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Puglia - Bari - Osp. Di Venere - Il VBAC di V.D.

La notte del 21/12 alle 4:00 un dolore mi sveglia dal pieno del sonno, come una piccola colichetta: rimango in attesa e cerco di appisolarmi, ma ecco che dopo 10 minuti torna un altro dolore simile.
Mah, strano...vado in bagno per vedere se riesco a liberarmi ma niente, forse è stato un passaggio d'aria, torno a letto.
10 minuti e un altro dolore; 10 minuti e ancora un altro. Sveglio mio marito, questi doloretti regolari mi sembrano strani, del resto sono a 40+3 e potrebbe benissimo essere il mio piccolo che ha deciso di nascere, anche se la scorsa volta non ho travagliato per niente a causa di un cesareo programmato e quindi non ho assolutamente idea di come siano queste famosa contrazioni.
Mio marito mi dice: "vediamo, se continuano capiamo cosa fare"; dico ok e penso che sia meglio andare di nuovo in bagno e provare a svuotarmi un po'...in bagno la sorpresa: slip completamente pieni di acqua, muchi e sangue.
Un po' tremante ma anche molto calma (a pensarci ora non so come ho fatto a mantenermi così) chiamo mio marito e gli dico che forse è meglio andare in ospedale. 
Nella cameretta dorme l'altro bimbo; una telefonata ai nonni, una lavata veloce, vestiti e giù in macchina, direzione ospedale.
Appena arrivati ci apre un'ostetrica "simpaticissima" che mi chiede: "primipara?" io "no, sono al secondo parto ma l'altra volta ho fatto il cesareo e questa volta vorrei provare il naturale..." e lei sbotta "eh no! ma sempre di notte le rotture di scatole! ma hai fatto un cesareo? fallo di nuovo, senza creare problemi".
Io penso "iniziamo bene: qui ci sarà da lottare...". Vieta a mio marito di seguirmi e, quando lui premurosamente mi passa la boccettina dell'Apermus, lei rimbrotta: "ma che sono 'ste cose, 'sti rimedi omeopatici? Ma fate parte di una specie di setta?". No, non ho parole.

Comunque mi visitano: rottura alta del sacco amniotico, collo dell'utero appianato ma tutto chiuso. "Signora lei non è nemmeno in fase prodromica, se il travaglio non parte entro 48 ore dobbiamo fare il cesareo".
Io: "va bene, ora intanto fatemi provare, poi ne parliamo". La dottoressa di turno: "signora potrebbe essere una sofferenza inutile ma contenta lei...sa a cosa va incontro? è preparata? Ah, e inoltre finchè rimane in fase prodromica non può avere nessuno vicino a lei". Ma no, come! Mi ero preparata ad avere il sostegno di mio marito, ne ho bisogno! Ma ok, sono arrivata fin qui e non mi arrendo così facilmente.
Mi assegnano una sala travaglio e mi fanno mettere in camicia da notte; dopo neanche un'oretta inizio a sentire i doloretti intensificarsi. Vomito due volte ed evacuo, mi sento debole. Mi attacco al telefono, la voce di mio marito mi da tanta forza. Le ore passano, arrivano le 10:00 e cambia il turno, una nuova ostetrica decisamente acida e piuttosto assente mi tormenta con frasi tipo "che ti credevi...chi te lo fa fare...sei ancora in tempo per il cesareo". Sono appena a 2 cm. Ok. Forza. Perlomeno ora fanno entrare mio marito.
Alle 14:00 cambia di nuovo il turno e per fortuna arriva il mio angelo: Susanna, un'ostetrica bravissima che rimane con me per tutto il pomeriggio, fino alle 20:00, mi coccola, mi incoraggia, mi aiuta a fare tutto quello che voglio, posizioni antalgiche, borsa dell'acqua calda, massaggi, digitopressione, tutto! Quando alle otto deve andare via mi sento abbandonata...lei mi visita e mi dice "coraggio, sei quasi arrivata, sei tra i 7 e gli 8 cm!". Uff, che fatica...Arriva una nuova ostetrica, forse la peggiore di tutte! Mi dice che fino ad ora non ho combinato niente, che il mio stare tutto il pomeriggio sulla palla non ha fatto altro che far rimbalzare il bambino su e giù, che se continuo così non nascerà mai...e mi impone delle posizioni che con le mie ormai fortissime contrazioni non riesco a sostenere, tipo in piedi sospesa alla fune (ma come si fa a stare sospesa sotto contrazione?!). Per fortuna va via presto: io non ce la faccio più, non la sopporto, mi metto a gridare di lasciarmi stare. Mi mandano l'ennesima nuova ostetrica. Ormai sono le 22:00: mi visitano e sono a 10 cm! Preparano la sedia da parto (ho provato a chiedere altre posizioni ma ormai ero così stremata che non ho avuto la forza di oppormi alle loro motivazioni). Contrazioni fortissime e ogni minuto, mi dicono di iniziare a spingere, ce la metto tutta ma mi dicono che la testa del bimbo è ancora un po' alta e non riesce ad "incoronare". 
Non ce la faccio più!!! Tutti mi incoraggiano, mi dicono che la notizia si è diffusa nel reparto e che ormai mi chiamano la "MAMMA GUERRIERA". Infatti ora che ci penso fino ad ora non ho versato una lacrima nè lanciato un urlo, solo coraggio e grinta. Ma ora non ce la faccio proprio più, inizio ad urlare, dico di non farmi l'episiotomia ma l'ostetrica mi guarda e mi dice "ha una manina in testa...così non ce la facciamo...io alla prossima contrazione devo tagliare". La guardo, distrutta. Ok, taglia, fai quello che vuoi, basta che esca dalla mia vagina e non dalla mia pancia. 
E' di parola: alla contrazione successiva taglia. Per il dolore urlo, spalanco gli occhi e mi alzo con gambe e braccia, mi sento squartata, non riesco neanche a spingere. Ma alla contrazione dopo spingo: "dai, una spinta lunga lungaaaaa e nasce!". 

E nasce. Nasce Diego, il mio amore, il mio miracolo, alle 23:30 del 21 dicembre, tre giorni prima di natale. 3,380 kg per 52 cm.
Lo stringo a me ma poi me lo portano via subito per farmi espellere la placenta (quasi non me ne sono accorta) e suturarmi (altro dolore immenso, 6 punture di anestetico praticamente inutili o quasi).
Dopo un paio d'ore in osservazione finalmente all'1:30 del 22/12 mi portano in camera e finalmente mi portano il mio piccolo amore, da cui non mi separerò mai mai più. 

Abbiamo combattuto insieme, questo legame resterà speciale per sempre.

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