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Piemonte - Alessandria - Osp. SS. Antonio e Biagio e C. Arrigo - Il VBAC di Giulia Madama

Tutto ha inizio a maggio 2011 quando ho partorito con cesareo d'urgenza il mio primo figlio: ho avuto un travaglio disturbato, dopo poche ore mi è stata fatta l'epidurale e messa in flebo l'ossitocina perchè secondo i medici il mio travaglio era troppo lento, e quando finalmente ero a dilatazione completa invece di spingere vengo preparata per la sala operatoria perchè il mio bambino dava segni di sofferenza. Il cesareo è stato un incubo, la spinale non aveva fatto completamente effetto e quindi mi è stata fatta l'anestesia totale, non ho visto nascere mio figlio: è un dolore che mi porterò dietro per sempre. Esco dall'ospedale con la rassicurazione che a cesareo non segue cesareo, che se i presupposti saranno buoni la prossima volta potrò provare a partorire naturalmente. 

Invece, 8 mesi dopo, incinta del mio secondo figlio, vengo trattata come una pazza suicida. Mi consigliano l'aborto perché la cicatrice non avrebbe retto la gravidanza e mi viene detto che l'unica alternativa era un cesareo programmato per la 37a settimana. Per loro se avessi aspettato un paio di mesi avrei potuto fare il travaglio di prova ma 17 mesi dopo il cesareo assolutamente no. Io e mio marito restiamo allibiti, io non mi do pace e contattiamo un ginecologo che lavora ad Alessandria, a 60 km da casa nostra, e sorpresa!, da lui mi sento dire che il vbac è possibile, che dopo 8 mesi la mia cicatrice è a posto e che la cosa che conta di più per la riuscita del vbac è la forza di volontà della madre. 

Arrivata a 38 settimane un bel venerdì sera di ottobre 2012 mi si rompono le acque ma niente contrazioni, finisco di preparare la valigia e partiamo per l'ospedale. Arrivo verso mezzanotte senza contrazioni da ormai tre ore, mi fanno un veloce monitoraggio e chiedono i dati per aprire la cartella e mi sento dire di andare a dormire almeno sarò più fresca quando sarà il momento di partorire. All'una di notte circa ho le prime contrazioni che continuano sempre più ravvicinate, a un certo punto credo fossero le 5.30 non ce la faccio più, mi gira la testa e ho una nausea terribile. Mio marito chiama l'ostetrica che mi porta in sala travaglio e mi attacca al monitoraggio. Come esce dalla sala sento che devo spingere, mio marito la richiama, mi visita e mi dice di mettermi come sono più comoda e spingere! Alle 6.16 è nato con vbac il mio secondo figlio, l'ho visto subito, l'ho tenuto subito in braccio, l'ho potuto attaccare al seno subito. 

Non smetterò mai di sentirmi in colpa verso il mio primo figlio per non aver potuto fare così anche con lui ma so che non è colpa nostra. Non smettete mai di pensare che ce la farete, la determinazione conta davvero tanto!

 

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