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Toscana - Poggibonsi - Osp. di Campostaggia - Il VBAC di Federica Funaro

17.06.2013: è il mio 32° compleanno. Alle 8.30 ho appuntamento per il solito monitoraggio (è già il 5° e io non sto più nella pelle). Preparo mia figlia di 2 anni perché il giorno prima ho deciso con i miei che dopo l'ospedale avremmo portato la piccola in piscina. 

Ore 8.00: il citofono suona. Sono arrivati i nonni e Mia è emozionata: prendo la borsa per l'ospedale come faccio ad ogni controllo (non si sa mai), la borsa con le cose per Mia e il passeggino. Saliamo in macchina e partiamo. Questa mattina la nanetta nella mia pancia è particolarmente tranquilla e allora penso che forse il monitoraggio durerà a lungo come al solito, perché ogni volta Emma dorme! Entro nell'ambulatorio con dieci minuti di anticipo e Mia e sua nonna mi seguono. Mia vuole sentire il battito del cuore di sua sorella e aspetta paziente che l'ostetrica sistemi "le cuffie" sulla mia pancia! Ed ecco lo scalpitio che tanto amo e il sorriso di Mia che diventa più grande quando l'ostetrica alza il volume. Dopo una quarantina di minuti mi dice che la bimba dorme come sempre e allora mando mia mamma a prendere un Duplo o qualsiasi altra cosa che sia dolce, torna e dopo mezz'ora dal Duplo ancora dorme beata. L'ostetrica poi mi guarda e mi chiede se va tutto bene; io le rispondo che sto benone e lei, incredula, mi dice che con quelle contrazioni stenta a crederci. Io le rispondo che non sento niente se non la pancia contrarsi. 

Ore 9.50: mia madre si accorge che le contrazioni sono regolari e che arrivano ogni 4 minuti da quando siamo arrivate ma io di dolori non ne sento neanche uno! L'ostetrica decide di staccarmi dal monitoraggio e di mandarmi in reparto per farmi visitare dalla ginecologa e farle controllare il tracciato. La mia ginecologa è in sala operatoria e, siccome ho una gran sete e Mia ha voglia di giocare, decido di andare sulla terrazza del bar con i miei per un po’. Intanto Nicola, il mio compagno, mi manda messaggi dal lavoro e gli dico di star tranquillo perché io sto bene e dopo che mi avrà visitata la ginecologa andrò in piscina con Mia. Anche mia suocera mi chiama per chiedermi come va e io, un po’ delusa, le dico che ho le solite contrazioni ma che sto bene e non ho novità. 

10.20: torno in reparto con mia madre e Mia e arriva anche la mia ginecologa. E' contenta di vedermi e poi, quando guarda il tracciato, mi prende il braccio e mi accompagna nell'ambulatorio. Mi visita di corsa e poi mi guarda con un gran sorriso e mi dice: "sei dilatata di 5-6 cm e il collo è appianato...possibile che tu non senta neanche un po’ di fastidio?" ed io: "non sono mai stata meglio di così ultimamente" e così mi risponde: "ti rendi conto che sta per nascere, vero? io ti scollo le membrane, così ti do un piccolo aiuto e tra un paio d'ore ti metto una flebo di ossitocina a goccia lenta, oggi non torni a casa!".

La prima sensazione è un misto di gioia e confusione, poi razionalizzo e le dico che non sono tranquilla perché credo che se il mio corpo non avverte dolore, forse non dovrei accelerare il corso delle cose, forse non è pronto e poi potrei ritrovarmi a dover riavere un cesareo, stavolta non necessario, ma dettato solo dalla fretta! 

E lei mi risponde dolcemente e rassicurandomi: "qualunque cosa avvenga da questo momento in poi sarà per portarti ad avere la tua bambina naturalmente, come desideri tu e ti assicuro che è quello che voglio anche io!". Sono più tranquilla e mi accompagna dalle ostetriche per avviare il ricovero. Mi assegnano la camera n° 9, mi siedo sul letto e chiamo Nicola. Gli dico tutto e scappa via dal lavoro per prendere alcune cose a casa e correre da noi! Mia madre è emozionata e dolcissima e Mia comincia ad agitarsi nonostante la mia tranquillità, deve aver intuito il cambiamento in arrivo, forse la sua sensibilità è più in allerta della mia soglia del dolore! A Nicola e ai miei chiedo di non avvertire ancora nessuno, perché io non sono ancora molto sicura che stia accadendo qualcosa! Prendo il foglio per il ricovero e lo porto in accettazione. Mentre la signora al di là del vetro inserisce i dati, mi guarda e mi chiede come faccio a stare in piedi se sono in travaglio, mentre le rispondo che sto bene sento una strana sensazione che non è dolore, somiglia molto lontanamente ad un fastidio, ma niente di che! Mi fermo di nuovo al bar con Mia e mamma e dico loro di pranzare vista l'ora (io ho solo sete).

Ore 12.30: Nicola è arrivato da un po’ e mi accompagna con l'ostetrica a fare un altro monitoraggio, ora comincio a sentire fastidio quando si indurisce la pancia, ma tutto continua così per ancora un'altra ora abbondante. Nel frattempo mi staccano dal monitoraggio e passeggio per il reparto e fuori per accelerare la cosa, aumenta il fastidio e quando arriva la contrazione devo inchinarmi sulle gambe perché mi rendo conto che mi sento meglio. Nicola è sempre accanto a me e insieme andiamo in camera per cambiarmi e indossare una maglia più comoda. Avverto la sensazione di dover andare in bagno e lo dico all'ostetrica, che mi fa fare un altro monitoraggio per controllare i battiti della bimba. E' tutto ok e siccome le contrazioni non hanno quasi più distacco l'una dall'altra, mi visita e la dilatazione è a 7-8 cm.

