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Trentino Alto Adige - Brunico - Osp. di Brunico - Il VBAC di S. P.

Ora vi racconto il mio meraviglioso VBAC. Il tutto inizia con un dubbio…partorire nelle Marche o in Trentino?

Ebbene sì, abbiamo passato un anno in un meraviglioso paesino montano in provincia di Belluno (al confine con Trentino ed Austria) grazie al lavoro di mio marito. Per un anno quindi ci siamo trasferiti ed abbiamo trascorso il periodo più bello in assoluto. Tra escursioni, sciate, pura montagna, marmotte e caprioli abbiamo scoperto che la nostra Alice avrebbe avuto una sorellina, che si sarebbe chiamata Elsa.
Gli ospedali che avrebbero potuto seguirmi erano due, Pieve di Cadore o San Candido. La scelta è stata immediata: San Candido. A Pieve di Cadore vige ancora la “regola” che a cesareo segue cesareo, il secondo ospedale invece ha tutti i presupposti per essere pro vbac. All’inizio ero titubante, ma con chiunque parlassi il responso era sempre lo stesso: avrebbero fatto di tutto per farmi fare un parto naturale. Gasatissima sono partita in quarta!!!
Facendo poi i conti abbiamo visto che la nascita sarebbe stata in agosto, appena dopo un nuovo trasferimento di mio marito. Panico! Non volevo partorire di nuovo ad Ancona!!! Un altro cesareo sarebbe stato scontato. Poi è arrivata la notizia che il reparto maternità di San Candido avrebbe chiuso a marzo, mi sarei dovuta recare quindi a Brunico. Panico doppio! E Ancona sempre più vicina, fino a quando anche mio marito non si è convinto: io sarei rimasta in montagna e dopo il parto sarei tornata nelle Marche. Fortunatamente, durante le visite, anche mio marito si è reso conto di questa grande differenza tra gli ospedali. Averlo vicino in questa scelta è stato fondamentale, anche sapendo che probabilmente lui non ci sarebbe stato.

Così eccomi qui…giornata passata in Val Visdende a costruire un aquilone e correre per farlo volare con la mia bimba, poi sorgenti del Piave, insomma una giornata piena ed intensa!
Arriva la sera ed a casa iniziano le prime contrazioni. Non ci faccio molto caso, anche perché non sono per nulla dolorose. Sono regolari, ma sono convinta anche che passeranno. Poi mia mamma insiste per portarmi in ospedale, anche perché è dal giorno prima che ho delle lievi perdite. Così alle 22 andiamo a Brunico, che è ad un'ora di macchina. Intanto avverto mio marito (che si trova nelle Marche) ma lo rassicuro sul fatto che sono convinta mi rimandino a casa.
Arrivo in ospedale e mi fanno subito un tracciato. Visitandomi vedono che sono dilatata di 3 cm. Nel frattempo le contrazioni non se ne sono andate, ma continuano regolarmente anche se per nulla dolorose. Decidono di ricoverarmi dato che casa ed ospedale distano un'ora di strada e dato che ho subito già un cesareo. Rimandano a casa mia mamma, dicendole che il parto non sarebbe stato imminente. Avverto sempre mio marito che, ovviamente, vuole essere tenuto aggiornato. Mentre preparano le carte del ricovero mi fanno un nuovo monitoraggio. Si sono fatte le 2.05 del mattino quando rompo il sacco. All’ostetrica dico: “mi sa che si è stappato qualche cosa”. E lei guardandomi mi dice che sarebbe stato meglio richiamare mia mamma. Lei era appena rientrata a casa ed è ripartita di nuovo! E’ da qui che sono iniziate le contrazioni, quelle vere, quelle dolorose, quelle che danno la vita! Una…Due…Tre…Alla quarta sento che devo spingere, ma mi sembra troppo presto! Chiamo l’ostetrica e glielo dico, mi visita e guarda incredula la collega, poi mi guarda e mi dice “quando senti la contrazione accompagna la spinta, è ora!”. Ed io più incredula di lei “Ma adesso? Ora? Ma non è presto?”.
E così mi sono ritrovata ad affrontare un’altra contrazione spingendo a più non posso. Poi l’ostetrica mi chiede se riesco ad andare in sala parto, ma le dico di no, non riesco proprio ad alzarmi. Altre due contrazioni ed è così che nasce la mia bambina in sala monitoraggio, alle 2.22: parto naturalissimo, lieve lacerazione spontanea, niente medicalizzazione, ma solo stringendo la mano al ginecologo che, giustamente, era li come spettatore. Tutto talmente veloce che quasi mi devo ancora rendere conto di ciò che è stato. E poi ecco il mio piccolo scricciolo tra le mie braccia, pelle a pelle, cuore a cuore. Ero sola in mezzo a gente sconosciuta che parlava un’altra lingua, ma questa gente ha avuto un tale rispetto per me che ha reso tutto magico e speciale. E’ stata una scelta difficile tra l’ospedale di Brunico o avere mio marito vicino, ma non finirò mai di ringraziarlo per avermi sostenuto in questa scelta, dimostrando di amarmi a tal punto da rinunciare a vedere nascere sua figlia.

A chiunque legga questo mio racconto non posso fare altro che consigliare quest’ospedale, una perla rara in Italia, dove a noi precesarizzate viene dato modo di dare alla luce nostro figlio naturalmente e dove fanno il possibile perché ciò accada e dove un nuovo cesareo è effettuato solo come ultima, ultimissima possibilità.

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