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Veneto - Vicenza - Osp. San Bortolo - Il VBAC di R.F.

E’ venerdì 9 maggio, sono a 40+5 e sono stanca di aspettare, ho già fatto 2 tracciati, domattina ho il terzo, poi l'ospedale per protocollo mi vorrebbe ricoverare per l'induzione, ma io non intendo andare, so che induzione = più probabilità di TC. Ieri ho perso il tappo, ma non lo dico a nessuno per non scatenare un pressing che già adesso fatico a tenere sotto controllo e che mi innervosisce, lo sa solo V., ho bisogno di condividere la notizia con qualcuno che so che più di altri capisce cosa sto provando. A parte questo però, più di qualche doloretto mestruale sporadico ancora non sento e non so più che fare, scale, pulizie, sollevamento pesi del nano grande, iniezioni di prostaglandine naturali. Arianna non è ancora pronta; per scaramanzia la mattina vado a sistemarmi i capelli e a farmi la ceretta, sia mai che questo funzioni!

La giornata corre normale, poi finalmente a cena, alle 19.00 in punto, ecco un crampo più forte tanto che mio marito lo nota: "tutto ok?" mi chiede; io lo tranquillizzo e prendo nota mentalmente dell'ora. Continuo le solite faccende, e noto che i crampi tornano, sono ogni 15 minuti di orologio e durano 30 secondi precisi. Passano 2 ore, scrivo a V., "cosa ne pensi?", "sono prodromi ancora, potrebbero fermarsi", "ok, finché non sono da 5 a 3 minuti non mi muovo! ho solo paura che mi parlino di sofferenza", dice ancora "se il battito è tra 110 e 160 va bene, ricordati questo". Intanto ripasso gli appunti che mi hanno dato al corso preparto all’Ass. M.L., non si sa mai che mi facciano una domanda e non sono preparata. 

Intorno alle 21.30 chiamano i miei ma non riesco a rispondere al telefono, devo piegarmi e respirare, le contrazioni sono più forti, più vicine e più lunghe, li richiamo e dico a mio papà di cominciare a prepararsi la borsa, che probabilmente dovranno dormire da me (l'uomo si congela e mi passa mia mamma). Metto a letto la bimba, e mi sdraio sul divano, voglio vedere se si fermano o se stanno arrivando quelle giuste! Mio marito intanto rientra da un impegno, e mi vede carponi sul pavimento e viene subito a coccolarmi, poi realizza cosa sta succedendo e comincia a fibrillare, mi cronometra: alle 23.00 sono ogni 5 minuti e durano 40 secondi ma ogni tanto ne arriva una più breve. Chiude la borsa, carica l'auto, arrivano i miei e arriva mezzanotte: le contrazioni non sono ancora perfette ma fanno male, temporeggio, passeggio per casa e chiacchiero con mia mamma (mio papà nel frattempo si è proprio ibernato). Arriva l'una, e finalmente sono ogni 3 minuti da quasi un'ora, contrazioni ‘svizzere’. Non posso più stare a casa, ho bisogno di vocalizzare ma a quest'ora sveglio bimba e vicini, partiamo e in 20 minuti siamo in ospedale. Sono felice, sta succedendo, sono in travaglio ed è di notte, come desideravo! 

In pronto soccorso mi visitano, e sono solo di 1 cm, ma l'ostetrica mi rassicura: hai fatto bene a venire, sono vicine e regolari. Faccio il tracciato e poi mi portano in sala travaglio, e finalmente posso rilassarmi e vocalizzare, siamo soli, luci soffuse, peccato per il tracciato, che mi tocca tenere, ma faccio abbassare il volume. Mi godo ogni momento, ogni dolore, ogni respiro, lo sto facendo anch'io! Dopo 3 ore che mi sembrano volare l'ostetrica mi porta in sala parto e lì finalmente c'è la macchina per ctg con fili lunghi, la sala è bellissima, semi buia, silenziosa, sto bene. Mio marito mi aiuta un sacco, mi prepara l'apermus ogni 15 minuti, mi passa l'acqua, mi sostiene nella posizione a rana, le due ostetriche che si avvicendano sono dolcissime, discrete, mi lasciano fare, una mi chiede anche con chi ho fatto il corso preparto, perché, dice, "sei brava" (F. merito anche tuo). Wow! io mi sento una grande. Il tempo passa, le contrazioni mi lasciano sempre più senza fiato, ad un certo punto perdo un po' il contatto con il mondo esterno, chiudo gli occhi e mi concentro solo su me stessa e sul mio corpo, non sento e non vedo più nient'altro, mi muovo, vocalizzo, e tra una contrazione e l'altra, il sonno, i ricordi iniziano a sfumare, non ricordo quando, mi mettono il ctg wireless, me ne rendo conto ad un tratto perché sono lontanissima dal tappetino che ho usato prima. Questo idillio dura (per me) fino alle 9.00. Poi arriva la ginecologa. Mi vuol visitare e io la prima cosa che dico è che non voglio che mi faccia niente, scollamenti o rotture, senza dirmelo. Lei mi visita, mi dice che sono "solo" 5 cm e mi dice "Signora, intendiamoci, non siamo qui per medicalizzare il parto ma ovvio che su una precesarizzata dobbiamo andare con i piedi di piombo". Se ne va e dice che tornerà fra un'ora per controllare. Alle 10.00 passate torna, sono a 7 cm "ma la bambina ha mostrato segni di sofferenza". Mi si rizzano i capelli, quando? quanto? Io non mi son resa conto di niente. La ginecologa mi dice che i battiti durante alcune contrazioni sono scesi a 80. Mi si gela il sangue. Respiro, rifletto, guardo mio marito che con un cenno mi conferma e chiedo: "ok che cosa vuole fare?”. Mi risponde che la dilatazione procede bene ma lenta, intende rompere le acque, perché la testolina non scende, probabilmente perché il sacco fa da tappo e le fontanelle non sono dove si aspetterebbe di trovarle. Chiedo: "c'è il rischio che il cordone prolassi?". L'ostetrica e la ginecologa mi tranquillizzano: "no tranquilla, non succederà". Acconsento, mi rompono le acque. Sono verdi (tinte 3 scoprirò alla dimissione) e mi viene ancora più freddo. Ma la ginecologa tutto sommato è tranquilla, mi dice vediamo in un'ora cosa succede, altrimenti, tentiamo con un'induzione. OK, non ha parlato di cesareo, sono già più serena. Scendo dal letto e resto in piedi, sperando che questa posizione aiuti la dilatazione più della posizione carponi, torno a riconcentrarmi sulle contrazioni, ma quella che arriva adesso è come un'onda di piena, mi travolge e crollo letteralmente, mio marito mi prende appena in tempo per le spalle, il dolore è fortissimo (è perché mi hanno rotto le acque, riesco a pensare), poi urlo e vomito. 

