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Quando il travaglio non parte

Nel momento in cui inizia la gravidanza siamo immediatamente immerse in un turbinio di numeri, datazioni e settimane ed è facile, man mano che si avvicina il momento del parto, farsi sopraffare dall’ansia e iniziare ad aspettare con sempre maggiore impazienza che il travaglio si avvii. Amici e parenti intorno a noi continuano spesso a farsi vivi in modo insistente e quando la fatidica data prevista del parto, le 40 settimane tonde, arriva e magari trascorre senza che nulla succeda molte donne iniziano a sentirsi “scadute”. 

In realtà bisogna tenere bene a mente che la gravidanza è considerata fisiologica fino a 42+0, mentre dopo questo termine viene definita protratta ma, se la donna lo desidera, può proseguire per qualche altro giorno, se va tutto bene e se si effettuano regolari controlli. 

Le induzioni farmacologiche che i protocolli ospedalieri offrono alle partorienti (a 41+3 o +5 o +6 a seconda delle strutture) sono solo delle proposte che l’ospedale è tenuto a fare ma che la donna può serenamente rifiutare, accettando di sottoporsi solo ai controlli dello stato di benessere fetale. Lo stesso discorso vale per lo scollamento delle membrane, un altro intervento che spesso viene effettuato (qualche volta anche senza chiedere il consenso e senza avvisare la donna) quando la gravidanza va oltre il termine, per tentare di smuovere la situazione. Questi interventi medici per innescare il travaglio in una donna non pronta si rivelano molto spesso inutili e hanno un’elevata probabilità di concludersi con un taglio cesareo. 

La pressione esercitata su una donna oltre termine è già normalmente elevata ma può diventare insostenibile se la donna è una precesarizzata che sta cercando di ottenere il suo desiderato VBAC. Quasi tutti gli ospedali pro VBAC infatti propongono di programmare comunque un taglio cesareo se il travaglio non si avvia entro una certa data. Questa data viene decisa arbitrariamente e senza basarsi su evidenze scientifiche e varia moltissimo fra le diverse strutture ospedaliere e fra le varie scuole di pensiero dei ginecologi: in alcuni ospedali impongono un taglio cesareo a 39 settimane, in altri a 40 settimane o a 41. Accettare che ci venga programmato un cesareo, anche se abbiamo l’intenzione di non presentarci, è una scelta rischiosa perché la data fatidica rischia di diventare una sorta di spada di Damocle nella mente della donna, un punto di non ritorno avvicinandosi al quale l’ansia sale, l’adrenalina anche e il travaglio stenta ancora di più ad avviarsi spontaneamente. Rifiutare di programmare un cesareo a priori è una decisione coraggiosa, che spesso va presa andando contro al parere di molti, ma che lascia la donna libera di guardare con fiducia al termine della propria gravidanza, senza condizionamenti esterni.

Un’altra sostanziale differenza di trattamento che subiscono le precesarizzate è la difficoltà ad accedere a qualunque tipo di induzione del travaglio. Nella maggior parte delle strutture pro VBAC non viene offerto alcun tipo di induzione alle precesarizzate, che al massimo possono ottenere uno scollamento delle membrane se presentano quel minimo di dilatazione del collo uterino tale da permetterlo. 

Le induzioni farmacologiche infatti sono attualmente effettuate tramite prostaglandine o ossitocina sintetica: in letteratura è noto che la somministrazione di prostaglandine aumenta il rischio di rottura d’utero, anche nelle donne che non hanno mai subito un cesareo, nonché il rischio che si verifichi una sofferenza fetale tale da condurre ad un cesareo d’urgenza. Per questo motivo le precesarizzate non vengono quasi mai indotte con prostaglandine, ma in alcuni ospedali possono essere indotte con basse dosi di ossitocina. Negli ospedali più aggiornati viene anche proposta alle precesarizzate l’induzione meccanica col catetere di Foley, anch’essa praticabile solo qualora ci sia già una certa dilatazione del collo uterino. 

Tutte queste difficoltà fanno sì che molte precesarizzate arrivate a termine o oltre termine cerchino rimedi naturali e privi di controindicazioni per avviare il travaglio. Bisogna però tenere bene a mente che il travaglio parte quando il bambino è pronto e quando la sinergia madre-figlio è completa. Nessuno dei rimedi qui di seguito elencati è in grado di far partire il travaglio in una donna che non è pronta, anzi molto spesso nemmeno le induzioni farmacologiche effettuate in ospedale ci riescono se non è il momento. I suggerimenti riportati possono essere utili per favorire le condizioni scatenanti e aiutare la donna a prepararsi al parto sia fisicamente che mentalmente, anche solo prendendosi cura di se stessa e del proprio bambino.

Considerando che l’ossitocina è l’ormone che gioca il ruolo fondamentale nel travaglio, e che tale ormone si produce durante tutte le attività che prevedono un piacevole contatto fisico, ne consegue che tutte le attività di questo tipo sono utili ad innalzare i livelli sanguigni di ossitocina. Ci sono poi alcuni rimedi erboristici, fitoterapici o omeopatici che possono risultare utili per molte donne, nonché tecniche di massaggio, di digitopressione o di agopuntura da poter tentare. Infine ci sono i classici “rimedi della nonna”, più o meno sensati e scientificamente provati ma che vale sempre la pena tentare come possibile aiuto senza effetti collaterali. 

