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Emilia Romagna - Carpi - Osp. Ramazzini - Il VBAC di Valentina Arletti

Il primo TC di Valentina è raccontato qui:

Emilia Romagna - Parma - Casa di Cura Città di Parma - Il TC di V.A.

 

Questa gravidanza è stata a dir poco turbolenta. Iniziata con un sospetto di malformazione fetale, fortunatamente smentito alle ecografie successive, continuata con rischio di parto pre termine alla 18w causa forti contrazioni dalla 16w. Riposo assoluto e poche carezze al pancione che nel frattempo cresceva e il mio Damian con lui. 
Intanto contatto un paio di ospedali: a Reggio Emilia la risposta è “visto il precedente cesareo si effettuerà un nuovo cesareo d’elezione" ok tanti saluti. A Carpi, invece, vengo messa in contatto dal primario con un’ostetrica e mi rassicura che da loro il VBAC si fa, addirittura sono i ginecologi a proporlo, e di stare tranquilla: perfetto.  
Passano le settimane, leggo tanti libri, voglio arrivare preparata; la situazione migliora, nonostante abbia avuto nausee per quasi la totalità della gravidanza e abbia pure avuto uno sfogo cutaneo con sospetto gestosi, anche qui fortunatamente smentito dagli esami. Arriviamo alle 32w e comincio finalmente a rilassarmi e a prendere confidenza con le mie forme crescenti: frequento corsi, faccio esercizi, mi compro la palla per cercare di mantenere una postura corretta (temo che il bimbo possa assumere posizioni sfavorevoli come il suo fratellino nato con cesareo). Tutto procede alla grande! 

A 34/35w perdo un po’ di tappo, le contrazioni aumentano, soprattutto la notte ma sono solo falsi allarmi. Io sto bene, un po’ stanca dall’assenza di sonno ma sono ottimista. Alla 37w vado a Carpi all’ospedale Ramazzini per fare gli esami per l’apertura della cartella. Porto con me il mio piano del parto, accuratamente scritto insieme all’ostetrica che mi ha accompagnata durante la gravidanza. Entro nelle grazie di un paio di ostetriche, la mia determinazione le colpisce e sono tutte del parere che ce la farò! Vengo poi contattata da un’ostetrica e da una studentessa, Elisabetta e Jessica, che stanno portando avanti un progetto con le pre tc sul massaggio polare. Elisabetta mi fissa il primo appuntamento, incuriosita vado ed effettivamente mi porta in uno stato di totale vicinanza col mio bambino, come mai prima. Jessica mi propone un questionario, porterà il VBAC come argomento di tesi, mi sento felice ed onorata a partecipare. La settimana scorre e la notte arrivano sempre più insistenti le contrazioni, al mattino però calano e tutto finisce nel nulla. 

Passano 5 giorni e torno a fare un altro massaggio polare, stavolta la visualizzazione è sull’apertura e sul parto. Mi sento che presto succederà qualcosa. La notte passa come al solito tra un dolorino e l’altro ma al mattino sento che c’è qualcosa di diverso, sento un fortissimo peso in basso, non chiudo le gambe, e mentre preparo il bimbo duenne per andare all’asilo un liquido caldo scende lungo le gambe, poi ancora, corro in bagno, è trasparente e continua a scendere…non ci credo! Ho rotto le acque! 
Comincio a ridere e mio marito mi guarda stranito, dobbiamo correre? Assolutamente no, sono limpide come acqua, abbiamo tempo, intanto lui accompagna il bimbo al nido, io chiamo in ospedale per sapere il risultato del tampone: negativo. Perfetto. Mi butto in doccia e partono i dolori. Quelli veri, sono loro! Capisco che sì, c’è tempo, ma bisogna andare, le contrazioni sono sempre più forti e vicine. 
Alle 9 siamo in ospedale e mi mettono il tracciato, eccole lì, ogni 3 minuti. La visita mi riporta sulla terra…testa posteriore, zero dilatazione, collo morbido. Caspita, penso, ma come? E intanto mi ricoverano, cateterino per eventuale antibiotico dopo 12 ore e ossitocina se dopo 24 ore non parte nulla (qui mi sale un po’ di panico, induzione? Oh no...). Vado in stanza ma non riesco a trovare una posizione per sentire meno dolore, imploro un’ostetrica per avere almeno una palla e alle 11 mi dice che si è liberata una sala parto e ci accompagna. Mi metto sulla palla, col monitoraggio attaccato, e provo col canto carnatico. 
La sala è grande e ha la vasca, peccato io non la possa usare, siamo soli io e mio marito che poverine deve subire i miei scatti di umore. Un pochino si attenua il dolore, ma le contrazioni le sento sempre più vicine e forti, ogni minuto e mezzo circa. Verso mezzogiorno arriva l’ostetrica e mi fa andare in doccia. Rimarrò sotto il getto caldo per 1 h e 20 minuti, fino al cambio turno. I dolori cambiano, sento come delle spinte che non riesco a frenare, la nuova ostetrica, Alessia, mi visita e mi da la buona notizia, 4 cm, siamo in travaglio! 

