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Veneto - Oderzo - Osp. Civile - Il VBAC di Pamela Piai

Visto che oggi devo rimanere in ospedale con Jacopo in fototerapia x l'ittero provo a mettere giù il racconto dell'incontro col mio piccolo! 

Si parte da venerdì mattina, porto all'asilo Simone e non trovo persona che non mi dica che mi vede gonfia. Passa la giornata come il solito e sto bene. Verso le 19.00 comincio ad avere dei fastidi tipo ciclo. Vado in bagno e vedo muco striato. Ok penso al tappo, ho qualche contrazione ma nulla più, dico al marito che si tenga pronto che per me ci siamo! 
Verso le 21.00 comincio ad avere contrazioni regolari ogni 8 minuti. Poi, alle 22.00 sento stock, acque rotte, un fiume in piena chiaro. Provo a stare a casa ancora un po' ma vedo uscire del sangue, quindi decido di andare all'ospedale. 
Il monitoraggio è più piatto della pianura padana e qui ho un dubbio sulle registrazioni perche le contrazioni c'erano e non si vedevano. Boh. Mi visitano e sono previa al dito, viste le acque rotte e il tampone rettale positivo (si, lo so, l'ho detto perché mi sono fatta prendere dalla paura) mi ricoverano.
Poi mi fanno l'antibiotico e mi danno la camera, dicendomi che mio marito poteva andare a casa tanto non ero in travaglio. Era mezzanotte e per evitare qualsiasi cosa mi butto sotto la doccia. Invece di calmare le cose le contrazioni diventano più forti, più intense, prendo l'asciugamano e lo butto sul piatto doccia, mi metto in ginocchio con le mani sulle piastrelle e sto li. Non so quanto tempo sono rimasta li ma quando esco, riesco a vestirmi a malapena. 

Non volevo andare in sala parto, avevo paura di capire che tutto quello che avevo fatto non era servito e che magari ero ancora indietro nella dilatazione. Provo a camminare e arrivo alle sedie dove mi appoggio. In piedi con le mani sul seggiolino ero ormai in preda ad uno stato mistico. Ad un certo punto sento il bisogno di urlare e due infermiere mi prendono in giro perché ero messa come un tavolino. Provo a vedere se i dolori diminuivano stendendomi sul letto. 

Un'ostetrica mi sente lamentarmi ed entra. Ero sul fianco con le gambe aperte. Mi dice: ‘senti spingere sotto?’, in verità io sentivo solo che le gambe non riuscivano a stare vicine. Mi dice: ‘per me sono spinte quelle’. Provo ad andare in sala parto con lei ma a metà corridoio le gambe mi abbandonano. In sedia a rotelle arrivo in sala parto. Mi visitano ed ero a dilatazione completa erano le 02.10 ed ero li senza marito nè nulla. 

Comincio a spingere e chiamo tra una spinta e l'altra mio marito che era a casa a dormire e aveva mandato via mia mamma! Passo mezz'ora con gli occhi chiusi con la sola ostetrica che mi parla e mi dice di rilassarmi. Ho tenuto perennemente gli occhi chiusi durante le spinte e avevo paura di partorire da sola. Finalmente mezz'ora dopo arriva Ale e alle 02.56 nasce Jacopo. 

Ricordo solo la voglia che uscisse la testa e la sensazione strana poi di vederla fuori e sentire il suo corpo che si muoveva ancora dentro di me. Alla fine ho partorito sul letto, diventato sedia, con l'ostetrica davanti che mai mi ha toccato ma mi ha guidato dicendomi cosa fare con il respiro. Ho avuto una piccola lacerazione e una decina di punti perché ho spinto al di fuori della contrazione. 

È stato tutto fantastico che lo rifarei 1000 volte. Soprattutto perché mi sono gestita oltre ogni immaginazione. Ora so, sono convinta che il mio punto di forza sia stato stare fuori dalla sala parto per tutto il tempo.

 

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