Da questo momento in poi i miei ricordi sono solo dei flash e quello che manca me lo ha aggiunto mio marito: non ricordo come sono tornata sul lettino, non avevo più forza di stare nella posizione a rana né in piedi, sono rimasta carponi per un po', poi un'ostetrica (un'altra ancora oltre a quella che mi sta seguendo) chiede se può visitarmi, mi dice anche di non spaventarmi se vedo un po' di persone quando mi giro. Ma io vedo una cuffietta verde e nient'altro, il dolore di un'altra contrazione mi occupa tutto il corpo e la testa. Guardo l'ora, le 11.30, un attimo di scoramento mi pervade: ecco, sono pronti per il cesareo. Invece no, la ginecologa comincia a dirmi "Rossella, adesso comincia a spingere" e io ritrovo se non la forza fisica, sicuramente quella mentale. Non vogliono ancora tagliarmi, sono lì per prudenza! Non so quando, è arrivata anche la mia ginecologa, mio marito dice che l'hanno chiamata, sento che mi incoraggia, "dai Rossella" io ogni contrazione urlo, con una voce che non riconosco, mi sembra di non essere quella sul lettino. Mi chiedono perché urlo, se sento le spinte, ma no, non sento e non ho mai sentito nessun bisogno di spingere, solo un gran dolore alla pancia. So che la posizione litotomica di sicuro non aiuta, ma non ho più la forza per girarmi, mi suggeriscono di farlo, ma non ce la faccio più, e ad un certo punto lo urlo anche, non mi sento più le forze. Allora mi aiutano a girarmi sul fianco, mio marito mi alza e tiene una gamba, e mi aiuta con la respirazione, mi mettono l'ossigeno e mi dicono quando e come spingere. Infine la ginecologa mi avvisa che userà la kiwi e mi dice forza che stai per vedere la tua bambina! Al primo colpo si sfila, al secondo esce la testa, la sento, il dolore è allucinante, ma tutti mi incoraggiano, "forza ce l'hai fatta!", all'ultima spinta esce il corpo e la sento, la sento passare, sento il calore del cordone appoggiato alla coscia, il calore dei liquidi, sento la mia bimba urlare e finalmente mi rilasso. 

Ce l'ho fatta, ce l'abbiamo fatta, io, la mia bimba, mio marito. 

Purtroppo non possiamo fare il pelle a pelle per via della sofferenza (alla dimissione, anticipata di un giorno per mia richiesta, scopro che l'Apgar è 6-8-8) ma me la danno in braccio un paio di minuti, (con la prima non avevo neppure potuto carezzarla) e riesco ad annusarla e baciarla. Piango di felicità, poi la portano in incubatrice per precauzione, la potrò riabbracciare dopo circa 4 ore. A distanza di settimane, mio marito mi ha confidato che l'anestesista non era disponibile subito, altrimenti sarei stata di nuovo operata. Mi ha detto che le ginecologhe si scambiavano sguardi preoccupati e ha visto che facevano il segno come per dire che la testolina non era posizionata giusta. La ginecologa mentre mi ricuciva mi ha detto che il fatto che io non abbia mai chiesto di farmi il tc l'ha motivata a continuare. 

Non sarà stato il parto naturale dei sogni, forse ho anche rischiato, lo scoprirò, magari, con la cartella clinica, ma per me è stata un'esperienza strabiliante! 

In bocca al VBAC a tutte.

 

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