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Toscana - Pescia - Osp. Cosma e Damiano - Il VBAC di Serena Albante

Il primo TC di Serena è raccontato qui: 

Lazio - Fondi - Osp. San Giovanni di Dio - Il TC di Serena Albante

 

Sono passati 4 anni dal mio precedente cesareo: è il 26 febbraio 2011 e scopro di essere nuovamente incinta. Come per la prima gravidanza, non è stata cercata al 100% ma il destino quando ci si mette manda tutte le carte al loro posto! Dpp 28 ottobre: mi carico di forza ed affronto questa gravidanza senza pormi troppe domande. L'unico passo che mi sento di fare immediatamente è la richiesta della mia precedente cartella clinica. Alla prima visita di controllo, il ginecologo (che non lavora in ospedale) mi tranquillizza che è tutto a posto! "Poi più in là, decideremo insieme la data del cesareo, sa, essendo una precesarizzata" io guardo negli occhi mio marito e lui con un solo sguardo mi trasmette tutta la sicurezza che mi serve per affrontare il discorso con il medico. Gli dico che andrò a tentare un travaglio di prova in un ospedale lontano 500 km, che mi assisterà mia sorella ostetrica e che non ho intenzione di subire un altro cesareo a meno che non sia necessario: lui non mi fa altre domande, mi dà il suo benestare e mi dice che valuteremo tutto insieme con il procedere della gravidanza. 

Tra nausea a vomito anche questa gravidanza procede nel migliore dei modi: dopo un paio di mesi riesco ad ottenere la mia vecchia cartella clinica piena di orrori e mancanze (chissà perché!). 

Prendo appuntamento con il primario dell'ospedale dove ho deciso di far nascere la mia bambina e lei mi aspetta a braccia aperte. Osserviamo insieme la cartella clinica, facciamo un programma, mi fa un'ecografia, in cui per la prima volta la mia bambina si presenta cefalica (segno del destino?!), e rimaniamo d'accordo che intorno alla metà di ottobre mi sarei trasferita a Lucca. Lavoro fino al 14 ottobre e poi mi trasferisco con mio figlio maggiore da mia sorella: non è semplice tenere un bambino in appartamento, soprattutto uno come Francesco abituato a vivere in campagna, all'aria aperta! Tant'è che dopo 10 giorni mi dice: "mamma, io voglio tornare a casa e stare con i nonni e con papà!” , con quelle parole è cresciuto lui ed io insieme a lui! Ho tagliato il vecchio cordone ombelicale per dedicarmi "al nuovo" e col senno del poi è stato meglio così!

Ammetto che sono stata presa dallo sconforto in più di un occasione: la lontananza da casa e dalla mia famiglia non era per niente semplice. Fatto sta che tra difficoltà e pianti è arrivata la mattina del 3 novembre.
Mi alzo, vado in bagno e mi rendo conto di avere il pigiama leggermente bagnato. Chiamo Chiara, mia sorella, che mi fa sdraiare sul letto e con dei colpetti di tosse riesce a capire che ho rotto le acque nella parte alta del sacco (perciò non ho allagato il letto), mi dice di stare calma e chiamiamo mio marito che si prepara anche lui con calma e parte (ci vogliono 4 ore di macchina per raggiungermi). Io sono stranamente calmissima, continuo ad avere delle contrazioni leggere come è successo anche nei giorni precedenti. Pranzo con un piatto di pasta e mi bevo la tisana alla cannella (bleà) che mi ha preparato Chiara e che dovrebbe aiutarmi. Arriva Elena, un'ostetrica a domicilio e allieva di Verena che mi fa fare delle visualizzazione per aiutarmi a rilassarmi. Dopo 18 ore dalla rottura delle acque devo fare la profilassi antibiotica, quindi in previsione della notte andiamo in ospedale.

