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Emilia Romagna - Rimini - Osp. Infermi - Il VBAC di Elena Jane

Il racconto originale di questa mamma blogger si trova sul suo blog

http://www.theyummymom.com/2014/08/il-mio-parto-vbac.html

 

Ci sono donne che hanno travagli lampo, altre che partoriscono senza nemmeno accorgersene e altre ancora che sostengono di non aver provato il minimo dolore. 

Ecco io non rientro in nessuna di queste categorie.

Le prime avvisaglie che qualcosa iniziava a muoversi sono arrivate alle 17.30 del 22 luglio. Ero con Martin e stavamo bevendo un cappuccino al bar: contrazioni dolorose, ogni 15/20 minuti che sono andate avanti tutta la sera. Alle 22.30 ho chiamato la mia ostetrica che dopo un'oretta è arrivata a casa a visitarmi: dilatazione a due centimetri, collo ancora “indietro”. Alle 4.00 di mattina siamo andati tutti in ospedale: lì mi hanno fatto il tracciato e mi hanno lasciato un po’ in corridoio ad attaccarmi ai muri. Nel frattempo è cambiato il turno, sono arrivati tutti i parti programmati e una ginecologa, dopo avermi visitata, ha deciso che c’era ancora tempo e mi ha rimandata a casa (o forse non c'erano stanze e doveva aspettare le dimissioni della giornata?). A casa ho provato a riposare ma senza risultato. 
Intanto le contrazioni diventavano sempre più frequenti e dopo aver rantolato un po' sul letto mi sono buttata sotto la doccia. Alle 11.00 non ce la facevo più, ho richiamato la mia ostetrica che nel frattempo aveva assistito ad un altro parto (arrivato dopo di me e finito prima!) e mi ha detto di tornare in ospedale. In ospedale il primo tentativo per sbloccare la situazione (invariata dalle 22 del giorno prima) è stato la vasca: ma anche qui niente di fatto. Intanto si erano fatte le 15.00 del pomeriggio, così ho chiesto l’epidurale, almeno per riposare un po', e fortunatamente mi hanno detto subito di sì: dovevo solo aspettare l’anestesista visto che c’era un'altra partoriente prima di me. 
Dopo soli due minuti sono arrivati due ragazzi che sembravano usciti da un film di Muccino, di verde vestiti, e ho intuito fossero gli anestesisti. “Abbiamo sentito le urla fino in fondo al corridoio della sala parto, abbiamo deciso di venire prima da lei. Ma noi ci conosciamo?” Mi dice uno. "Mi auguro di no" rispondo. Mi hanno dovuta tenere ferma in tre ma alla fine, quando quel cocktail di oppiacei ha fatto effetto, sono state le tre ore più belle di tutto il travaglio. E sono riuscita anche a dormire un po'. 
Finalmente, grazie all’effetto rilassante dell'analgesia, la dilatazione è aumentata, ma dopo tre ore è arrivato un altro ginecologo, tipo dr. House, che ha iniziato a dire che quelle contrazioni non erano regolari, che il piccolo era ruotato male quindi non riusciva a scendere e che bisognava fare qualcosa. Così mi ha fatto una manovra, tipo hard fisting, per farlo ruotare.

Il confine tra quello che succede in sala parto e una sessione di bondage estremo è davvero molto labile.  

Poi è stata la volta dell’ossitocina, perché, sempre secondo dr. House, le contrazioni non erano efficaci. “Ma non aumenta il rischio di rottura dell’utero l’ossitocina?” “Sì ma è più probabile che lei venga tamponata in auto”. In realtà iniziavo ad essere molto spaventata. Tutti mi rassicuravano e sostenevano dicendo che stava andando tutto bene, io però iniziavo ad aver paura che la situazione precipitasse da un momento all'altro. Da dove sarebbe uscito Leon, dalla pancia o dalla vagina, a me non fregava molto, a me interessava avere una ripresa veloce e l'altra volta con il cesareo le prime settimane erano state terrificanti. E poi un cesareo ripetuto ha più rischi (soprattutto per la madre) rispetto ad un parto spontaneo, quindi la scelta di un VBAC mi sembrava la più ragionevole sotto diversi aspetti. Ma non mi aspettavo fosse così lungo. E comunque un parto naturale è davvero un salto nel vuoto e non sai mai come può procedere e finire. 
La mia lucidità mentale passava dal grado di epidurale presente nel mio corpo. L’analgesia era comunque leggera visto che per tutto il travaglio potevo muovermi, camminare, fare gli squat e tutta una serie di posizioni da Kamasutra con le ostetriche, tutte super simpatiche e gentili. Quando l’effetto della peridurale scemava iniziavo a fare cose strane: ho dato un morso a Martin, poi gli ho tirato un pugno (e un’ostetrica mi ha anche sgridato, ma voglio dire, avrò le mie buone ragioni per picchiare il mio compagno!). Ad un certo punto, quando ero a 7 cm di dilatazione, ho iniziato a dire che volevo il cesareo, che mi chiudessero le tube e che andassero tutti a farsi un giro. Evidentemente l’epidurale non faceva più molto effetto.  

Poi c’è stato l'ennesimo cambio (ore 21.00) di turno ed è arrivata una ginecologa che assomigliava alla mia prof di italiano del liceo che dopo avermi visitata ha proferito: “E’ a dilatazione completa, anche volendo non riusciremo a farle un cesareo, sta nascendo”. Io stavo per risponderle “non è vero” quando ho sentito improvvisamente una contrazione ancora più forte accompagnata dall’impulso irrefrenabile di spingere. Mi sono messa prima a carponi sul lettino, poi ho chiesto uno sgabello. Mi sono messa sullo sgabello e lì ho capito che era la mia posizione. Mi sono guardata intorno: le infermiere avevano abbassato le luci della sala e stavano preparavano il necessario per Leon, davanti a me un’ostetrica con un visino angelico stava sistemando un telino per terra per accoglierlo. Martin che mi sorreggeva da dietro era commosso ed emozionato. Ho guardato i battiti del monitoraggio: era tutto a posto, tutto pronto, mancavano solo le mie spinte. Ho apprezzato tanto che in questa fase espulsiva nessuno mi abbia più toccata, maneggiata o addirittura tagliata. Ero io da sola sul mio sgabello. Dopo un paio di spinte ho sentito uscire la testa, che è rimasta qualche secondo lì in attesa di un'altra contrazione. Martin dietro di me piangeva commosso. La mia ostetrica e la biondina mi incitavano, così ho raccolto le ultime energie - che proprio non credevo di avere - ho dato una gran spinta e Leon è scivolato fuori, bianco, sporco, con quel cordone ombelicale alieno e perfetto.

Martin ha tagliato il cordone. Io guardavo Leon incredula. Questo è stato il momento più romantico di tutto il parto. 

Perché subito dopo, quando volevano darmelo in braccio io ho detto "no, no, datelo al papà" e per fortuna perché subito dopo ho iniziato a vomitare.   

 

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