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Campania - Napoli - Clinica Villa Bianca - Il VBA3C di Rudy

VBA3C : nasce Sabrina

Vi racconto la mia avventura bellissima: sabato 29 maggio le contrazioni notturne, che normalmente avevo per 2/3 ore, si sono intensificate e hanno continuato ogni 30 minuti per tutta la notte e al mattino, dopo una doccia (mi preparavo per andare a un matrimonio!) ho iniziato a perdere un po’ di liquido. Nelle precedenti gravidanze non mi era mai capitato e mi sono un po' agitata, pensando che il momento si stesse avvicinando, così ho chiamato l'ostetrica. Durante la giornata le contrazioni sono diventate meno intense, fino a diradarsi nel pomeriggio, la notte sono riprese un po’ ma il mattino seguente si è ripetuta la stessa cosa del giorno prima, l'ostetrica è andata via, l'utero era ancora chiuso e la testa della bimba non impegnata.
Il lunedì è passato come i due giorni precedenti, martedì sono andata a passeggiare sul lungomare con mio marito e il piccolo Paolo (20 mesi), nel pomeriggio siamo andati dal ginecologo per un controllo: tutto ok, contrazioni zero! Mercoledì ero proprio stanca, sia fisicamente, dopo tante notti senza dormire, che psicologicamente, perché l'attesa del travaglio che non partiva di giorno nonostante fossi a 42 settimane mi sfiniva.

La notte verso le due le contrazioni sono diventate più forti e ogni 10-15 minuti: passavo dal divano stesa sul fianco a massaggiare la schiena, poi m’inginocchiavo a terra affondando la testa nel cuscino, continuando a massaggiarmi la schiena e vocalizzare. Verso le 4 del mattino ho chiamato mio marito, perché volevo sentire il battito della bimba e da sola non riuscivo. Abbiamo chiamato l'ostetrica e nell'attesa del suo arrivo mio marito mi massaggiava la schiena a ogni contrazione, oramai erano ogni 5 minuti, il battito della bimba era buono, nel frattempo preparava i cestini per la scuola dei bambini, la valigia da portare in clinica, i biberon per la colazione: era diventato una trottola. Si è rilassato un attimo quando l'ostetrica è arrivata, mi ha visitata, la dilatazione procedeva veloce, sono andata in bagno, la mia sensazione era di essere in viaggio su di una nuvola in movimento rallentato, sentivo la forza delle contrazioni, massaggiarmi la schiena mi aiutava molto e il calore delle mani era piacevole e rilassante. Continuavo a vocalizzare, la voce andava da sola, una liberazione dell'anima dal corpo: ero in viaggio verso il sole! Felicissima! Sentivo sempre la bimba che dopo ogni contrazione si muoveva, il battito era sempre buono.
E’ arrivata mia suocera per restare a casa con i bambini, mia cognata li avrebbe accompagnati poi a scuola, mio marito si era preparato, l'ostetrica ha detto adesso dobbiamo andare, la pausa tra le contrazioni era brevissima, le otto del mattino a Napoli: il caos, la macchina scivolava come un'anguilla nel traffico, non mi sono mai sentita così tranquilla a fianco di mio marito alla guida, con gli occhi chiusi siamo arrivati in clinica, non riuscivo a camminare per le contrazioni così ravvicinate.

Mio marito ha chiamato il ginecologo in continuazione da casa fino alla clinica e quando siamo arrivati ancora non era arrivato. Mi hanno portato in sala travaglio, mi hanno messo sotto tracciato, l'ostetrica della clinica mi ha visitato, dilatazione completa, continuava a dirmi di non urlare e di respirare, ma non ho mai smesso di vocalizzare se non al momento delle spinte, la voce era così importante che non potevo soffocarla, dovevo farla andare libera di esprimersi e così ho fatto. L'infermiera di turno ha cominciato a rasarmi e allora ho cominciato a urlare contro di lei, che cosa stava facendo, mica mi doveva preparare per un cesareo?! Perché mi radeva? La mia ostetrica ha ribadito che volevo un parto spontaneo: si sono meravigliate! Mi hanno fatto stendere sulla barella per portarmi in sala parto, adesso ero sola, mio marito, l'ostetrica, i miei genitori li avevano fatti scendere e mi aspettavano fuori dalla sala parto.

