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Veneto - Vicenza - Osp. San Bortolo - Il VBAC di Silvia Ventanni

Nelle settimane che precedono la nascita di Leonardo avverto ogni giorno contrazioni che poi nella notte svaniscono, ma ogni volta che ne arriva una spero sempre che sia quella che porta l’inizio del travaglio. Ma non è così, bisogna attendere, Leonardo non è ancora pronto e forse non lo sono nemmeno io.
Arrivano le 40 settimane: primo tracciato, tutto nella norma, mi visitano, collo posteriore e morbido, pervio al dito, testina respingibile, liquido un po’ al limite. Un po’ era quello che mi aspettavo, non perdo però la fiducia nel mio corpo ed attendo.
40+3 secondo tracciato, niente visita e questo mi fa stare tranquilla, meglio non sapere. Qualche contrazione e battito regolare: andiamo avanti, anche se il caldo e l’attesa iniziano a stancarmi.

Arriva domenica 28 Luglio, una giornata strana, sono tesa, mi agito per niente. Arianna, la primogenita, fa degli insoliti capricci, giornata storta anche per lei, penso, o forse sente che qualcosa sta per cambiare. La giornata passa, mi accorgo che ho più contrazioni del solito, ma non m’illudo. Non dico niente a nessuno. È sera, metto a nanna Arianna e dopo aver guardato un po’ di TV con mio marito, anche lui se ne va a letto Io non riesco. Passata mezzanotte mi decido e vado a dormire. Verso l’una mi sveglio. Le contrazioni sono un po’ più forti di quelle sentite durante il giorno. Mi riaddormento, ma all'1.45 sono sveglia di nuovo…contrazione…nella mia mente mi dico “Ci siamo! Il viaggio è iniziato” ma penso anche, che molto probabilmente sarà lungo. Alle 2.15 circa altra contrazione, sento il bisogno di andare in bagno e scarico, torno a letto, mi riappisolo, ma non riesco a dormire bene. Decido di andare nella cameretta di Arianna, mi accoccolo vicino a lei nel letto, l’abbraccio e penso che quello sarà l’ultimo momento in cui la vedrò con suo fratello ancora dentro di me. La notte procede e le contrazioni si fanno più ravvicinate e intense, così decido di vedere quanto tempo passa tra una e l’altra, sono le 4.00 del mattino…8/10 minuti per una durata di 40/50 secondi…bene penso, così potrei andare avanti anche per ore. Ogni contrazione che arriva si fa più intensa di quella precedente. Respiro, la cavalco, salgo fino in cima per poi ritornare giù ed avere tregua.
Mi alzo dal letto, non riesco proprio più a starci: giro per casa e mi appoggio a quello che trovo quando ho la contrazione. Cerco di mangiare biscotti e bere un po’ di succo, serviranno energie, vado in bagno e scarico di nuovo. Sono sola con il mio bambino ed il mio corpo. Tutti dormono, tutto tace e questo mi dà pace e serenità. Verso le 4.45 mio marito si sveglia e mi chiede come sto, gli dico che ci siamo, che il nostro Leo sta per arrivare, ma gli dico anche di riposare perché va tutto bene e forse ci vorrà ancora un po’. Lui mi sorride e mi dice “Ce la farai!”.
Si va avanti, le contrazioni aumentano d’intensità e di frequenza, il mio Leonardo si muove bene. Voglio stare ancora un po’ a casa, non voglio avere fretta di andare in ospedale…aspetto. 
Verso le 6.30 ho contrazioni ogni 3-4 minuti. Rimetto quel poco che avevo mangiato. Decido di farmi una doccia. Sto un po’ in doccia, ma non sono comoda, mi giro e mi rigiro…sono le 7.30. Forse è il caso di partire! 

