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Campania - Napoli - Clinica Mediterranea - Il VBAC di Barbara Z.

 

Il precedente TC di Barbara è raccontato qui:

Campania - Acerra - Casa di Cura Villa dei Fiori - Il TC di Barbara Z.

 

Ho avuto una gravidanza molto serena, proprio come la prima, ho preso pochissimo peso, nessuna nausea, nessuna patologia, mi sentivo strafelice, certo avevo qualche doloretto alla schiena e un po’ di insonnia ma era tutto molto gestibile. L’unica vera malattia era nella testa, la paura di non riuscire, la paura di superare nuovamente i conti, la paura che il mio corpo non avrebbe saputo trovare la strada per arrivare naturalmente a partorire.
Più si avvicinava la dpp più la paura si faceva sentire. Ero ormai di 40 settimane e avvertivo le prime pressioni sul pube e sul nervo inguinale, le contrazioni di Braxton Hicks si facevano sempre più consistenti e cominciavo a sentirmi molto carica. Una notte ebbi fino alle 2 nausea e contrazioni nella zona inferiore, feci una doccia per capire se ero in prodromi ma tutto si fermò, mi misi a letto e sperai nel domani. Da quella notte i segnali non so perché si affievolivano giorno dopo giorno piuttosto che intensificarsi, mi sentivo sempre meglio. Passarono altri sette giorni e arrivò la notte antecedente al primo tracciato, il fatidico giorno 41+3 di gestazione, e mi sembrava proprio di esserci, nuovamente pancia dura, pressione sul pube e sul nervo inguinale, contrazioni e nausea, ero lì e aspettavo la mia bambina e pensavo di averla scampata, tutto stava partendo, mi sentivo felice. Faccio di nuovo la doccia e di nuovo si ferma tutto…

La mattina del 3 agosto vado in clinica per il primo tracciato. La prima persona che vedo è R. un’amica del gruppo “Noi vogliamo un VBAC!!!!” che aveva appena avuto il suo parto naturale in acqua e la cosa mi ha messo di buon umore. Aspetto il mio turno, il ginecologo mi presenta le ostetriche e prima di fare il tracciato vuole visitarmi. Lo lascio fare perché ero molto curiosa, speravo che le contrazioni avute nelle notti precedenti avessero avuto effetto sulla cervice, infatti quel mattino avevo il collo morbido, raccorciato, percorribile, ancora non centralizzato. Ebbi la stessa diagnosi anche dall’ostetrica. Il medico mi fa un ecografia e purtroppo vedo con i miei occhi che il liquido che avevo la settimana prima era scomparso, avevo avuto per settimane solo la sacca superiore ma non ci eravamo mai preoccupati perché era bella grande, invece quel mattino cercammo quella sacca tutti insieme per molti minuti ma non c’era, sospettano rottura alta del sacco. Le stime ecografiche calcolavano un peso di 4,1 Kg e il tracciato non presentava alcuna contrazione.

