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Piemonte - Ciriè - Ospedali Riuniti - Il VBAC di Paola Orso Giacone

 

Il primo TC di Paola è raccontato qui:

Piemonte- Ciriè - Ospedali Riuniti - Il TC di Paola Orso Giacone

 

Erano passati solo 9 mesi dalla nascita di Lucia, la mia prima bimba, che ha reso di me una mamma, ed una nuova vita era appena nata dentro di me. Abbiamo sempre voluto che i nostri bimbi fossero molto vicini di età: l'arrivo del fratellino così presto è stata una sorpresa ed una grande gioia. L’inizio della gravidanza ci ha tenuti con il fiato sospeso: la data delle ultime mestruazioni non corrispondeva, l'ansia delle beta, l'attesa dell'esito, poi finalmente la ridatazione e tutto è andato al meglio. Gravidanza fisiologica seguita da una meravigliosa ostetrica del consultorio, esami sempre perfetti, bimbo in posizione fin da subito, mi sentivo alla grande. 

Fin dal TC precedente, avevo iniziato ad informarmi sul VBAC perché ero certa che questa volta avrei voluto partorire. Un ginecologo, durante una visita (avevo avuto leggere perdite), mi disse che avrei dovuto abortire perché era passato troppo poco dal TC (che mi fece lui...) e che sarebbe stato da pazzi tentare il VBAC “perché si sa, non capita mai, ma la rottura dell'utero è sempre un rischio io con il sorriso ringraziai della sua premura e che avrei valutato. 

Le settimane passavano, le mie ricerche proseguivano, ed io devo tutto al gruppo di sostegno e supporto al VBAC che si trova su Facebook, è una miniera di informazioni ed è l'unico luogo in cui nessuno ti dice “l'importante è che ora stiate bene” quando parli del dolore che ti ha dato il TC.  Arrivo alla 32 settimana. La mia ostetrica del consultorio, meravigliosa, mi chiede (sapendo già la mia risposta) “Allora, vuoi fissare il TC o vuoi partorire?”  io naturalmente rispondo che partorirò. Fisso quindi una consulenza con il ginecologo responsabile della sala parto dell’ospedale di Ciriè (TO). 

I protocolli per poter fare VBAC sono: peso stimato del feto inferiore a 4 kg, tracciato fisso, induzione a 40+6 con foley oppure a 41 settimane direttamente TC, minimo 24 mesi dal TC precedente (ma per me fanno un'eccezione). Di questo protocollo trovo inaccettabile la forzatura dei tempi, sapendo che fino a 42 settimane la gravidanza è fisiologica, quindi tengo pronto il “piano b” (e quindi tengo aperta la strada per l'ospedale di Aosta). Ho richiesto anche il taglio tardivo del cordone ed il pelle a pelle immediato: mi hanno risposto che si fa di prassi per loro. Ho conosciuto altre mamme che lì hanno avuto il loro VBAC (che ringrazio perché mi hanno sopportata e supportata durante la mia avventura) ed ero ormai sicura di aver trovato il posto giusto per me. 

Arrivo a 39 settimane ed un sabato mattina alle 5.00, mi sveglia una contrazione forte (erano 2 mesi che le Braxton mi facevano compagnia, quindi la differenza è stata chiara). Che emozione! Sapevo benissimo che erano solo i cari simpatici prodromi, quindi niente fretta, attendiamo. Alle 7.00 del mattino, infatti, svaniscono queste contrazioni dolorose ed irregolari. La giornata passa senza altri dolori, la sera intorno alle 19.00 eccole ricomparire, contrazioni sempre irregolari e dolorose, tanto da farmi credere in un falso allarme e vado in ospedale: pervia al dito e torno a casa. 

Passa così anche la domenica, con brevi contrazioni ogni ora/ora e mezza, poi la sera eccole ripresentarsi più forti e vicine, ma più irregolari, per poi diminuire al mattino; stesso scenario si ripete il lunedì notte ed il martedì. Inizio ad essere piuttosto stanca e depressa, sfogo tutto sul gruppo di supporto al VBAC, dove sento il sostegno e la forza delle mamme che cercano di tenere alto il mio morale, sono ormai 5 giorni che non dormo, in più dal martedì notte dalle 19.00 non ho più potuto sedermi nè sdraiarmi; un fortissimo e fisso dolore ai reni e schiena me lo impedisce, e trovo sollievo solo a stare in piedi. 