Ore 14.25: l'ostetrica mi dice che ormai possiamo andare in sala travaglio appena sarebbe tornata da me. Mia gioca con i nonni e io la guardo tra un dolore e l'altro: sono felice ma non riesco a non provare una specie di senso di colpa nei suoi confronti, chissà se soffrirà, come vivrà l'impatto con una realtà così diversa, chissà se saremo capaci di farle vivere serenamente questo momento. Le contrazioni sono più forti, ma io resto calma e appena torna l'ostetrica ci accompagna in sala travaglio. Mi guardo intorno e ho la sensazione di essere a casa, di essere finalmente arrivata dove volevo essere. Mia madre sistema le mie cose, Nicola si occupa della musica e l'ostetrica mi presenta la ginecologa che prenderà il suo posto e mi accompagnerà alla fine di questa avventura meravigliosa. E' carinissima e soprattutto non fa salamelecchi o moine, proprio come piace a me. E' tranquilla, pacata ma decisa e questo mi infonde un forte senso di sicurezza. 

Ore 15.15: la ginecologa decide di farmi entrare in vasca perché il dolore è molto più intenso adesso e io accetto volentieri. Sento il dolore sciogliersi delicatamente e provo un gran sollievo, sento le contrazioni molto forti, ma mi rendo conto che l'acqua calda è di grande aiuto. Mi sento debole e Nicola mi passa un po’ di miele per ridarmi un po’ di energie. Sono le 15.50 e la ginecologa mi dice che vuole visitarmi, ma nel frattempo, nonostante l'acqua calda, nonostante io resti calma e stia respirando intensamente e profondamente, il dolore è diventato davvero forte e chiedo a mia madre e a Nicola di darmi una mano ad uscire dalla vasca perché non ho forze e i dolori sono ormai continui e alzarmi da sola mi risulta praticamente impossibile. Mi aiutano a mettermi seduta sul letto, se stare seduta è fastidioso, stare sdraiata per la visita è tremendo! Sono praticamente pronta ma la bimba non riesce a scendere per bene perché ho l'ampolla rettale piena, così via in bagno dopo un "aiutino" della ginecologa. Torno da loro e mi metto seduta sullo sgabellino con Nicola che mi sostiene da dietro. Mia madre è lì davanti a me e mi guarda con l'espressione più tenera che le abbia mai visto in volto. Esce un momento per controllare Mia ma rientra subito perché si è addormentata sul mio letto. La ginecologa mi dice che ormai ci siamo e che posso iniziare a spingere. Dopo 5 o 6 spinte si vede la testolina della mia piccola e allora mi fa spostare sul lettino. Nicola sorride e ha gli occhi lucidi, mi accarezza delicatamente il viso e mi stringe le mani mentre mi aggrappo alle sue. Mi dice che si vede un ciuffo di capelli e allora sento dentro di me il tremendo desiderio di vedere finalmente la mia piccola. 

Ore 16.40: mia madre deve uscire dalla sala travaglio perché mio padre deve correre a lavoro (la moglie di un suo collega è entrata in travaglio e deve sostituirlo). Sono dispiaciuta, anche un po’ arrabbiata, ma la lascio andare pensando a quanto poco tempo manchi per stringere la mia piccola. In un secondo mi sento potente e meno stanca di prima, sento la voce di Nicola che mi da forza e mi sprona a spingere ancora, la ginecologa mi dice che è l'ultima spinta e lo capisco anche da me, perché sento mia figlia scendere e io aprirmi come un fiore che sta sbocciando. Ecco allora la contrazione e io spingo con tutta la forza e la voglia che ho dentro al cuore e la sento scivolare via da me. 

Ore 16.55: piange ed è calda, si rannicchia su di me come un cucciolo bisognoso di un rifugio sicuro. Mi guarda e per la prima volta guardo dentro ai suoi immensi occhi blu. Mi perdo e mi ritrovo in un istante nella potenza di quel momento. Nicola è stravolto dall'emozione e mia madre che è appena rientrata si commuove. Mia, in braccio a mia madre, viene a conoscere la sua sorellina e mi dico che andrà tutto bene e che, come sempre, affronteremo le cose giorno per giorno, momento per momento, mano nella mano. 

Il mio desiderio si è realizzato e ce l'ho fatta, il mio corpo non mi ha tradito e tutto è andato come speravo, forse anche meglio. Non mi aspettavo che sarebbe iniziato tutto senza che me ne accorgessi, mi ero immaginata di iniziare il travaglio a casa e di fare il tragitto per l'ospedale con i dolori e poi chissà che altro e invece, inaspettatamente è arrivata Emma Giuliana, 3,620 g e 53.5 cm di lunghezza.

Sono passati 19 giorni dalla sua nascita e dal primo momento dopo averla partorita, mi accompagna un senso di completezza e appagamento che non avevo mai provato prima. Mia è nata con un cesareo programmato perché doveva essere operata d'urgenza e non ho mai vissuto questo come un fallimento, ma come l'unica strada possibile per la salvezza di mia figlia, ma l'aver potuto dare alla luce Emma mi riempie di orgoglio e so che voi potete comprendere a pieno il senso più profondo delle mie parole. Grazie! e grazie a te La Margherita!!!! 

 WE CAN!!!!

 

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