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Piemonte - Borgomanero - Osp. Santissima Trinità - Il VBAC di E.P.

Tutto è cominciato dal cesareo purtroppo più che necessario di Serena.
Sapevo che se avessi avuto un altro figlio sarebbe venuto al mondo "dalla parte giusta". 
E così l'avventura inizia a settembre. Già alla prima visita avevo detto alla ginecologa che avrei voluto un parto naturale. Comincio ad informarmi un po' e ne parlo spesso con mio marito che, pur facendomi tornare ogni volta con i piedi per terra, mi sostiene e mi dice che se è quello che voglio mi appoggerà sempre. Le visite si susseguono e, vista la gravidanza fisiologica, la ginecologa ha appoggiato il mio desiderio di avere un VBAC (parto naturale dopo cesareo). Cioè per tentare il cosiddetto parto di prova! Definizione che da subito ho odiato... Ma che è, ora uno deve provare a partorire???
Beh, comunque per partorire ho scelto l'ospedale più vicino a me e più comodo. Ho cominciato a chiedere informazioni ad una fantastica ostetrica, M., la stessa che era presente alla nascita di Serena. Ci siamo sentite un po’ e ha sempre risposto alle mie domande sull'organizzazione della struttura per quanto riguardava il VBAC, rassicurandomi ogni volta.
A 36 settimane ho preso contatti con l'ospedale e fatto il bilancio di salute. Già in quel momento ho messo in chiaro che volevo un parto naturale. A., l'ostetrica che ho trovato, carinissima, era dalla mia parte ma mi ha accennato che avrei comunque dovuto programmare un cesareo se fossimo andati troppo oltre il termine. La prima bimba era nata tre settimane prima e così, erroneamente, pensavo che anche questa volta non si sarebbe fatta aspettare. Tutto il contrario di quello che è accaduto.
Sono arrivata alla data presunta del parto e nulla. Intanto l'ansia cominciava a farsi sentire perché sapevo che da protocollo in quell’ospedale non avrebbero atteso oltre le 41 settimane e 3 giorni e poi avrebbero fatto il cesareo, inoltre nelle pazienti precesarizzate non avrebbero usato alcun tipo di induzione. Non volevo ritrovarmi su quel tavolo operatorio e farmi aprire solo perché non era pronta. Certo, ci fossero state complicanze era tutta un'altra storia. Io però sapevo che la gravidanza è fisiologica fino a 42 settimane e continuavo a ripetermelo.
A due giorni dalla scadenza, avevo appuntamento con la mia ginecologa in ospedale, ma era impegnata e ho ritrovato M. la mia fantastica ostetrica e abbiamo parlato un po' di quello che sarebbe potuto succedere. Intanto mi consiglia di sfruttare un po' il marito...Le prostaglandine nello sperma potrebbero essere utili.
Non succede nulla, così a 40+1 cominciamo con i monitoraggi.
A 40+4 altro giro, ma era tutto a posto, tracciato nella norma e liquido a posto. Ho trovato però una ginecologa che voleva programmarmi il cesareo 41 settimane e due/tre giorni. Ho detto che non ero molto d'accordo, pur sapendo che i loro protocolli lo richiedevano. È stata abbastanza irremovibile, ne abbiamo riparlato e siamo arrivati alla conclusione che avrei deciso con la mia ginecologa al monitoraggio programmato successivo a 41+1. Nel mentre però ha preferito fissarmi un altro controllo perché la bambina era un po' addormentata, quindi 40+6 torno in ospedale per il monitoraggio. Trovo A. l'ostetrica del bilancio di salute, parliamo un po' della mia situazione e decido di farmi scollare le membrane (ne avevamo già parlato favorevolmente con M.). Mi insegna alcuni punti della digitopressione e mi dice di continuare a prendere l'Apermus. Torno a casa e seguo tutte le indicazioni. È da un po' che desidero con tutta me stessa di far uscire questa bimba.
Nel frattempo ho sporadiche contrazioni, è da qualche giorno che sembra parta qualcosa e poi si ferma tutto...E io mi illudo sempre più. È domenica, mi sono fatta scollare le membrane al mattino e anche oggi sento delle contrazioni ma altro falso allarme, si ferma ancora tutto. Il martedì dovrei andare in ospedale per programmare questo benedetto cesareo ma non lo voglio con tutto me stessa. Voglio dare la possibilità alla bimba di arrivare a 42 settimane, se lo riterrà necessario...
Il lunedì decido di andare a fare una bella passeggiata da sola e parlare con Chiara. Cambio prospettiva, le parlo. Capisco che non voglio solo che esca perché non ne posso più, ma voglio abbracciarla! Così glielo chiedo…Verso le 23 di lunedì vado a dormire. Alle due mi sveglio. Come tutte le ultime notti. Non riesco a dormire, respiro male per il naso chiuso, devo fare la pipì…Rimango sveglia fino alle quattro quando sento che si rompono le acque. Una parola: "Mannaggia!" E se ora non parte niente????
All'inizio il liquido sembra giallino, quasi limpido, ma ho un attacco di vomito e diventa verdino. Mio marito si sveglia e si comincia a preparare. Io avrei voluto aspettare ancora ma visto il colore non rassicurante preferisco andare subito in ospedale.
Alle sei meno quarto sono in ospedale e suono il campanello della sala parto. Trovo ancora l'ostetrica A. che mi visita: liquido tinto e dilatazione scarsa. Io mi vedo già in sala operatoria e comincio a piangere. Così decide di aiutarmi un po' durante la visita. Vado da mio marito che mi aspetta in sala d'attesa e ci abbracciamo. È lì con me. Poi faccio il monitoraggio e mi dicono che almeno la bimba sta bene. Ho qualche contrazione ma niente di serio, le solite che sento da giorni. Di turno c'è anche la mia ginecologa che fa la notte e prima di finire il turno mi ricovera. Salgo in reparto. Intanto continuo a vomitare e sento che le contrazioni su fanno più vicine. In reparto trovo M, ne sono davvero felice perché mi conosce più che bene.
