Joomla 3.2 Template by Justhost Complaints

Veneto - Castelfranco - Osp. San Giacomo - Il VBAC di Consuelo Lena

Eccomi qui, come promesso e come dovuto a tutte voi che mi avete accompagnato in questi mesi per raccontarvi, come meglio riuscirò il mio tanto desiderato vbac.
Voglio però cominciare con i ringraziamenti e non con il racconto, perchè tutte queste persone certo con la mia determinazione hanno fatto il mio vbac!
Ringrazio: i gruppi: Noi vogliamo un vbac e il sito www.vbac.it, Gravidanza e parto naturali, parto naturale dopo cesareo:vbac, innecesareo, gravidanza e parto attivi.
Ringrazio: Daiana Foppa​, Virginia Rasera​, Melissa Bonnet​, Cristina Masiani​, Mariangela De Battisti​, Silvia Cagnani​, Cristina Gervasoni​, Lisa Canitano​, Lara Calaon, Silvia Littlepriest​, Francesca Vittoria Morgan​, Eleonora Piva​, Fabiola Greggio​, Maddalena Sabbadin, Debora Gremmo, Anna Anna Elettra Carpaneto​, mamme, ostetriche, ginecologhe, donne che con la loro esperienza, professionalità, informazione, mi hanno accompagnata e sostenuta prima durante e dopo. Spero di non aver dimenticato nessuna!

Il mio vbac e di Andrea Madeleine

Ho concepito la mia bimba con il capoparto, u.m. il 19 agosto 2014, concepimento 15-17 settembre, quando l'abbiamo appreso io e il papà abbiamo pianto, lui perchè non sapeva come fare con tre figli, io perchè non sapevo come affrontare un secondo tc!!! Ci è bastato poco, lui ha detto ce la faremo, io ho acceso il pc e ho iniziato a cercare come evitare un secondo tc a soli 15 mesi dal primo.
Già a ottobre eccomi immersa nei gruppi, ad ascoltare e cercare esperienze di altre e già in movimento per capire se nell'ospedale della mia città sarebbe stato possibile. C'è chi ha fatto vbac a Padova, ma in breve tempo, prendendo contatti con capo sala e primario, ho appreso che il loro protocollo non me lo permetteva, e col passare del tempo ho poi capito che il percorso doveva essere molto più lungo e profondo.
Non basta il protocollo, anzi non serve proprio il protocollo, perchè non siamo numeri e non partoriamo su statistiche e protocolli di sicurezza, ma siamo donne uniche e irripetibili, da valutare e seguire singolarmente. Grazie ai gruppi e a un'ostetrica D.B.​, sono approdata all'unico ospedale realmente pro naturale e pro vbac del Veneto: Castelfranco Veneto, 45 minuti dalla mia città. Ogni giovedì mattina alle 10 si può fare visita del reparto, ricevere ogni risposta ai nostri dubbi e prendere contatto con le ostetriche: un altro mondo, eppure è un ospedale al 100%, con tutte le procedure di emergenza.

Il mio compagno mi appoggia da subito, ha vissuto con me i primi due parti, sa cosa abbiamo passato con il tc e capisce subito i benefici di un parto naturale per me e per la bambina. Si nel frattempo sappiamo che è una bambina e che la gravidanza è del tutto fisiologica e quindi da gennaio 2015 mi faccio seguire unicamente al consultorio di Castelfranco Veneto. Faccio solo le tre ecografie di routine, nessuna visita interna, solo gli esami di routine, nessuna ansia, nessuna pressione. Intanto comunque la paura c'è col passare delle settimane, so che faccio bimbi grandi, so che comunque c'è un rischio di rottura dell'utero, o comunque ne senti sempre parlare e ti convinci che per quanto minima devi metterla in conto, devi mettere in conto che comunque come ogni parto, qualcosa potrebbe non andare e potresti ritrovarti in sala operatoria, metti in conto che comunque anche se sei in una super struttura potresti non trovarti con l'ostetrica di cui ti sei innamorata appena conosciuta...e un po' alla volta metti in conto che prima di tutto devi sapere tu dove vuoi arrivare e cosa vuoi e perché!