Il mercoledì mattina chiedo aiuto alla mia ostetrica, purtroppo non può vedermi e mi consiglia di fare un giro all'ospedale. Trovo un'ostetrica splendida, che mi infonde coraggio, le contrazioni quella mattina non sono sparite, ma continuano, io le gestisco, ma il dolore alla schiena invece è davvero acuto, faccio il tracciato in piedi e mi visita: pervia a 2 dita. Le chiedo come posso fare a far partire il vero travaglio e lei mi propone lo scollamento: le condizioni sono ormai favorevoli, e io accetto. Vedo la ginecologa che mi guarda i livelli del liquido e mi chiede cosa voglio fare: torno a casa o resto lì in osservazione? Io dico che voglio andare a casa, sono stanca, non riesco a sedermi nè sdraiarmi, non ho toccato cibo dalla sera prima e voglio fare una lunga doccia. Torno a casa, mangio 2 forchettate di insalata, ma sono stremata, mi faccio una lunga doccia e cerco di sistemarmi sul letto in qualche posizione per riposare. Chiudo gli occhi forse mezzora, ma poi parte una contrazione forte e lunghissima, inizio a sentire un bruciore sulla parte bassa della pancia (lì dove c'è la ferita del tc) ed il dolore alla schiena si fa insopportabile; in quell'istante vacillo, la mia forza di volontà è messa alla prova. 

Ce la farò? Le contrazioni si fanno incalzanti, provo a misurarle e sono ogni 3 minuti! Vado in bagno e perdo sangue misto a muco: ci siamo, questa volta senza dubbi. Corriamo in ospedale (circa un'ora di auto ci voleva, ed io non riuscivo a star seduta; è stata una tortura terribile quel viaggio! Il mio compagno correva parecchio, ed io in prossimità di un velox l’ho avvisato “attento al velox!...ma che cavolo sto pensando io ora??!!” e siamo riusciti anche a farci una risata). 

Arrivata in ospedale, mi sono fatta portare in barella in reparto, ero in preda ai brividi e agitatissima. Appena vedo l'ostetrica di poche ore prima, mi calmo, mi sento coccolata, accolta; in quell'istante mi avvolge una sensazione di sicurezza. Sono le 18.00 e dopo avermi calmata, mi visita: 3 cm, il travaglio è iniziato! Mi fa spogliare, mettere la camicia per il travaglio, mi chiede scusa, ma deve mettermi un tracciato, che naturalmente faccio in piedi (ormai sono 24 ore che non mi siedo nè sdraio) e mi rassicura dicendomi che entro la mattina avrei tenuto in braccio il mio Walter. Mi viene da urlare e mi dice di buttare fuori ciò che sento, di fare tutto ciò che voglio; da lì a poco ci sarebbe stato il cambio turno e mi avrebbe lasciato nelle mani di una sua collega. 

Ed eccola che arriva, il mio angelo custode, l’ostetrica che per me sarà il mio faro da quell'istante; ricorderò sempre i suoi orecchini a forma di farfalla coloratissimi! Inizia a farmi provare tutte le posizioni, per cercare quella più comoda per me; carponi, seduta, appoggiata su lettino, sdraiata, sullo sgabello olandese al contrario, accovacciata. Prova a mettermi una borsa dell'acqua calda sui reni per vedere se mi da sollievo (il dolore alla schiena è l'unico di cui mi lamento) mi fa pressione sui punti antalgici, ma nulla, io riesco a sopportare le contrazioni solo in piedi, avvinghiata al collo del mio compagno. Mi dice che mi visiterà ogni 2 ore se per me va bene, e che se sentirò di “dover far la cacca” di avvisarla che ci saremo quasi. Avevo sempre il tracciato attaccato, ma i cavi erano lunghissimi e mi permettevano tutti i movimenti, ed io mi sono dimenticata proprio di averlo. 

