Joomla 3.2 Template by Justhost Complaints

Toscana - Montepulciano - Osp. Riuniti della Valdichiana - Il VBA2C di Valentina Bontempi

E’ domenica 2 marzo, sto in cantina nella casa nuova a vedere come sistemare alcune cose, sono giorni che ho contrazioni prodromiche, ma sono sempre molto irregolari, alle 17.30 ne ho una molto forte e abbastanza lunga, infatti devo fermarmi e riprendere fiato. Torno a casa e ne ho più o meno una ogni mezz’ora, mi dico “Cavolo che dolore! Forse ci siamo!”, ma il fatto che sono così distanziate non mi convince, mi metto a letto, ma superata la mezzanotte iniziano ad essere più ravvicinate e più dolorose, intorno alle 5.30 sono ogni 6/7 minuti e con il mio compagno decidiamo di avviarci dato che l’ospedale dista circa un’ora e venti. Esco di casa dispiaciuta guardando le mie figlie dormire e che non posso salutare come vorrei.

Alle 8 arriviamo e c’è di turno V., un’ostetrica che ho conosciuto in uno dei gruppi VBAC e grazie alla quale sono venuta a conoscenza di questo ospedale provbac. 
Il collo dell’utero è morbidissimo e raccorciato e sono a 2 cm, decidono per il ricovero (vista la distanza da casa) con la promessa del primario che se il giorno dopo non è cambiato nulla mi rimandano a casa.
Pomeriggio e notte sono lì da sola e le contrazioni sono poche, addirittura uno dei monitoraggi risulta piatto, mi scoraggio tantissimo, ho perdite rosa e perdo anche il tappo, quindi il martedì mattina non vengo dimessa alla visita perché sono a 3 cm. Piango. Le contrazioni non ci sono più...nemmeno mezza. Mi mancano le mie bambine, mi manca la mia casa. Martedì pomeriggio mi addormento e faccio una lunga tirata fin all’ora di cena, erano mesi che non dormivo più così bene, sono più serena, farà la notte V. Alle 22 riprendono le contrazioni, le segno su un foglio, non ho nient’altro da fare e non riesco a dormire, V. mi dice di chiamarla nel caso dovessero ravvicinarsi molto e che se arrivo a 4 cm mi porta giù in sala parto.

Cammino lungo il corridoio, le contrazioni fanno un male cane, mi tolgono il fiato, mi fanno irrigidire, sono ogni 2/3 minuti, chiamo V. che mi visita e mi dice che sono a 4 cm ed è ora di andare giù. Mi fa preparare un paio di mutande pulite per me e un asciugamano e il cappellino per la bimba, sono emozionata e mentre li prendo mi trema la mano. Una volta scesa in sala parto chiamo il mio compagno e mentre l’aspetto ce ne stiamo sole solette io e l’ostetrica a chiacchierare, le contrazioni sono molto ravvicinate e dolorose, quando arrivano irrigidisco le gambe, non riesco a sopportarle, lei mi dice di abbandonarmi a loro e che la mia bimba sta venendo da me, alle 3 arriva il mio compagno e sono a 5 cm. Continuiamo ad aspettare noi tre soli chiusi in sala parto.
E’ l’alba del 5 Marzo, sono ormai a 6 cm abbondanti e comincio ad essere veramente sofferente, il dolore mi distrugge, sono in piedi davanti alla finestra e vedo il sole sorgere nella vallata in cui si trova l’ospedale, guardo questo magnifico paesaggio che si colora e penso tra le lacrime di dolore che sta nascendo un nuovo giorno, il giorno in cui mia figlia verrà al mondo. Comincia a rallentare la dilatazione, ci metto tanto ad aumentare di un solo cm, sono stanca, stanchissima, l’ostetrica rimane anche per il turno della mattina solo per me, mi fanno un po’ di agopuntura e riesco a dormire mezz’oretta, è mezzogiorno passato e sono a 7 cm abbondanti, arriva il primario che decide che è ora di rompere le acque per velocizzare il tutto e decidono di mettermi anche 8 gocce di ossitocina per regolarizzare e rendere più efficaci e incisive le contrazioni.