A quel punto ho dovuto prendere la mia prima decisione: aspettare un altro po’ o provare a dare un “aiutino” come lo chiamano loro. Marina stava bene, potevamo cominciare il nostro laborioso cammino l’una verso l’altra. Scelgo di provare lo scollamento delle membrane, il mio corpo mi aveva dato dei segnali nei giorni precedenti, mi sentivo fiduciosa e non volevo rischiare di finire in tc d’urgenza per peso stimato grosso e/o sofferenza fetale. Prendiamo possesso di una stanza, lasciano me e mio marito nel confort e in solitudine, ero spaesata ma serena. Fino alle 12 purtroppo ho avuto pochissime contrazioni molto sopportabili, troppo simili a quelle avute a casa, non erano prodromi. Mi propongono il propess e l’ansia che il mio corpo non sappia imboccare la strada da solo mi fa accettare. L’ostetrica del cambio turno alle 14:30 mi visita e si accorge che la fettuccia non era ben posizionata, me la riposiziona con forza senza lubrificante, sento tantissimo dolore e mi arrabbio con lei, con me stessa e piango. Torno in stanza, scrivo alla mia ostetrica del corso pre-parto e alle sante donne conosciute nel gruppo, un po’ per cercare conforto ma anche per cercare la forza per non abbattermi, ormai ero in cammino non dovevo cedere. Ritrovo me stessa e un po’ di fiducia nel mio corpo. Avendo accettato il propess ogni due ore mi propongono un tracciato per monitorare le condizioni di Marina per fortuna lei era in piena forma e questo mi confortava, sono stata fino al mattino dopo sotto contrazioni frequenti ogni 3-4 minuti molto intense, alla visita serale mi informano che ero a 2 cm collo ancora più morbido e raccorciato, non mi danno parametri precisi. Mi dicono di andare a dormire se riesco. Rimaniamo da soli senza disturbi, solo un tracciato notturno per vedere Marina come reggeva alle contrazioni e alle prostaglandine.

Il mattino dopo, 4 agosto, torna il mio medico e decide di togliermi la fettuccia ero ancora a 2 cm, mi suggeriscono di fare l’antibiotico per il sospetto di rottura e accetto, mi liberano di tutto, nessuna visita né tracciati, ci mettiamo abbracciati sul letto, con la musica che ci eravamo portati  e cerchiamo di riposare e di trovare la strada verso il travaglio.
Poco prima di mezzogiorno cominciano delle belle contrazioni efficaci e comincio a perdere parte del tappo, una gioia immensa non l’avevo mai visto, qualcosa stava accadendo, comincio a sentirmi così felice ed entusiasta che le contrazioni che arrivano sempre più forti mi sembrano bellissime. Il pomeriggio lo trascorro con la mia playlist a ballare, nessuno ci disturba fino al cambio turno della sera. Alle 20 con contrazioni sempre molto forti mi visitano, l’ostetrica dice che riesce a percorrere il collo con due dita, il collo ormai era perfettamente centralizzato ma le contrazioni sono ancora troppo distanti a 7-8 min. Mi consigliano di continuare a visualizzare e a rilassarmi.
Alle 23 il mio ginecologo mi rivisita e insieme alle ostetriche decidono che era ora di entrare in vasca ero a 3 cm abbondanti le contrazioni erano molto forti ma sempre a più di 5 minuti l’una dall’altra, in acqua avrebbero potuto intensificarsi quindi mi fanno provare.

Entro in acqua in questa stanza con luci soffuse, letto matrimoniale e filodiffusione con la mia playlist. Arriva anche mia madre che nel frattempo era a casa ad addormentare la sorellona, all’inizio le dicono di fare a turno lei e mio marito in sala parto, poi assecondano il mio desiderio di averli entrambi. Dopo due ore alle 00:45 ero a 5 cm con contrazioni sempre ogni 5-6 minuti mi propongono la tanto odiata ossitocina e la accetto, ero stanca, non dormivo da due giorni e non volevo arrivare al giorno dopo così. Mettono la flebo e subito le contrazioni si trasformano in bombe brevi e dolorosissime, quelle naturali erano molto intense e partivano dalla schiena, queste erano concentrate sull’utero ed erano quasi insopportabili. In meno di tre ore arrivo a dilatazione completa, con i massaggi alla schiena di mio marito e il sostegno di mia madre. 