La barella si è fermata, ho letto sala operatoria ed ho cominciato a urlare: “dove mi portano?” ho sentito le voci dei miei parenti che dicevano "Rudy siamo qui non preoccuparti". Poi siamo entrati in sala parto, c'era il mio ginecologo che ci aspettava, aveva una faccia terrorizzata ed è rimasta così fino a che non mi hanno portato in camera! In sala parto mi hanno fatto stendere su quella scomodissima sedia per il parto, a un certo punto ho visto del sangue e ho chiesto alla mia ostetrica, mi ha detto di non preoccuparmi che in alcune donne il collo dell'utero può sanguinare in seguito alla dilatazione e mi sono tranquillizzata.
Il ginecologo continuava a passeggiare nervosamente guardando tutti i particolari, pronto a scorgere il minimo segnale di allarme, l'ostetrica della clinica maneggiava cercando di allargare l'uscita: un male!

A un certo punto si è rotto il sacco e le acque sono uscite tinte, il ginecologo è quasi andato in coma! E non ha creduto alla mia ostetrica che gli ha detto che fino alla sera le perdite erano state trasparenti e che quindi il liquido si era tinto durante il travaglio, ad ogni modo le cose procedevano. L'ostetrica ha cominciato a preparare per l'episiotomia: “non voglio che mi tagli” ho urlato e non l’ha fatto! La testa scendeva piano e a un certo punto ho sentito che stava scivolando in basso: “sta uscendo!” ho urlato, non hanno fatto entrare mio marito perché non potevano essere in due in sala parto, nonostante io continuassi a dire li voglio tutti e due (mio marito mi sentiva da fuori, l'unica figlia che non ha visto nascere e di questo mi rammarico!). L'ostetrica mi ha detto adesso a ogni contrazione che arriva, spingi. Durante le spinte, che sono state poche, ma di cui non ricordo il numero, non sentivo dolore solo la necessità di chiudere ogni altra via di uscita e lasciare scivolare giù la testa della mia bimba. Poi l'ostetrica mi ha detto: “vuole toccare la testa?”.
Il mio cuore è impazzito, con la mano ho accarezzato la testa di Sabrina, era calda e morbida e dopo un'altra spinta la mia Sabrina era davanti a me. Mi sono ritrovata con mio marito accanto, Sabrina era sul lettino a sinistra e il pediatra le era davanti non riuscivo a vederla, non ho visto cosa le hanno fatto, volevo solo che me la dessero subito, mio marito lo ha ripetuto più volte di darmela. E alla fine era su di me avvolta in un telo: io mantenevo Sabrina tra le mie braccia e lei si lasciava coccolare, non ha pianto, mio marito ha chiesto perché non piangesse ed io ho detto non fatela piangere e ho continuato a tenerla e baciarla. Ero così felice che continuavo a ringraziare tutti.

Mi sentivo forte e felice, finalmente il mio sogno era una realtà che anche gli altri hanno dovuto accettare, tra l’incredulità, la paura e il rimprovero, se qualcosa fosse andato storto mi avrebbero assalito tutti per averli messi in una condizione che non desideravano affatto. Io ero gioia, gli altri credevano fossi una folle. Avrei potuto chiedere di lasciarmi libera e non immobilizzata su quella sedia. Avrei potuto chiedere di non toccarmi. Avrei dovuto urlare follemente perché mio marito potesse essere con me. Avrei dovuto tenermi stretta la mia bambina e non lasciarla portare via per rivederla solo dopo 6 ore. Mi sarei dovuta focalizzare maggiormente su di me, su quello che volevo, e avrei dovuto pretenderlo!

Ma ero felice e al momento mi sembrava di aver toccato il cielo con un dito! Continuo ad essere felice e ho imparato che gli altri hanno solo tanta paura, ma non per questo è giusto che terrorizzino chi crede che partorire è stupendo. Ho imparato che si può sentire senza ascoltare quello che mi fa stare male, anche se una traccia resta comunque. Ho imparato ad apprezzare la mia forza, la mia decisione, la mia gioia, il mio lasciarmi andare alle cose che voglio fare, ho imparato a sentire la mia voce e abbassare di parecchi toni la voce degli altri, i sussurri spaventano meno e mi lasciano il tempo di sentire quello che veramente penso io.

Ripenso spesso a tutto quello che è successo e mi piace ogni volta anche se ogni volta mi piace aggiungere una cosa in più che avrei voluto valorizzare e una che avrei voluto sminuire. Probabilmente, anzi sicuramente, avrei voluto una donna che fosse con me per appoggiarmi quando ero stanca e rinforzarmi quando ero sola, che riuscisse ad essere felice con me per tutto il mio viaggio. Sono sicura che tutte le donne hanno bisogno di una doula così come avrei voluto averla io. Così come sono sicura che fare la doula è quello che voglio fare da grande!

 

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