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Sardegna - Nuoro - Osp. San Francesco - Il VBAC di Federica Scanu

Da quando ho iniziato il nostro viaggio verso il vbac ho sempre immaginato questo momento, in cui vi avrei raccontato il nostro successo, e ancora non mi sembra vero.
La mia prima bambina è nata con tc d'urgenza nel 2012 dopo diverse ore di travaglio per sofferenza fetale. Nessuno, io per prima, aveva capito quanto quella cicatrice mi si fosse impressa a fuoco nell'anima prima che nella pancia. Così ho iniziato a pensare che se mai avessi avuto un'altra gravidanza sarebbe andata diversamente.
Ho iniziato ad informarmi e sono arrivata a questo gruppo e, grazie alle informazioni e alle testimonianze di chi ce l'aveva fatta prima di me, ho davvero iniziato a credere che potevo regalare a mia figlia una nascita il più naturale possibile. E così ho deciso che questa volta non avrei fatto l'epidurale, convinta che l'altra volta abbia condizionato il mio travaglio.

Alla 37+5, dopo alcune settimane di fastidiosi prodromi, alle tre e mezzo del mattino capisco che ci siamo: mi alzo e le contrazioni si fanno sempre più vicine e dolorose. La respirazione e le posizioni antalgiche imparate al corso preparto mi aiutano e inizia la nostra danza: accompagnata dalla mia voce ad ogni espirazione, vocalizzo senza quasi accorgermene e mi dà un gran sollievo. Mi godo il silenzio della mia casa e le prime luci...una pace che mi pervade. Alle cinque e mezza chiamo la mia ostetrica e le sue parole uscendo di casa: "questa volta ce la fai" mi caricano. 
Alle sette sono in ospedale: l'ostetrica e la ginecologa che prepara la cartella vogliono che mi sbrighi, per niente empatiche, ma quando arrivo in sala parto trovo altre due ostetriche, una ragazza, mitica C., e una signora, L., molto rassicurante e calma. Istintivamente chiedo a C. se ci sarà fino alla fine e lei molto dolce e calma mi risponde di si. Capisco che sono nelle mani giuste e il travaglio procede velocemente. Sento il premito, voglio spingere: sul lettino, con mio marito affianco, mi concentro solo su di me. La voce delle due ostetriche che mi rassicurano e mi incoraggiano, mio marito che mi dice che ce la faremo, mi ricordo dei vostri racconti...e quando sento la testa di mia figlia che preme capisco cosa intendevate quando parlavate di un fiore che sboccia: così mi sono sentita, un fiore che apriva i suoi petali. Chiedo a C. se possibile di non farmi l'episiotomia e lei risponde che non ci pensa nemmeno e me la cavo con soli tre punti. E così alle nove e tredici del 29 aprile nasce la mia piccola Elisa Ricordo il suo odore che mi è rimasto sulla pelle tutto il giorno, il suo primo sguardo su di me e il suo primo sorriso. Siamo rimaste così fino a che ho espulso la placenta e C. ha tagliato il cordone solo dopo che aveva smesso di pulsare. Non avrei potuto desiderare di meglio, ancora oggi non ho parole per ringraziare C. e L. per questa esperienza unica, forte, senza eguali, bellissima.

Solo oggi posso dire che quella cicatrice è diventata un sorriso.

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