Finalmente arriva la sensazione di spingere, mi aggrappo con forza alla liana in testa alla vasca, le prime tre spinte mi mandano in panico non succede nulla, non so spingere mi sento persa sento che non la sto aiutando ad uscire, poi improvvisamente capisco mi concentro e tocco la testa lì pronta. Sono emozionata, mi concentro e alla spinta successiva ecco la testa, mia figlia è davanti a me vedo i capelli, il collo, le orecchie, mi spiegano di non toccarla e di lasciarla fare da sola…Marina ora ha la parte più importante, ruota la testa e si gira dal lato del suo papà che la vede per primo in viso e subito esclama "è uguale ad Elena". Questa per me è stata la parte più commovente, il dolore era già passato, sentirla muovere nella mia pancia mentre si girava, vederla mettere in pratica quello che avevo letto in decine di libri, sentire che stavamo partecipando insieme a quella nascita mi ha dato una gioia immensa.
Arriva l’ultima spinta ed esce il suo tenerissimo corpicino, alle 3:45 del 5 agosto 2015 nasce in acqua Marina 3,330 kg, 52 cm, capelli scuri e guanciotte tenerissime. Me la appoggio al petto e rimaniamo lì abbracciate per una decina di minuti, lascio al cordone il tempo di smettere di pulsare, lei respira serena io sono stremata ma mi sento benissimo. Il papà taglia il cordone ed esco dalla vasca per il secondamento con ancora lei in braccio. Mi metto sul letto la porto al seno e lei si attacca con piacere, siamo lì nude pelle a pelle, senza alcun dolore arriva anche la placenta, la ringrazio per aver protetto la mia bambina per tutta la gravidanza. Mi mettono qualche punto per piccole lacerazioni spontanee. Il tempo di svuotare la vasca e mettere un po’ a posto e ci lasciano soli. Rimaniamo a dormire sul lettone tutti e tre stanchi e soddisfatti per più di due ore. Poi ci alziamo e torniamo in camera nostra dove ci aspettava mia mamma.

Il ricordo più brutto che ho di tutto il lungo cammino che mi ha portato a questa nascita sono le visite delle ostetriche e del ginecologo, sono state dolorosissime in ogni fase del travaglio di certo con il prossimo rifiuterò anche quelle! Invece il rimorso è quello di non aver aspettato, alla natura non si comanda, il 3 agosto era presto per indurre il parto e nonostante gli “aiutini” mia figlia si è presa il tempo necessario per nascere, quasi due giorni in più.

La struttura dove ho partorito si è rivelata essere molto rispettosa considerato quello che offre il mio territorio, ogni deviazione dal mio piano del parto mi è stata proposta e spiegata e mai mi sono sentita violentata, ogni medicalizzazione necessaria o no è stata scelta da me e mio marito. Mi hanno lasciata bere e mangiare quello che volevo, muovere e ballare, la presenza della vasca si è rivelata un aiuto determinante per ritrovare le forze e per entrare in una dimensione più intima. Di certo c’è ancora tanto da migliorare, non è stato il parto dei miei sogni, non posso dire di sentirmi pienamente soddisfatta, la mia corazza non era abbastanza indurita e ciò ha determinato un inizio poco “indisturbato” ma sono sicura che se avessi una seconda possibilità non ripeterei gli stessi errori.

Ringrazio le donne che hanno contribuito alla mia formazione in questi tre anni, le stesse conosciute nel gruppo “Noi vogliamo un VBAC!!!!” e che mi hanno dato la possibilità di dare il mio piccolo contributo al sito www.VBAC.it.
Ringrazio mio marito per il sostegno durante quelle ore così difficili e per aver assecondato il mio desiderio di partorire con VBAC specialmente quando avevo perso fiducia nel mio corpo, lasciando da parte le sue paure.
Ringrazio il mio ginecologo che ha rispettato in ogni momento le mie volontà e la mia ostetrica che al momento giusto a distanza ha risvegliato in me la forza per andare avanti.
Ringrazio me stessa, perché ho saputo perdonare il mio sorriso sulla pancia, perché non mi sono fermata al primo “non si può fare”, con tanto coraggio e determinazione ho dato a mia figlia una nascita dolce e rispettata.

 

N.d.R. Ci teniamo a sottolineare che la bimba di Barbara, stimata 4,1 kg, è nata di 3,3 kg. Questo è solo uno dei tanti esempi di quanto siano fallaci e fondamentalmente inutili le stime del peso.

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