Io sono certa che la cosa migliore per me e la mia bambina sia un parto naturale, senza interferenza medica alcuna. So che arriverò alle 42 settimane se non oltre, so che sarà grande, so che ho paura, so che non voglio un tc se non in emergenza, so che non voglio induzioni se non oltre le 42w, il tutto se tracciati e liquido ok. Queste erano e sono le mie certezze: così passa la 40esima, intanto ai monitoraggi iniziano a ripetermi il protocollo (41+5 induzione) e io continuo a ripetere che posso rifiutarmi, loro me lo confermano ma mi ribadiscono che se non si muove proprio niente alla fine comunque resta solo il tc, che io comunque posso sempre rifiutare...E così passano i giorni e i monitoraggi, comunque ci salutiamo sperando sempre che la bimba decida di nascere, peso stimato 4,200 kg, va bhè, niente di strano, la prima era 4,360, se è passata la prima passa anche la seconda. Incontro qualche ostetrica più preoccupata e qualcuna per niente preoccupata, io sono tranquilla se i monitoraggi e il liquido sono ok. La pancia era enorme, l'ombelico si era tirato, il mio compagno mi dice che secondo lui sarà la più grande di tutti, e aveva ragione. Nella gravidanza ho preso solo 5 kg e l'unico vero disturbo era tanto male alle gambe di notte!