Mi dice che mi avrebbe staccata per farmi una bella lunga doccia, mi sistema i teli e mi butto sotto l'acqua. Che paradiso! Che magica sensazione, quella mezz'ora sotto l'acqua le contrazioni sembravano lievi e dolci, avrei voluto non finisse più! Il mio compagno nota che mi stavo bagnando i capelli e si affaccia all'ostetrica per chiederle un phon; lei dice di non averlo, ma che lo avrebbe cercato. Così quando esco dalla doccia, il mio compagno mi aiuta a rivestirmi, una seconda ostetrica mi riattacca il tracciato e la mia cara ostetrica mi asciuga i capelli “mi fa la messa in piega”. Durante il travaglio sono stata lucida, presente, serena, tranquilla; i dettagli di quelle ore sono vividi e chiari dentro di me. Mi mettono la cannula nel braccio, sempre da in piedi, e di lì a breve dopo una contrazione “diversa” urlo: “ma io devo far la cacca!!!” l'ostetrica un pò incredula mi dice di aspettare ancora un paio di contrazioni, ma la sensazione è proprio quella! Quindi mi visita: dilatazione completa, io la guardo “mi prendi in giro?” e lei mi sorride "solo giusto un bordino" posso iniziare a spingere se sento di doverlo fare. La seconda ostetrica, nel mentre, mi da qualche cucchiaino di zucchero per darmi un po' di forze. 

Le prime spinte sono incerte, non so bene come gestire quella voglia irresistibile, provo a mettermi accovacciata ma è peggio; alla fine mi trovo comoda semisdraiata con le gambe in basso e aggrappata ai maniglioni del lettino litotomico. Il sacco è integro, sento Walter spingere con tutte le sue forze con i piedini appoggiati alle mie costole ed io lo assecondo; il dolore alla schiena ed alla ferita è scomparso, solo voglia di spingere e basta. Sono emozionata, sono ubriaca di gioia “ci sono quasi, ce la sto facendo. IO CE LA STO FACENDO!” L'ostetrica guarda il tracciato e mi dice che mi romperà le acque, in quel momento appare una signora (era la ginecologa) che si mette a fianco a me, senza dire nulla. Il mio compagno incuriosito da quella presenza, butta un occhio al tracciato; i battiti di Walter scendono. Io spingo ancora ad ogni contrazione, dopo forse 5 o 6 spinte, la ginecologa mi dice “Forza è ora di fare la mamma di Walter, dobbiamo farlo nascere in fretta” e lì mi accorgo che sono comparse una decina di persone nella sala. Inizio a preoccuparmi. L'ostetrica mi tranquillizza, mi dice solo che dobbiamo fare un pò in fretta, ma che tutto sta andando bene, di concentrarmi sulle spinte e con una mano lei tocca la testa di Walter mentre arriva la contrazione (che fastidio mi dava la sua mano lì!). Vedo che mi sta rasando, le chiedo se mi deve fare l'episiotomia, e mi dice solo se sarà necessaria, la ginecologa mi incita a spingere, ma dopo poco si arma di ventosa: ci sono troppi cali ed è ora di intervenire. Chiede alle ostetriche chi mi può fare la kristeller ed io chiedo “ma io sono pre-tc potete farmela?” la mia ostetrica mi dice di stare tranquilla, che ora può farlo per aiutare Walter, e lo farà lei personalmente. Ogni operazione che fanno, mi dicono cosa succede e mi rassicurano. Tagliano, infilano la ventosa e inizio a spingere mentre lei tira, appena arriva la contrazione. Mi sento una leonessa. Tre spinte. “E’ uscita la testa!” il mio compagno si mette a piangere di felicità, io la vedo...

E il mio mondo si ferma: quel momento è impresso nella mia mente e ogni volta che ci penso, piango di gioia ed emozione: la mia vita si ferma e riparte in quell'istante!”

Aspetto la contrazione seguente e spingo, escono le spalle e Walter piange subito! Sta bene? Sì sta bene! Chiedo se può tagliare il cordone il papà, ma mi dicono che ai nati con ventosa purtroppo devono tagliare subito e lo sistemano nella postazione al mio fianco dove la pediatra lo visita. Nasce alle 21.43. Dopo 10 minuti infiniti, il verdetto: apgar 9 e me lo danno finalmente in braccio. Lui mi guarda e mi sorride, io sono sicura che mi ha sorriso in quell'istante: “mamma ce l'abbiamo fatta!!” Ed io piango di gioia, non riesco a smettere di dire grazie, grazie a lui, a me stessa, al mio compagno per avermi sostenuta, alle ostetriche, a tutto il team. Grazie, grazie della forza che mille mamme e più mi hanno dato con i loro pensieri che ho sentito vicino a noi. Grazie. Ce l’abbiamo fatta! IO CE L’HO FATTA! Mi sento ubriaca, onnipotente! Ho il mio bambino tra le braccia, lo posso toccare, accarezzare, annusare...Sono felice, immensamente felice, le parole non bastano a esprimere la forza incredibile che ho sentito! Grazie! 

 

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