Non riesco a vestirmi, sono un attimo nel pallone, contrazioni forti, come tante volte le ho sentite descrivere, una cintura di fuoco intorno a fianchi e pelvi. Mi riprendo, mi vesto. Ale chiama mia mamma e partiamo. 
In macchina soffro, non riesco a gestire le contrazioni perché non posso muovermi più di tanto, non vedo l’ora di scendere. Mio marito, atleta con l’orologio tecnologico, mi annuncia che ho contrazioni ogni 2 minuti, ma io non ci bado proprio! 
Arriviamo in ospedale che non sono ancora le 9.00. Subito in pronto soccorso ginecologico: stranamente, penso in quel momento, le contrazioni rallentano e sono più sopportabili. 
Visita: collo appianato, in via di centralizzazione, dilatato di 4 cm e testina ben adagiata! Le ostetriche mi fanno i complimenti, ho lavorato bene. Nessuno mi parla o fa riferimento al pre-TC. Mi fanno solo un prelievo del sangue e mi mettono l’ago cannula, ma io so già che non servirà! Subito in sala parto. Trovo lì un’ostetrica con la quale avevo fatto un tracciato i giorni prima, avevamo parlato molto e c’era stata subito sintonia: sono felice che ci sia lei. Entriamo in una delle sale dove c’è anche un’allieva in ostetricia che ci attende. Stanza tranquilla, lunghe tende azzurre che mettono serenità, luce soffusa. Vasca, corda, spalliera, letto, sedia: bene ci siamo.

Mi spoglio e metto una grande canotta, mi attaccano il monitoraggio senza fili, il nostro Leo sta bene, sta lavorando bene per venire da noi. Mio marito è pallido, ma scherziamo e chiacchieriamo e di colpo le contrazioni tornano a farsi forti, potenti, tremende, ma belle. Io sto in piedi, non potrei stare in nessun altro modo, mi piego in avanti appoggiando le mani sulle ginocchia ad ogni contrazione, ormai quasi non mi danno respiro. Rompo il sacco e subito sento una grande voglia di spingere. L’ostetrica mi dice “Bene, quando ne senti il bisogno spingi tranquillamente!". Alessandro, guidato da lei, mi prende con le braccia sotto le ascelle, stiamo in piedi e ad ogni contrazione io mi accovaccio sorretta da lui che sta seduto dietro di me. Le due ostetriche, le mie “supportes”, stanno lì in ginocchio davanti a me, mi parlano dolcemente ma non mi toccano, con un specchio a terra controllano e ogni tanto, quando riesco, guardo anch’io. Spingo, non so quante volte, credo poche. Dalla sensazione di defecare passo ad un forte bruciore, ho mal, ma allo stesso tempo mi sento forte e potente!! Niente e nessuno può fermarmi. Quando sono in piedi mi appoggio ad Alessandro e ondeggiamo lentamente, respiriamo, poi giù accovacciata per un’altra spinta finché...eccolo, arriva, sono le 9.41 del 29 Luglio, sguscia fuori velocemente, prima la testina, poi il suo corpo ed è subito pace e gioia!! Tutto svanisce, il mio bimbo è nato, è nato da me come natura vuole. Piange, lo prendo in braccio, pelle contro pelle, ci annusiamo, ci guardiamo, dopo un po’ si attacca al seno, che sensazione meravigliosa! Ale dietro di me, mi accarezza e mi dice “Brava! Ce l’hai fatta!” ma io gli dico “Ce l’abbiamo fatta! Tu mi ha sorretto dal primo all’ultimo istante!”. 
Stiamo bene, il cordone verrà tagliato solo dopo il secondamento della placenta, che avverrà tre quarti d’ora dopo il parto circa. Lacerazione spontanea di primo grado, un paio di punti. Penso che ci sta. E’ stato tutto troppo forte e veloce, inarrestabile!

Tuttora non realizzo ciò che è accaduto, sono felice, ho assecondato la natura, il mio corpo e il mio bambino e loro non mi hanno tradita. Ho raccontato il mio parto a chi mi è venuto a trovare, con un gran sorriso e un grande orgoglio, sì perché sono orgogliosa di me stessa!

Una frase mi rimarrà impressa, detta dall’ostetrica che mi ha accompagnata, dopo aver partorito: “Silvia, sei splendente, tu avevi voglia di partorire e tuo figlio aveva voglia di nascere, gli avete regalato una nascita meravigliosa!” e in effetti è stato proprio così, avevo una voglia matta di partorire e lo rifarei tuttora. È stata l’esperienza più forte, sconvolgente ed incredibile che abbia mai provato.

Dedico questo racconto a tutte voi. A chi ha già avuto il suo VBAC e mi ha aiutata ad avere il mio, a chi ancora è in cammino per averlo, a chi lo sogna e anche a chi lo ha desiderato ma gli è sfuggito! 

Grazie 

 

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