Lì mi attaccano al monitoraggio dove si evidenziano comunque delle belle contrazioni (non fortissime) e la ginecologa mi propone di rompere le acque in modo da avviare per bene il travaglio ed io acconsento. Resta con me solo il mio angelo custode Chiara. Mando mio marito a casa a riposare con la promessa di chiamarlo per qualsiasi evenienza, comunque sappiamo che andrà per le lunghe, il mio è come se fosse un primo travaglio. E così comincia la mia danza: tremo in mezzo al letto e non riesco a stare sdraiata, così provo con la palla da pilates che mi aiuta ad attutire le contrazioni che piano piano stanno diventando più forti ed intense. Accolgo ognuna di loro come un buon segno! Decido di fare una bella doccia calda e quella mi aiuta ancora di più, mi scalda, mi fa rilassare e mi rigenera. Quando decido di uscire dalla doccia Chiara mi visita: il mio utero si sta innervosendo un pochino, sta comunque scaricando 4 anni di tensioni, così mi fanno un antispastico per rilassare i muscoli. A detta sua mi ammorbidisce, ma verso le 3 del mattino sono ancora ferma con la dilatazione (dietro mia richiesta non mi dà mai un numero, non voglio sentir parlare di cm), non ho cenato e sono stanca: mi propongono di fare l'analgesia (che io non volevo) e di provare a dormire un po'. Mi fido ciecamente di Chiara e acconsento a tutto ciò che mi dice. In effetti riesco a riposare un po' e quando alle 6.30 mi sveglio mio marito è lì con me e mi aiuta in tutte le fasi successive. Non vengo visitata continuamente, in tutto il tempo che sono stata lì mi avranno visitata 3 volte. Nel frattempo mi hanno portata in una cameretta tutta colorata, nessun disagio: posso camminare, ancheggiare, spogliarmi, strillare, ridere...sono praticamente a casa mia! Continuo ad usare la palla, poi passo ad uno sgabello "bucato" ma con quello sento troppo dolore. Alla fine, stranamente, trovo il mio sollievo solo da sdraiata. Verso le 10.30 mi rivisitano: 5 cm! Io sono contentissima di aver superato lo scoglio dei 3 cm, ma la ginecologa no: “Serena, non possiamo rischiare e tirare troppo la corda! Voglio darti altro tempo ma non esageriamo: se per le 14.00 non sei almeno completamente dilatata dobbiamo ripetere il cesareo” (solo dopo ha ammesso che voleva solo sbloccare qualcosa dentro di me con quelle parole). Da lì un pianto liberatorio mi ha spogliata definitivamente non solo dei vestiti, ma anche di tutta l’ansia che avevo accumulato negli anni e di tutta quella forza di cui avevo cercato di coprirmi...ho finalmente capito che in quei momenti non puoi tenere nulla sotto controllo, devi lasciarti scivolare via tutto, le certezze, le paure, le gioie, le ansie! Devi lasciar scivolare via il tuo bambino!
Nel giro di poco sono arrivata ad una dilatazione di 8 cm e da lì hanno cominciato a farmi spingere per raggiungere la dilatazione completa. Non ricordo quante spinte ho dato, ricordo solo quanto è stato in gamba mio marito che non mi ha lasciata sola nemmeno un secondo! E alle 13.51 è nata Elisa, tra le braccia di mia sorella che l'ha presa al volo. Le mie uniche parole sono state “ce l’ho fatta!”, ho guardato mio marito negli occhi e gli volevo trasmettere con un solo sguardo tutti i miei GRAZIE! Ha fatto per me una cosa meravigliosa! Elisa è stata appoggiata sulla mia pancia ed è stata lì per le due ore successive (pelle a pelle), l'ho attaccata al seno e lei ha subito cominciato a ciucciare come se non avesse mai fatto altro in quei nove mesi. Come avevo richiesto, hanno tagliato il cordone ombelicale solo quando ha smesso di pulsare. Con lei lì non ho sentito né un punto dei tre che mi hanno messo né la visita "estrema" della ginecologa che ha controllato se l'utero fosse apposto! Sono uscita dalla stanzetta con le mie gambe, ho assistito al primo bagnetto e alla vestizione, me la sono portata in camera e l'ho riattaccata al seno. Dopo un mese sono andata dal mio ginecologo per raccontargli della mia esperienze e lui si è fatto raccontare tutto per filo e per segno.

Sono grata a tante persone per questo miracolo:

A mio marito in primis che non mi ha mai fatto domande e mi ha sempre e solo appoggiata

Al mio ginecologo di casa che mi ha supportato nella mia scelta

Alla mia ginecologa di Pescia che senza quasi conoscermi si è fatta carico della mia scelta e mi ha aiutata ad esaudire questo desiderio tanto sospirato

Ai miei familiari che nonostante la titubanza iniziale hanno fatto del loro meglio per prendermi per mano ed accompagnarmi lungo questo cammino

A Chiara, il mio angelo custode che mi ha insegnato tanto, tutto,  mi ha insegnato che SE VUOI PUOI ESSERE IL DIRETTORE DELL'ORCHESTRA

Infine grazie ad entrambi i miei bambini; il primo per avermi messo alla prova e la seconda per avermi insegnato a vincere tutte le mie paure!

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