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Campania - Napoli - Clinica Mediterranea - Il VBAC di Stefania D'Andrea

Il primo TC di Stefania è raccontato qui: 

Campania - Napoli - Osp. San Giovanni Bosco - Il TC di Stefania D'Andrea

 

Così la mia terza gravidanza è cominciata senza nessuna difficoltà, è proseguita magnificamente, ci siamo subito sentiti genitori, senza riserve, senza troppi (non che non ci fossero, ma erano molto contenuti) timori, con la consapevolezza che tutto sarebbe andato bene.

Durante tutta la gravidanza ho fatto pochi controlli ecografici, giusto quelli che mi garantivano un medico di supporto nel caso in cui (la prudenza non è mai troppa!) qualcosa ci avesse allontanati dal nostro tanto desiderato parto in casa.

A 40 settimane + 2 giorni, all'una e mezza di notte, perdo il tappo mucoso, dopo poco arriva la prima contrazione, pensavo di avere tutto il tempo per fare tante cose, invece, subito dopo 8 minuti ne arriva una seconda già molto intensa, già molto lunga. Nel giro di un'ora avevo contrazioni ogni 5 minuti, verso le 3 sveglio Dario, lui prima mi consiglia di provare a dormire, quando poi si rende conto della frequenza, della durata (1 minuto e più ciascuna) e dell'intensità delle contrazioni, mi consiglia di chiamare T. Aspetto ancora un po', ma alle 3 e mezza mi arrendo alle contrazioni ogni 3 minuti. Chiamo T. e in pochissimo è da noi. Nel frattempo Dario mi è accanto, Fiamma (nostra figlia) dorme serena, riempiamo la piscina, all'improvviso Dario si accorge che è bucata. Cavolo! Ed io che non vedevo l'ora di entrarci! Ok, rinunciamo: alle 5 del mattino è un po' complicato trovarne un'altra!
Dario e T. mi sono vicini e mi danno il loro supporto, si sveglia anche mia madre, bene. Mi faccio l'ennesima doccia ma ormai niente mi dà più sollievo. Ad un certo punto, non so che ora fosse, sento il bisogno di spingere, spingo, spingo, spingo ma sento qualcosa che ostacola, non mi preoccupo, ma alla richiesta di T. di visitarmi acconsento. La testa è ancora molto alta. Continuo a spingere, non posso farne a meno. 

Ad un certo punto T. mi dice che il battito stenta a riprendere dopo la contrazione ed è più prudente se andiamo in ospedale. Non voglio andarci ma mi guardo intorno e vedo i visi di tutti in apprensione. Mi decido, ok, andiamo. Non so come farò a stare in auto ma devo farcela. Salgo dietro e mi aggrappo al poggiatesta del sedile di guida. Continuo a spingere, le spinte sono incontrollabili, non posso fermarle, ma nella mia testa c'è sempre l'idea che in ospedale non voglio andarci, non mi sento sicura, dovrò difendere mio figlio e me stessa da troppe persone, da troppe cose. Così lo stress e la paura fanno la loro parte, le contrazioni di diradano pur rimanendo ancora molto lunghe ed intense. 

Arriviamo in ospedale, mi portano subito in sala parto, mi fanno il "tracciato" mi chiedono di salire sul lettino. Si comincia! Non voglio stendermi, ho bisogno si stare in piedi! L'ostetrica (molto umana) mi guarda e mi chiede se sento il bisogno di spingere. Sono già due ore circa che spingo, ma lei non lo sapeva. Ok, allora devo visitarti, mi dice. Ok, salgo sul lettino (per fortuna di quelli super con schienale reclinabile, snodabili e regolabili in ogni dove). Mi visita e dice: ”Stefania ci siamo quasi, stai partorendo la "sacca" ma ci sei quasi.”

Il pediatra e il ginecologo le dicono di rompere la sacca, lei aspetta, io apprezzo molto questo mettersi dalla nostra parte, questo andare contro la fretta dei medici. Nel frattempo le contrazioni sono ancora diminuite, vanno sempre più diradandosi nel tempo, a causa del mio stato d'animo: ero in ospedale e non avrei dovuto essere lì, ero delusa dal non essere a casa, ero furiosa con gli eventi che mi avevano condotta in quel posto tra gente che non conoscevo e che mi metteva fretta, gente da cui dovevo difendermi (e credetemi la realtà ospedaliera nella quale mi sono ritrovata non era poi così male rispetto a molte altre).

