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Piemonte - Novara - Osp. Maggiore della Carità - Il VBAC di N.L.

Siamo una coppia infertile. Lo abbiamo scoperto dopo pochi mesi di matrimonio, un fulmine a ciel sereno, che ha fatto cadere mio marito in depressione. Desideravamo un bambino con tutti noi stessi e ci siamo rivolti da subito in una clinica specializzata in PMA (Procreazione Medicalmente Assistita). Tommaso è arrivato al primo tentativo, anticipando di 40 giorni la data presunta del parto, con un taglio cesareo d'urgenza per prolasso di funicolo. Non ho mai digerito il mio parto: mi sono sentita incapace, sono uscita da quella sala operatoria delirando, quasi rifiutando il mio bambino che avevo sognato per due anni, piangendo a ogni racconto di parto naturale, sognando quelle emozioni che non avevo provato e che mi facevano vivere il ricordo della sua nascita con estremo senso di colpa. 

Abbiamo deciso di avere un altro bambino e dopo tre tentativi falliti, sempre di PMA,  è arrivata Camilla. Da subito ho sognato il mio VBAC, documentandomi e leggendo, parlando con la mia ginecologa che sembrava non ostacolarmi, ma sempre con un po' di timore e paura. A 38 settimane ho iniziato ad avvertire qualche contrazione, irregolare, ma abbastanza dolorosa, e dalla visita mi riscontrano una dilatazione di 2 cm. Perdo il tappo e penso che il momento si sta avvicinando, sfrutto il maritino, che gradisce di gran lunga la cosa, ma la situazione rimane invariata. Il 18 giugno, a 40+1, usciamo, vado a vedere una partita di calcio con il mio treenne scatenato al seguito e mi pervade un'acidità di stomaco pazzesca, tant'è che non ceno e verso mezzanotte mi metto a letto. Alle due avverto dei dolori, mi alzo, smangiucchio dei grissini, cammino un po' per casa. Alle tre decido di fare una doccia, il marito si sveglia e mi chiede se voglio andare in ospedale. Rifiuto, sento che non è ancora il momento giusto. Alle sei le contrazioni sono ogni sette minuti e cedo alla sua insistenza, l'ospedale dista 60 km, ma la strada è sempre trafficata e decidiamo di andare. Arriviamo attorno alle sette. Io tranquilla, ogni tanto avverto dolori, ma sono, tutto sommato, abbastanza sopportabili. Non ci sono camere libere né posti per fare il tracciato, così l'ostetrica decide di visitarmi subito. Sono a 5 cm, mi fa i complimenti per il buon lavoro svolto a casa e mi porta in sala parto. Io sono ancora incredula, il momento si sta avvicinando e io sono galvanizzata, ma ho anche paura, non voglio lontanamente immaginare di dover fare un altro taglio cesareo, ma ci penso. Ce la devo fare. 

In sala parto mi attaccano al tracciato, contrazioni irregolari. Mi lasciano sola con mio marito, dicendomi di mettermi nella posizione che preferisco, con il cd di Jovanotti in sottofondo. Inizio a tranquillizzarmi, a ogni picco il marito mi massaggia e mi tiene la mano. Dopo un'oretta mi staccano il tracciato e cammino un po' per il reparto. Alle 14.00 arriva la mia ginecologa, mi visita e sono a 6 cm...mannaggia, tutto sto dolore e solo 1 cm in più! Mi dice di stare tranquilla, che ce la farò, e mi chiede se voglio che mi rompa il sacco: non so se sia la cosa giusta, un po' mi preoccupa, ma spero possa aiutarmi. Mi rompe il sacco e mi saluta abbracciandomi, dicendomi che sono in buone mani e che ci sentiamo quando la piccola sarà nata. Sento che ce la posso fare. Le contrazioni partono ravvicinate, intense, dolorose...ahi che male...non immaginavo. Nel giro di 40 minuti sono a dilatazione completa. Non ci credo!!!! Mi dicono che posso iniziare a spingere e mi propongono diverse posizioni. Provo sullo sgabellino, ma non riesco a rilassarmi, poi a carponi, aggrappandomi al lettino. Non capisco subito come spingere, all'inizio mi viene quasi da trattenere...poi capisco, mi metto a pancia in su e mi tengo le ginocchia. L'ostetrica mi dice che quando mi sentirò pronta a lasciarla andare nascerà...rivivo per un attimo l'angoscia provata dopo il cesareo, una sorta di ansia da distacco, ma dura poco, sento le spinte, fortissime...alle 16.21 la sento sgusciare fuori da me, bellissima, calda. Camilla è venuta al mondo e sono stata io a farla nascere. Vedo mio marito emozionarsi come un bambino, piangere e ridere allo stesso tempo. Le ostetriche mi dicono che sono stata bravissima. La mia bimba è bellissima. Pochi minuti ed esce la placenta, senza dolore. Mi dicono che ho una leggera abrasione e un ematoma al labbro, ma ho l'adrenalina alle stelle e non sento più nulla. Mio marito recide il cordone, mentre la piccola non si stacca più dal seno. Sono incredula, felice, mi sento fortissima. Voglio alzarmi, andare dalla mia famiglia e mostrare il mio trofeo. Rimaniamo due ore noi tre, due ore che mi sembrano volare, con lei che ciuccia beata. Mi sento appagata, al settimo cielo e Rocco mi ringrazia per avergli regalato l'emozione più grande della sua vita. Rimaniamo in ospedale solo 48 ore per mancanza di posti, ma io mi sento in formissima e non vedo l'ora di iniziare la nostra vita in quattro. Nulla potrà cancellare il ricordo del mio tc, quegli attimi di panico dopo un tracciato in cui io stessa avvertivo che il mio bimbo stava soffrendo, ma la mia cucciola mi ha fatto provare ciò che ogni donna meriterebbe di vivere. Grazie a tutte voi, ai vostri racconti, alle vostre informazioni, da sola non ce l'avrei mai fatta.

 

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