Siamo a 41+4, è sabato, al monitoraggio incontro un nuovo ginecologo che dopo lunghe riflessioni si sente più sicuro se faccio un monitoraggio il giorno dopo anzichè il lunedì e mi consiglia in tutti i modi di farmi fare lo scollamento e prendere l'olio di ricino il giorno dopo. Mi sembra che quel giorno faccio la prima o seconda visita interna, perchè volevo sapere se qualcosa si muoveva: ero 2 cm, collo raccorciato al 50% e tutto mooolto morbido.
41+5 altro monitoraggio, bimba tachicardica, ma normale, perchè si muoveva in continuazione. Ad un certo punto vado in bagno, torno, sistemo i ricettori del ctg, e dico al mio compagno: "c'è qualcosa che non va fa 54-60". Arrivano le ostetriche, mi stendono, mi mettono le flebo, io capisco solo battito fetale, inizio a piangere, penso ecco ci siamo un altro tc, mi tranquillizzano, il battito rientra subito, mi reidratano, si assicurano di avere tutti gli esami per una possibile emergenza, il ginecologo del giorno prima vedo che firma il ctg, sempre con quello sguardo poco convinto, forse per sicurezza avrebbe fatto il tc. Le ostetriche mi consigliano il ricovero, accetto e faccio 5 ore di tracciato.
41+6: sono in reparto, niente si muove. Al monitoraggio del mattino mi invitano a provare lo scollamento, ci rifletto, mi informo bene in cosa consiste, cosa comporta e alla fine a 41+6 con un minimo di dilatazione ci sta tutto, io inizio a desiderare che nasca, ma non ancora così intensamente. Ho paura. Intanto conosco una nuova ostetrica quella mattina, mi piace, una donna di grande esperienza che mi dà serenità, che cerca di entrare in contatto con me e il mio compagno e di capire le motivazione delle nostre scelte. Lei mi fa lo scollamento, tanto rispettosa, mi spiega tutto, con lei facciamo un piano di attacco graduale: scollamento, nel pomeriggio olio di ricino, il giorno dopo pausa, poi a 42+1 induzione leggera. Mi piace, mi sembra una soluzione tranquilla e sicura, dopo di che potrei dire di averle provate tutte con estrema tranquillità.
Nel pomeriggio penso di fare un secondo scollamento, ma devo aspettare la sera perchè il mio compagno non mi ha ancora portato l'olio di ricino. Intanto mi informo (sempre attraverso voi) sui pro e i contro dell'olio di ricino e lì la riflessione è lunga, soprattutto sui dosaggi. Con le ostetriche del pomeriggio non trovo un gran feeling, mi ripetono spesso di prendere l'olio e che la bambina deve pur nascere e che ormai non è che posso ancora aspettare tanto, tutte frasi che avevo sentito milioni di volte nei racconti altrui, che abbassavano la mia fiducia a 0 e mi mettevano in tensione, anche perchè ero per lo più da sola in ospedale e quindi spettava a me decidere.
La sera nuovo turno, le ostetriche sono impegnate in due nuove nascite e la ginecologa di turno viene a parlarmi, mi dice di aver parlato con il primario e che per il loro protocollo sono andata già oltre, che se la bambina non nasce da sola loro non possono fare induzione col propess, come mi aveva offerto l'ostetrica la mattina, ma che a 42+1 era un tc, al massimo se mi dilatavo un po' poteva darmi un aiutino con l'ossitocina, ma che rischiavo troppo, quanto volevo tenermi in pancia sta bambina e che non ero collaborativa, perchè potevo fare induzione ancora il giorno prima...Allora io le nomino altre strutture in Italia che lasciano aspettare e le dico che il propess viene da altri usato e che io non firmavo per il tc. Mi risponde che loro hanno anche dei protocolli da rispettare, che io sono già andata oltre e quando le ho ricordato che alcune aspettano anche le 43w ribatte che a casa propria ognuno può fare quel che vuole. Io sono sconvolta e col mio compagno siamo arrabbiati, ci chiediamo principalmente cosa sia cambiato dal mattino alla sera, ragioniamo, ci confrontiamo, anche con i nostri contatti. Verso le 23 decidiamo di parlare chiaramente con l'ostetrica, le diciamo che noi non firmiamo per il tc, che se questa è la loro linea il giorno dopo firmo per tornare a casa, che noi vorremmo fare come ci è stato proposto al mattino, eventualmente firmando la responsabilità della scelta. Ragioniamo con lei a lungo e alla fine ci lasciamo aspettando il mattino per un nuovo colloquio con il primario.
Prima di tornare a casa il mio compagno mi dice di stare tranquilla, se il primario è contrario mi viene a prendere e mi porta a Vipiteno. Dentro di me capisco quanto mi ama il mio compagno e quanto mi sostiene in questo momento, anche se l'idea mi sembrava folle! Forse anche a lui!
Alle 2.00 della 42w però inizio a sentire delle contrazioni, vado in sala parto e l'ostetrica mi spiega come gestirle con la respirazione, mi mette il monitoraggio sempre wireless. Sono prodromi e vado avanti fino a mattina, arrivo a 5 cm, ma sono sempre prodromi. Chiamo il mio compagno e gli dico di venire che secondo me in giornata nasce: alle 7.05 mi chiama, ha fatto un incidente e sta chiamando l'ambulanza...le contrazioni si diradano e diventano irregolari nel tempo e nell'intensità. Una mia cara amica decide di assistermi lei e arriva, per pranzo torno in camera con i miei prodromi e nel pomeriggio mi ritrovo nello sconforto totale, piango, piango e piango...ora Andrea Madeleine devi proprio nascere.
Tra l'altro non ho più paura perchè l'ostetrica del mio cuore mi aveva dato una grande notizia: io avevo una paura folle della fase espulsiva, pensavo che spingendo una bimba così grande avrei sicuramente rotto l'utero, o magari si sarebbe bloccata a metà, o chissà cos'altro, invece lei quella mattina mi ha illuminata: "tutto sbagliato -mi ha detto- l'utero si rompe o prima o in travaglio, nella fase espulsiva ormai ha fatto il suo lavoro, si è dilatato e non si rompe più! Spingi tranquilla!".
Bene, deve nascere...ho ancora l'olio di ricino e mi decido, ho raccolto tantissime informazioni e decido di prenderlo a piccole dosi, con un mix all'avanguardia. Comincio alle 16/17, fa effetto verso le 19, niente di che, come un leggero lassativo, faccio monitoraggio, alle 20 mi dico ormai siamo in ballo quindi balliamo e prendo una seconda dose che fa effetto subito, un po' più convinta, niente di che. Intanto cambia il turno delle ostetriche, la mia amica (che nel pomeriggio era andata a casa dal suo bambino) torna e comincia a spronarmi, mi dice che ci siamo per forza, che comunque i prodromi ci sono ancora e che dopo tutto questo non si poteva proprio finire con un tc! Arriva anche l'ostetrica che avrei in primis scelto per partorire, forse l'unica con cui mi sarei sentita sicura anche per un parto in casa, e mi dice: "Adesso ti alzi e vai giù in giardino a farti una passeggiata, prendi un po' di aria per 1-2 orette, mangi e bevi quello che vuoi, poi se partono le contrazioni bene, se no sai che domani ti ritrovi con...un tc! E se no ti manderei allo psichiatrico, ma qui non ce l'abbiamo!". Ci avviamo agli ascensori (siamo al 9 piano) e già i prodromi mi sembrano così dolorosi, ma io respiro a dovere, arriviamo al -1 ma non voglio niente da mangiare nè da bere. Intanto oltre al respiro inizio a piegarmi...che male, sarà l'olio di ricino? Ci avviamo all'uscita, siamo sulla discesa, una contrazione fortissima, mi piego, dico alla mia amica che sto facendo pipì, lei ride e mi dice "Dai Consuelo che ci siamo! Non è che si è rotto il sacco?!!" "Ma no -dico io- troppo poco!". Voglio tornare su, nel rifare il tragitto comincio a stare proprio male e vado diretta in sala parto: qui comincio a gridare, sono le 23 e l'ostetrica L. è tranquillissima, mi chiede un sacco di cose, per capire se finalmente ero in travaglio, cerca anche dei modi per alleviarmi il dolore, ma io ho troppo male e le rispondo che non lo so, che ho sonno, che ho tanto male. Tra un grido e l'altro sbadiglio, mi visita e quasi subito sono a 7, forse rottura alta del sacco (streptococco positivo, inizio flebo di antibiotico), mi dico che non sarei durata nemmeno un'ora, il dolore partiva dalla cicatrice e prendeva i reni e la schiena, tutto insomma! Mi siedo, mi alzo, mi piego, credo di essermi spogliata quasi del tutto, sudavo tantissimo, ricordo un momento in cui ho invocato tutti i Santi pregandoli che finisse. L. mi ha messo anche una borsa dell'acqua calda sulla schiena, ma il dolore era troppo forte e soprattutto non riuscivo a stare ferma, ad un certo punto ho detto: "Io devo fare la cacca, non mi interessa di niente, adesso spingo". L. mi dice di spingere, la guardo e le chiedo se sono dilatata e lei con un sorriso mi risponde di sì e che se voglio spingere di mettermi nella posizione che preferisco, meglio se sopra il letto e di spingere. Salgo sul letto in ginocchio appoggiata sullo schienale, ero proprio a mio agio. Nella mia testa era come se avessi già partorito perchè non si poteva più rompere l'utero, dovevo solo spingere: ci provo subito, sento il bruciore dei tanti racconti, bene mi dico è tutto corretto. Spingi che sento la testa che passa, l'ostetrica mi dice "bene, ma piano, con la prossima contrazione spingi ancora" intanto sento che dicono che vuole piangere e ancora non è fuori, allora spingo ed esce la testa, l'ostetrica P. è accanto a me e mi dice "dai che deve uscire il corpo, ma spingi solo con la prossima contrazione" e mi massaggia la pancia, la contrazione non arriva subito, ma al momento debito spingo e...è nata Andrea Madeleine 4,560 kg per 56 cm, nessun punto di lacerazione solo una leggera abrasione, alle 23.59 della 42w, con le ostetriche P. ed L., le due che ho conosciuto per prime di persona, che dall'inizio hanno creduto in me (non solo loro comunque). Ho fatto il taglio ritardato del cordone, la placenta è uscita con una successiva contrazione da sola.

