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Lombardia - Brescia - Osp. Civile - Il VBAC di F.M.

Eccomi qui! Dopo 5 mesi finalmente mi ritaglio del tempo per scrivere il racconto del nostro VBAC, mio, di mio marito e del nostro bimbo!
Ma facciamo un passo indietro. Nell’ottobre 2014 alla 31 settimana di gravidanza mi fanno un cesareo perché il mio bimbo soffre di idrope fetale. Dopo due giorni di lotta e coraggio il nostro piccolo vola via…

Nell’agosto 2015 rimango incinta e da lì inizia il nostro cammino verso il VBAC. Rubo 5 giorni sulla data dell’ultimo ciclo…non si sa mai! Ed effettivamente poi proprio grazie a questi giorni “rubati” riesco a garantirmi la serenità dell’attesa, quando i giorni dopo la DPP iniziano a passare. La gravidanza procede bene, seguita dall’ostetrica del consultorio e con qualche ecografia in più per controllare l’evolversi della gravidanza.
Arriviamo così alla 40 settimana, controllo liquido e tutto ok. Il giorno dopo provo a fare un’induzione naturale con massaggi e moxa, il bimbo si muove tantissimo, ma non parte nulla. Faccio un altro controllo alla 40+4 settimana, il collo è pervio e accorciato al 50%. L’ostetrica gentilissima mi chiede se voglio che provi a scollare le membrane, io acconsento e lei mi dice che farà la procedura “con amore”. Non dovesse partire nulla a 41 settimane indurranno con catetere di Foley.

Torno a casa e qualcosa inizia a muoversi, sento alcune contrazioni. Mio marito inizia a praticarmi la digitopressione: durante la gravidanza abbiamo studiato il documento presente nel sito.
Arriva la sera, doccia e contrazioni regolari. Aspettiamo ancora e poi decidiamo di fare un salto in ospedale. Qui mi ricoverano in prodromi, dilatata di 1 cm. Tutta la notte ho contrazioni, la mattina mi visitano e sono ancora di 1 cm. Passo tutto il giorno a camminare e vocalizzare, a fare docce, a respirare e a farmi la digitopressione da sola: mio marito mi ha incollato dei pezzi di nastro adesivo sulla schiena, in modo che io possa sentire il punto esatto dove comprimere. Non mi toccano più fino alle 22 quando sono io a chiedere una visitina, non ce la faccio più. L’ostetrica mi guarda e sorride “che brava, tutto da sola e sei già di 6/7 cm. Chiama tuo marito!”. 

Ci trasferiamo in sala parto, dove mi accoglie un’ostetrica dolce e la sua studentessa, mi chiedono dell’epidurale. La rifiuto, voglio provarci da sola. E poi…mi chiedono del piano del parto ed entrambe lo leggono tutto con calma, sono felicissima: ho trovato proprio le persone giuste! Arriva mio marito, trafelato e spaventato, ma determinato ad aiutarmi con la digitopressione. E inizia così un viaggio doloroso e meraviglioso allo stesso tempo. Le ostetriche mi coccolano, mi fanno massaggi con olio caldo e mettono salviette calde sul perineo. Le luci sono basse e c’è una musica rilassante in sottofondo. Il monitoraggio è continuo ma il filo del monitor è molto lungo e riesco a muovermi per tutta la stanza. Le ostetriche mi incoraggiano a cambiare posizione, in piedi, seduta sullo sgabello olandese, per terra su un materassino, a carponi, sul lettino, di lato. Per tutto il travaglio non vengo mai visitata per controllare la progressione della testa del bambino, proprio come avevo chiesto. Durante una spinta si rompe il sacco. Ed ecco che all’improvviso mi sento una leonessa, esce la mia parte più primitiva, più animale, ed inizio a spingere con forza e con vocalizzazioni basse.

Alla fine dopo quasi due ore di spinte nasce il nostro bimbo. Una meraviglia. Ce l’abbiamo fatta! Me lo mettono subito sulla pancia e lui nel giro di mezz’ora raggiunge i capezzoli e tenta di succhiare. Le ostetriche aspettano che il cordone smetta di pulsare prima di tagliarlo, come nostra richiesta. Tutto perfetto, tutto come sognato, una meraviglia.

 

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