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Lazio - Roma - Osp. Cristo Re - Il VBAC di Tiziana Coco

Care mamme ecco il racconto del mio VBAC.

Il 27 dicembre sono di ritorno dal monitoraggio di controllo dove mi dicono che non ho nessuna contrazione e tutto tace. Vado a letto tardi quella sera: all'una, ormai è il 28!
Appena mezz'ora dopo essermi addormentata mi sveglio con la sensazione di fare pipì e di non riuscire a controllarmi, vado in bagno e cola tanto liquido, faccio la prova della tosse ed è un'esplosione. Chiamo mio marito e dopo essermi depilata e docciata mi metto sul divano, iniziano le prime contrazioni...sono emozionata e scrivo sul gruppo di aprire un cerchio per me (grazie!). Le contrazioni sono molto distanti e decido di andare a letto, ma non riesco ad addormentarmi, si fanno più ravvicinate e mi sembrano delle onde, iniziano leggere leggere per poi diventare sempre più dolorose, ma non eccessivamente. Torno in bagno e il liquido è rosato, mi faccio prendere dal panico e dico a mio marito di vestirsi (che scema!), piano piano mi preparo anch'io e partiamo.

Arriviamo in ospedale alle sei di mattina, ma durante il viaggio le contrazioni si interrompono. Alle sette mi portano in sala travaglio, ma delle contrazioni neanche l'ombra, poi d'un tratto ricominciano più forti di quelle che avevo a casa ma ancora molto distanti tra loro, almeno 10 minuti. Mi attaccano il monitoraggio e le contrazioni spariscono, intanto prendo l'apermus che mi dona gentilmente la mia ostetrica preferita, colei che poi mi assisterà durante il parto. Di pomeriggio, mi fanno la prima visita: collo posteriore e chiuso, forse 1 cm di dilatazione, l'ostetrica fa lo scollamento delle membrane che dice mi aiuterà ad accelerare il tutto, ma non è così! È notte e a un certo punto dal monitoraggio si accorgono che il battito del bambino scende ad ogni contrazione: stanno tutti lì a fissare il tracciato ma mi rassicurano, intanto io comincio a non tollerare più quelle sonde, odio il monitoraggio. Finalmente è giorno, la mattina più lunga della mia vita...continuano a tenermi il monitoraggio fisso, che si sposta ad ogni movimento che faccio, non lo sopporto e chiedo ripetutamente di togliermelo, ma mi dicono di no e che dovrò tenerlo fino alla fine, intanto le visite si susseguono, sono passate già 30 ore dalla rottura delle membrane, ma la situazione non cambia di molto: sono scoraggiata, piango, dico a mio marito che voglio tornare a casa, che sono esausta, che non ce la faccio più...e poi pronuncio la frase che più temevo di pronunciare: voglio il cesareo!

Per fortuna mio marito è lì che mi incoraggia, che mi massaggia la schiena ad ogni contrazione, che mi sorregge e mi da forza, io sono nervosa e mi sfogo su di lui! Ad un certo punto lui si allontana e quando entrano le ostetriche dico loro che non ce la faccio più, mi dicono che nel caso si può ricorrere al cesareo, mi do una scadenza di qualche ora, se non cambia la situazione chiederò il cesareo, ma sono con il morale a terra. L'ostetrica mi vede piangere e mi dice che adesso sono a 3 cm (ma non poteva dirmelo subito mentre mi visitava?) allora riprendo coraggio, poi torna anche mio marito che mi dice di aver sentito la voce di Iolanda, c'è lei adesso di turno, lei ti aiuterà! E così è stato! Apermus a tutto spiano ogni 15 minuti, monitoraggio staccato e all'occorenza una sola sonda per sentire il battito del bambino, la sonda è messa talmente bene che posso stare sulla palla o a carponi senza che si sposti di un centimetro. Verso le 4 di pomeriggio del 29 inizio ad avere dei conati di vomito ma non esce nulla neanche saliva, sento che sono vicina alla meta...cambio spesso posizione per sopportare al meglio le contrazioni, ormai non sono più delle onde che arrivano lente ma sono violente e dolorose come delle morse, ormai sono anche ravvicinate ogni 3-4 minuti. Dico all'ostetrica che sono esausta, ormai sono ore che mi addormento tra una contrazione e l'altra, sono senza forze e mi metto a letto, mi fanno una flebo di glucosio, poi mi visita e sono a 8 cm!!!!! Wow penso ci sono quasi! Ma non ho il tempo di gioire che arriva un'altra contrazione, l'ostetrica dice: "il collo dell'utero è una pappetta! Adesso nasce!". Si lega i capelli e mi dice di spingere quando ne sento il bisogno e così faccio, in poche spinte la testa incorona e la sento, sento che brucia e chiedo di non farmi lacerare, mi mettono delle pezze calde che mi alleviano il bruciore, sento di nuovo di dover spingere e alla contrazione successiva spingo, spingo un'altra volta e lo sento uscire, finalmente, è un sollievo, sono le 20:13. Iolanda mi mette il bambino sul petto ed è caldo e morbido, non piange è sereno, mio marito è incredulo e piange, io non me lo ricordo ma lui dice che piangevo anch'io. Sono momenti bellissimi che ricordo come scene di un film, non riesco ad avere un ricordo lineare, ma a spezzoni. Dopo il bagnetto me lo riportano e lo attacco al seno, intanto ho espulso la placenta con una facilità che non mi aspettavo e viene ricucita la mia piccola lacerazione con appena un punto. Mi portano in un'altra stanza, per tenermi in osservazione, e mi addormento con il mio bambino attaccato al seno, dormiamo, ed entrambi raggiungiamo finalmente la pace dei sensi! Sono felice!

 

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