Cos'altro posso dirvi, nel reparto di Castelfranco mi sono poi trovata come in una grande famiglia, anche in famiglia non sempre abbiamo tutti le stesse idee, come struttura ospedaliera hanno anche loro dei protocolli, ma credo che a parte poche altre in Italia difficilmente sarei arrivata a tanto, anche se la mia caparbietà ha fatto la sua parte. Tra l'altro ho scoperto che tante altre operatrici facevano il tifo per me! M. ti abbraccio forte! Scusate la lungaggine necessaria! Credete in voi stesse, informatevi, documentatevi, e rivolgetevi da subito a ostetriche e strutture pro naturale e pro vbac!

Tutte le informazioni contenute nel sito www.vbac.it non devono considerarsi come sostitutive del consulto medico.
Gli autori e gli amministratori del sito, pur impegnandosi ad aggiornare continuamente le informazioni contenute nel sito, non garantiscono né si assumono alcuna responsabilità circa la loro completezza e/o accuratezza; pertanto nessuna persona direttamente o indirettamente legata al sito (titolari, autori, copywriter, pubblicatori, moderatori e utenti del forum) potrà mai essere ritenuto responsabile, a nessun titolo, di eventuali danni e/o inconvenienti provocati dall'uso o dall'abuso delle informazioni in esso contenute. Il titolare del sito non controlla e non è responsabile delle informazioni contenute nei siti collegati e, pertanto, non potrà mai essere ritenuto responsabile di eventuali danni e/o inconvenienti provocati dall'uso o dall'abuso di tali informazioni.
Il titolare e gli amministratori del sito non controllano e non sono responsabili del contenuto delle informazioni e dei contributi inviati dagli utenti nelle sezioni aperte ed interattive (forum, area racconti), pertanto nessuno di loro potrà mai essere ritenuto responsabile di eventuali danni e/o inconvenienti derivanti dall'uso o abuso di tali informazioni e contributi.