Non voglio, ho paura dell’ossitocina, ma alla fine cedo credendo che forse potrebbe essermi di aiuto. Purtroppo V. deve andare via perché dopo due turni attaccati non può seguire il parto, mi incoraggia e mi lascia con un’ostetrica molto giovane ma dolcissima: L. Dopo l’infusione dell’ossitocina le contrazioni si susseguono una dopo l’altra, sono a 8 cm, il dolore è a livelli insopportabili, non mi da tregua, sono sudatissima, piango, sento che mi sto spaccando letteralmente in due. Urlo. Urlo che non ce la faccio. Urlo e non riconosco la mia voce. Il mio compagno mi stringe forte la mano, mi aiuta a respirare, mi dice che se ce l’ho fatta fino a lì non posso mollare ad un passo dal traguardo e continua a ripetermi “sì che ce la fai”. Sento che devo spingere e mi portano in un’altra stanza, non ce la faccio nemmeno a camminare, sono in un bagno di sudore, il mondo intorno a me comincia a distorcersi, sento solo che devo spingere, non ce la faccio a trattenermi, vorrei stare accovacciata ma sono troppo stanca e le gambe non mi tengono più e quindi mi sdraio.

Spingo, spingo, spingo. Urlo a mia figlia di uscire, ad ogni spinta prego che sia l’ultima. Sento qualcosa di enorme aprirmi completamente e rimanere come incastrato nella vagina, l’ostetrica mi dice che è la testa, che sono brava e che alla prossima spinta abbraccerò mia figlia, urlo che non voglio episiotomia e lei mi rassicura che non serve. Sta tornando...la sento salire ed è irrefrenabile...spingo con tutta la forza che ho dentro e qualcosa sguscia fuori, via da me e dal mio corpo. Eccola. Sul mio petto. Calda scivolosa e urlante.

Non so ancora come ti chiamerai ma sei Amore e rivincita, una sensazione di potenza e di riscatto che è un balsamo per l’anima, tuo padre sorride e mi bacia e io sento la pace avvolgermi. 

Così il 5 marzo nasceva Federica, 3.220 kg per 50 cm con un Apgar 9/10, lacerazione spontanea di secondo grado, dopo due ore di pelle a pelle ho fatto pipì, ho camminato e sono andata con le mie gambe ad abbracciare le mie figlie e mia madre, dopo ho cenato. A distanza di due mesi ancora mi sembra impossibile che ce l’abbia fatta, che dopo due cesarei ho fatto nascere la mia bambina come meritava...il mio utero ce l’ha fatta, non ha perso un colpo, è qualcosa di straordinario! 

Ringrazio voi che mi avete accompagnato durante il viaggio e dato le informazioni giuste e la determinazione necessaria a realizzare questo incredibile desiderio.

Ringrazio l’ospedale e soprattutto V. che durante il travaglio è stata come una mamma e un’amica, mi ha messo a mio agio, mi sembrava di essere a casa non in una struttura sanitaria. Ringrazio il mio compagno che è stato la mia roccia indistruttibile, mi ha aiutato a non mollare quando ho vacillato. E un po’ ringrazio anche me stessa perchè superando paure e insicurezze sono rinata e diventata una nuova Valentina. GRAZIE.

 

Tutte le informazioni contenute nel sito www.vbac.it non devono considerarsi come sostitutive del consulto medico.
Gli autori e gli amministratori del sito, pur impegnandosi ad aggiornare continuamente le informazioni contenute nel sito, non garantiscono né si assumono alcuna responsabilità circa la loro completezza e/o accuratezza; pertanto nessuna persona direttamente o indirettamente legata al sito (titolari, autori, copywriter, pubblicatori, moderatori e utenti del forum) potrà mai essere ritenuto responsabile, a nessun titolo, di eventuali danni e/o inconvenienti provocati dall'uso o dall'abuso delle informazioni in esso contenute. Il titolare del sito non controlla e non è responsabile delle informazioni contenute nei siti collegati e, pertanto, non potrà mai essere ritenuto responsabile di eventuali danni e/o inconvenienti provocati dall'uso o dall'abuso di tali informazioni.
Il titolare e gli amministratori del sito non controllano e non sono responsabili del contenuto delle informazioni e dei contributi inviati dagli utenti nelle sezioni aperte ed interattive (forum, area racconti), pertanto nessuno di loro potrà mai essere ritenuto responsabile di eventuali danni e/o inconvenienti derivanti dall'uso o abuso di tali informazioni e contributi.