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Puglia - Foggia - Osp. Riuniti - Il VBAC di A.V.

 

Il primo TC di A.V. è raccontato qui:

Puglia - Foggia - Osp. Riuniti - Il TC di A.V.

 

La nascita di Marco, la mia rinascita

“Non voglio più figli!” era questo ciò che pensavo fermamente dentro me stessa, dopo l’orribile esperienza della nascita di Leonardo, con un tc da incubo. 
Poi ormai mi avevano convinta del fatto che non fossi in grado di partorire i miei figli, che il mio bacino fosse troppo piccolo e che “se non si è incanalato il primo, perché dovrebbe farlo il secondo?”.
Il mio percorso verso il vbac, quindi, inizia molto prima di restare incinta, anche prima del desiderio di un secondo figlio. Inizia con la voglia di capire quel senso di incompletezza dentro di me, e quella piccola fiamma in fondo al cuore: la voglia di riappropriarmi di qualcosa che mi era stata negata.
Così ho iniziato a girare per forum ed informarmi, fino ad arrivare ad una grande ostetrica con la quale ebbi un colloquio straordinario. Questa donna meravigliosa alla mia domanda: “ma io potrò mai partorire?” mi rispose semplicemente: “se tu fossi sola su un isola deserta in preda alle doglie, stai certa che avresti tutte le competenze per far nascere il tuo bambino”.
Potevo farcela. Dovevo farcela. Cerco finalmente la mia seconda gravidanza e resto incinta di nuovo a fine agosto, come del primo. Però adesso sono la nuova io, agguerrita, informata e convinta di poter fare la cosa più naturale del mondo: mettere al mondo il mio bambino, o almeno provarci con tutte le mie forze. Non avrei permesso a niente e nessuno di intralciare i miei piani, ma non avevo fatto i conti con il mio più grande nemico: la paura, alimentata da tutto e tutti intorno a me.

Per tutta la gravidanza il ginecologo resta sul vago ed ogni volta che gli ricordo che non voglio programmare il cesareo mi risponde: “vedremo”. Vado a parlare con il primario che mi risponde: “si, se ci saranno le condizioni potrà avere un travaglio di prova. Ovviamente tutto dovrà partire fisiologicamente e nei termini”. Ok, non mi sembra un grande incoraggiamento ma è già qualcosa, peccato che ho la nausea e la tachicardia ogni volta che varco la porta della maternità degli OO. RR. di Foggia!
Mia madre mi considera una scellerata condannata a morte, mio marito è combattuto tra la voglia di non vedermi di nuovo tagliata in sala operatoria ed il terrore di restare vedovo! Insomma, intorno a me tutti molto incoraggianti. Solo mia sorella 17enne e mia suocera sono dalla mia parte. 

La notte del 22 maggio inizio ad avere contrazioni molto dolorose e abbastanza regolari. Mi dico di restare calma, ma il dolore mi tiene sveglia e l’ansia inizia a salire. Mi ero ripromessa di presentarmi in ospedale solo in piano travaglio e invece mi ritrovo con la valigia in mano nel cuore della notte, di nuovo in quel posto. Mi ricoverano perché anche il tracciato rivela una bella attività, ma sono ad 1 cm di dilatazione e resterò tale fino alla mattina del 24 maggio. Due notti inutili in ospedale passate a piangere e a chiedermi se ce l’avrei mai fatta: possibile tanto dolore e zero dilatazione? Forse allora è vero che non posso partorire!
Nel frattempo faccio conoscenza con l’intero team di ostetriche, divento “famosa”: sono la pazza pre tc che vuole partorire a Foggia! Ma loro sono grandi, mi incoraggiano e fanno il tifo per me. Sono io che invece mi sto arrendendo, alla paura, alla stanchezza, al dolore. Chiedo al dottore cosa dovrei fare e lui mi risponde che se sono stanca e non me la sento più la sala operatoria è sempre pronta per me. 

Arriva mio marito e glielo dico, gli confesso che non ce la faccio più, non sta procedendo, non funziona, non ho più le forze...e accade l’incredibile: lui che non mi aveva mai appoggiata completamente mi guarda negli occhi e mi dice "amore non arrenderti adesso, sei arrivata fino a qui, oggi è anche il compleanno di Leonardo, aspetta almeno un altro giorno".
Mi faccio coraggio, resisterò. Chiedo di essere visitata e sono a 4 cm! Finalmente! Non ci credevo più! Trascorro il compleanno di mio figlio in sala parto, le contrazioni sono fortissime, ma io le voglio con tutta me stessa. Chiamo Marco continuamente, gli dico che dobbiamo farcela, che è il compleanno del suo fratellone e dobbiamo fargli questo regalo.
Sento finalmente la voglia di spingere, spingo con tutte le mie forze, non esiste più il tempo e nemmeno il luogo intorno a me. Esistiamo solo io e Marco. E mio marito, che improvvisamente è accanto a me e mi dice di essere forte, che è quasi fatta. E così Marco sguscia fuori, bellissimo e profumato, con i suoi occhi neri ben aperti ed io sto così bene che non mi sembra vero. 

Da quel momento in poi il 24 maggio non sarà più il giorno del mio tc, ma la data della rinascita, perché quel giorno è come se avessi messo di nuovo al mondo anche il mio primo figlio. E me stessa.

 

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