Tra varie spinte e vocalizzi sento il ginecologo ordinare di farmi "un po' di lidocaina". Lo guardo dritto negli occhi e lo fulmino col mio sguardo e la mia determinazione: "IO L'EPISIOTOMIA NON LA VOGLIO!!!". Il medico mi guarda interdetto, non se lo aspettava, l'ho spiazzato. Sento la solidarietà dell'ostetrica che mi sostiene, che asseconda le mie richieste prendendo tempo, in modo discreto, senza imporsi e senza contrastare verbalmente il medico. La sua solidarietà è tangibile, è una solidarietà tra donne, che non ha bisogno di parole. Le mie spinte continuano. 

Nel frattempo chiedo che venga fatto il taglio ritardato del cordone quando poi nascerà il mio cucciolo, sapevo che chiedere il lothus sarebbe stato troppo, ne avevo già discusso con un ginecologo di quella struttura e sapevo che non avrei potuto ottenerlo in quel contesto, non in maniera pacifica e nonostante fosse importante (fondamentale) per me, per il bene di mio figlio, non avevo la forza di combattere quella guerra in modo violento. 

Ad un certo punto l'ostetrica mi guarda come per dire: "non posso più aspettare, non posso contrastarli oltre, scusa" e comincia a disporre le cose per la rottura della "sacca" in modo che io possa abituarmi all'idea di quella forzatura. La rompe. Una spinta, due, la testa è uscita!!! Il medico mi ordina di spingere "fuori dal dolore". In quel momento penso: "Fossi matta!!! Non ci penso proprio!!! Fammi vivere in pace questo momento!!! E poi, non ho nessuna intenzione di lacerarmi per la tua fretta!!!". Poco dopo si arma di bisturi, l'ostetrica gli si mette fisicamente davanti, afferra la testa del mio piccolo Leon e durante la mia ultima spinta (FORZATA) lo tira fuori. E' nato!!! Olè!!! 

Devono aspirargli i liquidi, ovviamente, non ha avuto il tempo di eliminarli naturalmente durante il periodo espulsivo, quindi, mettono una pinza nelle mani di Dario. Dario taglia, non può far altro, ormai hanno già bloccato il flusso bimbo/placenta, non ha più senso aspettare. Prendono Leon e chiedono a Dario di seguirli, in questo sono stati umani, non ci hanno sottratto nostro figlio mettendolo nelle mani di estranei senza la presenza di almeno un genitore. Nel frattempo io sono lì, nelle mani del ginecologo che mi ricuce la lacerazione e dice: "Ha visto? Si è lacerata! Non era meglio un bel taglio netto?". Ed io: "No, non era meglio! Preferisco così! Le lacerazioni spontanee fanno meno danni del bisturi!". Ordina di somministrarmi l'ossitocina, io chiedo che non mi venga somministrata, a quel punto non ne può più e mi dice: "Almeno la parte medica la lasci a noi!". Ero stanca, ormai mio figlio era nato, non mi interessava altro, volevo solo che me lo portassero quanto prima per farlo attaccare al seno. Dopo poco eccoli tornare! 

Prendo Leon, lo poggio sul mio petto e lui comincia a cercare il seno, si attacca subito, ciuccia con vigore, è meraviglioso! Finalmente ci lasciano soli, ci lasciano in sala parto per due ore. Noi tre da soli! Ci guardiamo a vicenda tutti e tre e ci innamoriamo l'uno dell'altro, per la prima volta con Leon, per l'ennesima volta con Dario e poi loro due...è tutto bellissimo, peccato non ci sia anche Fiamma con noi, sarebbe perfetto, nonostante tutto.

Non è stato il parto dei miei sogni, non posso dire di sentirmi pienamente realizzata, ci sono state troppe interferenze, mi è stata messa troppa fretta ma nonostante tutto mi sento finalmente madre a 360°, finalmente so di essere capace di portare avanti una gravidanza senza "aiuti", so di saper partorire, so quanta forza riesco a tirare fuori per difendere mio figlio anche mentre sto partorendo. Alla prossima gravidanza andrà sicuramente meglio.

Chiedetevi cosa volete davvero e siate determinate nell'ottenerlo! Non sempre si ottiene tutto quello che ci si prefigge di ottenere ma bisogna lottare per avere sempre e comunque il massimo, per avvicinarsi quanto più possibile all'agognata meta. Bisogna lottare perché dobbiamo far capire ai medici che il parto è nostro! Non lasciamoci strumentalizzare da nessuno. 

Voglio a questo punto fare una piccola precisazione: mi è solo capitato il medico "sbagliato", ma la politica della struttura dove ho partorito è molto rispettosa della fisiologia del parto, della donna e del nascituro. Questo non deve incitare le future "VBACcatrici" a prediligere l'intramoenia, al contrario, dev'essere lo spunto per pretendere sempre il massimo, a prescindere dal medico che ci ritroviamo in sala parto!

 

 

 

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