Alle 8.30 mi accompagna in sala parto con mio marito e decide di stare con me fino alla fine. Non potrei essere più contenta e serena.
Con noi c'è anche una studentessa molto brava e so che la ginecologa di turno è assolutamente pro parto naturale. Potessi farei i salti di gioia!
Sono a 3/4 cm, mi mettono il monitoraggio per un po' e, visto il vomito ad ogni contrazione, dei liquidi endovena. Mio marito mi sta vicino, mi accarezza mentre gli stritolo la mano. Provo a vocalizzare durante le contrazioni e cerco di riposarmi e rilassarmi tra una e l'altra. Sono nel letto e non mi voglio spostare di lì, posso muovermi come voglio, ma appena trovo una posizione comoda ho paurissima a muovere un muscolo. Nel mentre la studentessa mi massaggia la schiena e l'ostetrica mi incoraggia. Io continuo a dire a tutti e a dirmi "ce la facciamo! Ce la dobbiamo fare!". Sono ancora in me. Sono le 11 e sono ancora a 4/5 cm, con contrazioni dolorose e regolari.
Poi ad un certo punto il dolore cambia, non lo sento più partire dal centro sotto l'ombelico, ma è più ai lati. Mi rimettono il monitoraggio ma non mi dà affatto fastidio, non me ne accorgo quasi. Sono a 7 cm, il dolore si fa più forte e le contrazioni più ravvicinate. Sento che devo fare la cacca, un po' viene, con la pipì che farò più volte durante le contrazioni. Sono in un mondo parallelo, concentrata su di me e sulle mie sensazioni. Più volte mi dicono di ascoltare la bimba, di seguirla e assecondarla. Vedo M. che mi massaggia le caviglie, mi incoraggia e mi parla. C'è anche la dottoressa, presenza vigile e attenta ma molto discreta e sento che fa il tifo per noi. Mi diranno poi che il battito era calato un po'. Sento sempre che devo fare la cacca, sempre di più. E sento voglia di spingere. Mi dicono di aspettare. La sensazione però aumenta ed è veramente incontrollabile, non ce la faccio a non spingere. Così passa ancora qualche contrazione. Mio marito si fa da parte perché non lo cerco più. Ma lo vedo vicino, sempre più concentrata. Le pause sono sempre meno.
Ore 12.25 mi visitano: dilatazione completa! Pausa, breve momento di relax. Secondo M. nascerà intorno alle 13. Poi ancora contrazioni: è il momento vero di spingere, si vede già la testolina!! Mi chiedono se voglio alzarmi ma non me la sento, sono comoda nel letto. Le contrazioni sono ancora più forti, mi dicono di lasciar cominciare la bimba a spingere e poi aiutarla. Così faccio. Inizio a urlare mentre spingo, mi viene spontaneo, sono davvero in un’altra realtà, guidata da delle dolci voci fuori campo. Grido dal male e più volte dico che non ce la faccio, ma non è vero. Dentro di me sento tutta la forza necessaria. Continuano ad incoraggiarmi, dicono che sono brava, che sta andando tutto bene. La sento scendere sempre più, mi chiedono se voglio vedere con uno specchio, inizialmente non voglio, poi prendo coraggio e guardo, si vedono i capelli!! Ad ogni spinta sento che scende, vedo che scende. Pian piano la testa esce, una contrazione dopo l'altra, una spinta dopo l'altra. Incoraggiata dalla dottoressa che segue il battito della piccola, dall'ostetrica che appena glielo chiedo mi tiene le gambe quando sento che arriva la contrazione e mi mette a riposare tra le spinte e dalla studentessa che si prepara a prendere la bimba. Ci siamo quasi, la testa è quasi fuori. Respiro velocemente e affannosamente, mi viene da spingere anche senza contrazioni perché manca davvero poco, ma non va molto bene. Ancora una volta mi guidano, facendomi concentrare sul respiro e a spingere con la pancia al momento giusto. Mi mettono dell'olio per lubrificare, lo sento fresco. Ancora una contrazione, spingo una, due, tre volte e vedo uscire la testa! Probabilmente mi lacero, ma non sento nulla. Meraviglia!!! Con la successiva esce il corpo.
Chiara ha una manina vicino al collo e il cordone a bandoliera. Sta benone!! Me la appoggiano sul petto. Sono le 13 in punto. Previsioni perfette! Sono felice, ma si fa sentire tutta la tensione accumulata. Non so perché ma comincio ad agitarmi, mi dicono di spingere ed esce la placenta. Mio marito taglia il cordone appena smette di battere. Io sono agitatissima, non capisco più nulla...Devono darmi i punti (piccola lacerazione di 1° grado) e sono più agitata che per tutto il parto, non so perché, non sono io! Saranno tutte le tensioni ed emozioni accumulate...Finito di sistemare le parti intime mi riappoggiano la bimba e ci lasciano soli. Siamo noi 3, vicini vicini, in un momento magico. Chiara comincia a mangiare e poi si addormenta. Io rimango in un misto di agitazione ed euforia, fiera di aver raggiunto il mio obiettivo, soddisfatta del risultato che accolgo tra le braccia, vicina a mio marito che ci ha appoggiato in questo percorso. Abbiamo trovato tutte le persone giuste al momento giusto.
Doveva andare così, e Chiara lo sapeva.

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