna in sala operatoria c'era mia madre (e non perché la clinica facesse cesarei dolci ma perché è ospedaliera anche lei) e così ho un video che mi ha permesso di vedere la mia bambina fin dal principio, ma sapete meglio di me che non è come averla aiutata ad uscire. Entrata in sala operatoria, piangendo, un’infermiera chiede al medico preoccupata: “ma come mai la signora sta piangendo?” Magari forse pensava che qualcosa non andasse al bimbo e lui rispose con tono beffardo: “Lo voleva fare lei!”. Vi lascio immaginare il mio pianto a quel punto quanto sia diventato ancora più aspro ed amaro. Per fortuna l’anestesista fu un angelo, la puntura per l’epidurale quasi non l’ho sentita. Sette minuti, solo sette minuti dopo, alle 14:37 è nata Elena, il ginecologo disse che la bambina era a secco e che aveva il cordone intorno ad una gambina: “Non sarebbe mai scesa” sentenziò. Me la fanno vedere per pochi interminabili secondi in cui il suo pianto come d’incanto al suono della mia flebile voce e al tocco della mia mano si interrompe per un attimo. Poi la portano via. Il ritorno in stanza fu orribile, tutti erano eccitati, contenti di vedermi, non facevano altro che dirmi: “Elena è bellissima, sei stata bravissima” e io che già tremavo dal freddo e dal dolore tutta stonata mi chiedevo, ma brava a fare cosa? Sono qui senza forze che non riesco neanche a tenere gli occhi aperti, andate via, pensavo, portatemi mia figlia, voglio solo stare con mia figlia e mio marito.

La clinica permetteva il rooming in, ma nonostante questo ho potuto vederla solo dopo quasi due ore, due ore interminabili in cui nessuno medico ti dice niente e tutti i parenti sono in festa. No! non me lo ricordo! Non me lo ricordo quando me l’hanno portata, ero stanca forse ancora sotto l’effetto dell’anestesia, se non fosse per i preziosissimi video fatti con il cellulare io non avrei memoria del primo istante in cui ci siamo potute abbracciare, odio questa amnesia momentanea, mi ha privata del primo sguardo occhi negli occhi con la mia stellina. Dopo la prima notte passata a piangere perché non avevo la forza di alzarmi e cambiarle il pannolino per il suo primo meconio, alle prime luci dell’alba comincio a sentirmi meglio, la prendo sul mio petto e lì realizzo di essere diventata mamma, la stringo a me e le prometto che nessuno ci avrebbe mai più separate.

L'allattamento è partito malissimo, nei giorni a seguire Elena era letargica, si attaccava poco e male, per fortuna avevo preso contatti già da molte settimane con le consulenti della lega del latte e nonostante la clinica mi avesse dimesso con allattamento misto, complice anche il pediatra ("perla rara" in provincia) dopo quasi 12 giorni sono riuscita a buttare la busta di latte in polvere nel cestino e abbracciare l’allattamento a richiesta a termine che tanto desideravo per il bene di mia figlia.

Oggi mi avvicino al secondo concepimento e sono più informata, preparata ma soprattutto determinata, non permetterò a nessuno di affrettare i tempi, nè di intervenire in qualcosa che è solo mio e di mio figlio/a. Se la gravidanza sarà fisiologica il mio parto sarà un VBAC.

 

Il successivo VBAC di Barbara è raccontato qui:

Campania - Napoli - Clinica Mediterranea - Il VBAC di Barbara Z.

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