Attività che producono ossitocina

  • Attività sessuale: l’orgasmo produce ossitocina e utili contrazioni uterine, in più il liquido seminale contiene basse dosi di prostaglandine naturali, che si pensa possano esercitare una blanda azione di ammorbidimento del collo dell’utero.
  • Stimolazione dei capezzoli: si può fare con le mani, con panni caldi, con il tiralatte o con l'aiuto del partner. Questa stimolazione, sebbene possa sembrare un metodo insolito e forse un po’ imbarazzante, può essere davvero utile anche durante il travaglio per velocizzare la dilatazione.

 

Rimedi di medicina alternativa e erboristeria

  • Apermus è un rimedio omeopatico in granuli composto da Caulophyllum thalictroides, Cimicifuga e Pulsatilla, utile per la preparazione al parto naturale. Come per tutti i rimedi omeopatici la sua efficacia è controversa, ma è sicuramente privo di effetti collaterali. Si inizia ad assumerlo fra la 32esima e la 35esima settimana di gravidanza e si prosegue fino al momento del parto, il dosaggio è di 10 globuli 3 volte al giorno, sciolti in bocca. Durante il travaglio attivo si può assumerne 5 globuli ogni 15 minuti. I rimedi che compongono l'Apermus, nonché altri rimedi omeopatici vari, possono ovviamente essere assunti anche singolarmente e con dosaggi e posologie diverse, seguendo le indicazioni del proprio medico omeopata.
  • L'infuso di foglie di lampone è raccomandato come tonico uterino e alcune ostetriche lo usano per aiutare il travaglio. Si prepara mettendo due cucchiaini di foglie di lampone in una tazza di acqua bollente e lasciandoli in infusione per 15 minuti. Ne puoi bere due o tre tazze al giorno negli ultimi 3 mesi di gravidanza.
  • L'infuso di foglie di caprifoglio invece è da bere durante il travaglio per calmare i dolori, una tazza ogni 2 ore. Si prepara lasciando 10 gr di foglie secche in un litro di acqua bollente per 10 minuti. 
  • Anche l'infuso di salvia aiuta a ridurre i dolori del parto ma va assunto negli ultimi due mesi di gravidanza e non in travaglio. Si prepara lasciando 30 foglie in infusione in acqua bollente per 10 minuti e se ne può bere una tazza dopo i pasti principali.
  • L'olio di enotera (EPO) agisce come le prostaglandine, ammorbidendo e appianando il collo dell'utero e aiutando il bambino ad incanalarsi precocemente nelle pelvi: il posizionamento precoce della testa del bambino favorisce la dilatazione e può velocizzare il travaglio. Inoltre aumenta la flessibilità dei legamenti pelvici ed è quindi consigliato per donne con pelvi al limite della norma. Va assunto nelle ultime 4 settimane di gravidanza: 500 mg al giorno nella prima settimana (36esima) e 2000 mg al giorno nelle settimane successive. 
  • Digitopressione (vedi file in Documenti scaricabili).
  • Agopuntura.

 

Rimedi “della nonna”

  • Mangia cioccolato e datteri.
  • Lava il pavimento in ginocchio: i movimenti circolari e la posizione dovrebbero essere molto utili.
  • Fai un bagno caldo, entra a 38 gradi e aumenta progressivamente la temperatura. Se sei nervosa metti una goccia di olio di lavanda nell’acqua. Uscendo dalla vasca aspetta di avere un brivido prima di asciugarti.
  • Rilassati, ridi e vai al cinema a vedere un film comico. Se sei nervosa produci adrenalina e l'adrenalina inibisce la produzione di ossitocina.
  • Cammina, meglio in montagna o su terreni irregolari. Ballare e far ruotare i fianchi possono aiutare il bambino a scendere e incanalarsi, spingendo cosi sul collo dell'utero e aiutando la sua dilatazione. Può anche essere utile scendere le scale di lato.
  • Massaggiati la pancia con movimenti circolari (massaggi energici, non carezze), parla con il bambino, incoraggialo ad uscire, visualizza il tuo corpo, il tuo utero, incoraggialo ad aprirsi.
  • Come rimedio estremo e da utilizzare con estrema cautela c'è l’olio di ricino. E’ il purgante per eccellenza e sembra che gli spasmi che provoca allo stomaco e all'intestino aiutino l'utero a mettersi in moto. Ovviamente non è l'olio di ricino che innesca il travaglio, ma si pensa che assumerlo possa dare un piccolo aiuto qualora il travaglio sia già lì lì per iniziare spontaneamente. Il dosaggio è di 40 ml, si può mescolare con un succo di frutta per camuffarne il sapore e si consiglia di prenderlo nel tardo pomeriggio, in modo da essere a casa tranquille quando inizierà l’effetto (circa 4 ore dopo). L’olio di ricino è da considerare un rimedio estremo, una sorta di ultima carta da giocare appena prima di essere sottoposta a induzione chimica o taglio cesareo.
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