La testolina è ancora posteriore così mi fa cambiare posizione, mi metto in ginocchio e lei con la digitopressione cerca di attenuare il dolore che diventa fortissimo. Prendo il braccio di mio marito, lo stringo forte, gli domando di ricordarmi perché ho detto no all’epidurale (“la puntura sulla schiena” mi dice...ok, non voglio rivivere il dolore alla testa dovuto alla fuoriuscita del liquor...niente epidurale, giusto) ma mai ho pensato al cesareo, mai! Mille di quei dolori piuttosto che un nuovo taglio! 
Dopo un’ora la grande notizia, 7 cm! Qui metto il turbo...tiro fuori un’energia sconosciuta, alzo gli occhi e lo vedo, vedo il mio bambino nascere, lo vedo con ogni mia cellula, ci credo, è lì, lo sento scendere, incanalarsi, brucia. Spingo, spingo tantissimo forse mezz’ora, non sono più io, sono istinto e determinazione, non urlo, ma ringhio con una voce non mia, sono su un altro pianeta, in una dimensione parallela, eccolo, la testa, brucia, tantissimo, mi giro seduta, altre 2 spinte, forza ci siamo eccolo! 

Damian sguscia fuori ed è il momento più emozionante di tutta la mia vita, lo appoggiano sul mio ventre così, col cordone attaccato, lui che piange e io con lui, ora che riscrivo tutto questo piango ancora, e mi esce questa frase tra le lacrime “tutto questo, solo per questo momento” e l’ostetrica mi dice che avrebbe voluto registrarmi. Arriva il medico per darmi i punti, lacerazione di primo grado, pensavo peggio. Sono euforica, non riesco a tacere, sono un fiume in piena! Quando il cordone smette di pulsare lo fanno tagliare a mio marito e successivamente prendo il mio bambino e lo attacco al seno, il pelle a pelle, che meraviglia, 2 ore e mezza di coccole solo per noi. 
Poi arriva mia madre con Aron, il mio bimbo di 2 anni e mezzo, che mi porta una rosa e finalmente gli presento il fratellino. Averli lì entrambi, che emozione grande, che dispiacere non aver vissuto con lui questo magico momento di primo contatto. Lo amo ancor di più in quel momento. Lavano il mio Damian, faccio una doccia anche io, ho la pressione bassissima, mi propongono di rientrare in camera con la carrozzina, no, con calma, ma voglio rientrare con le mie gambe! Mi sento un supereroe!

Il mio bambino è nato di 3.595 kg per 52 cm (mi avevano detto che avrebbe abbondantemente superato i 4 kg, beh si sono sbagliati e come mi ha detto il primario quando è venuto a congratularsi per il mio VBAC i bimbi si pesano sulla bilancia, non con un ecografo), con un giro di cordone al torace, apgar 9 10 10, era in posteriore, come Aron, ma grazie ad Alessia che mi ha accompagnata con le posizioni da assumere, in 2 ore di travaglio è nato nel modo più naturale possibile. 
Damian si è attaccato subito al seno, tra noi c’è stata subito complicità, ora mi è tutto più chiaro. Le difficoltà, anche di riconoscimento da parte di entrambi dopo il cesareo, il fatto che Aron non si fosse attaccato al seno se non dopo 4 mesi...che cosa fondamentale ci è mancata. Durante le visite, ostetriche e medici entravano, mi chiedevano come va, ero quella del VBAC velocissimo, quella che si era presentata col piano del parto, avevo una bella tifoseria dietro, Elisabetta e Jessica in primis, che non ringrazierò mai abbastanza, tutti hanno creduto in me, tutti passavano a congratularsi.
Io ho creduto in me e nel mio bambino. E vedere lo sguardo fiero di chi era scettico, di chi era per “ il cesareo è più sicuro”, che gioia immensa. Sono riuscita da subito a prendermi cura di Damian, con qualche difficoltà dovuta ai dolorini muscolari e ai punti, ma ho fatto tutto da sola, ed è stata una gran soddisfazione, la mia autostima ha subìto un’impennata assoluta! Con questo, ora, voglio dirlo a tutte, il VBAC non guarirà ogni ferita, ma per me almeno ha chiuso un cerchio. Ho fatto definitivamente pace con me stessa, ogni lacrima dovuta dai sensi di colpa è stata asciugata. 

E finalmente sorrido, e la cicatrice sulla pancia non si vede quasi più.

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